venerdì 2 settembre 2016

Girando intorno a "Ferriera" di Pia Valentinis (Coconino Press)



Poco prima di trovare in una biblioteca della mia zona (e poi leggere, qualche ora dopo) la graphic novel di Pia Valentinis “Ferriera” (Coconino Press) stavo seduto in un bar a bere un caffè e ascoltavo a distanza una decina di operaie e operai miei coetanei discutere di lavoro, agenzie interinali (si erano ritrovati proprio perché tutti dovevano andare in un'agenzia), cassa integrazione, capi reparto, ritmi infernali, caldo, turni, voucher, paghe da fame, scioperi, infortuni, telai, torni, catene di montaggio, fonderia.
Tanti Porco Dio, Dio Cane, birre, grappini.
Scarpe anti-infortunistiche ai piedi.
Qualcuno indossava una mezza tuta blu.
Praticamente tutti tatuati.
Tutti incazzati.
 Le donne soprattutto. 
Ciò che mi ha più colpito di quel gruppo di operai erano i loro volti stravolti. Stanchissimi. Accaldati. Tutti avevano le occhiaie. Tutti avevano grandi mani. Anche le donne. Mani da metalmeccanico si dice dalle mie parti. Un paio di loro tanto erano stanchi che si sono addormentati sulla sedia.
Erano corpi, voci, occhi pieni di rassegnazione, senso di sconfitta, delusione, vuoto, totale assenza di speranza nel futuro. 

Poi sono tornato nella casa dove sono cresciuto e ho letto seduto sul cesso questa storia operaia che racconta di un padre che vive l'immigrazione in Australia, la dura vita nella Ferriera di Trieste, gli scioperi, le lotte  per affermare la propria dignità, i sogni per la figlia, la malattia provocata dal lavoro e poi sono uscito sul balcone e ho guardato verso le case costruite al posto della fabbrica dove lavorava mia madre.
Case inguardabili che uno si chiede come si possano ancora costruire e vendere.
E più lontano ho visto i capannoni dell'Acciaiera chiusa e tanti tetti di capannoni dove un tempo si tesseva, si tingeva e dove oggi invece crescono erbacce o che sono stati riqualificati in attività che cambiano come cadono le foglie.
Se potessi volare vedrei oltre la collina anche la fabbrica dove mio padre per vent'anni è stato direttore.
Anche quella non esiste più.
Sono cresciuto giocando a scansare i camion che arrivavano e se ne andavano dalle fabbriche. I genitori dei miei compagni di classe erano in gran parte operai. Molti miei coetanei sono ancora oggi operai, elettricisti, montatori, muratori, tessitrici. Se fanno gli impiegati lo fanno in fabbrica.

Non m'interessano, almeno in questo frangente, discorsi ideologici, di qualunque colore sul lavoro (non amo il lavoro, non credo nel lavoro) ma negli ultimi anni, anche nella provincia da cui vengo, il lavoro è andato quasi scomparendo. Non perché non si lavori, anche se la crisi ha morso parecchio anche dalle mie parti, ma perché proprio il lavoro è sparito dai discorsi, non viene più vissuto come questione collettiva. Lo si nota anche per come viene vissuta questa crisi economica. Ci si vergogna quasi di parlare di lavoro. Di problemi sul lavoro. L'importante è lavorare. Anche se ti sfruttano. Tanto poi c'è il supermercato, il Super Enalotto, la famiglia, la troia, l'amante, lo spacciatore, il discount, il blockbuster, la cocaina, il calcio, Sky, la figa, la moschea, la chiesa, la grigliata, la birra, il partito, i social network, Presa Diretta, Report, le web cam, il ciclismo.

E allora anche se c'era tanta rassegnazione in quegli operai il fatto che dieci lavoratori fossero lì in un bar, in mezzo a sciure con la piega, il cagnolino col diamante, cinesi, professionisti, a parlare di lavoro, a imprecare contro alcuni stronzi imprenditori, faccendieri, imbroglioni facendone nome e cognome mandandoli a fanculo pubblicamente mi ha anche fatto respirare.

Poco prima che mi sedessi in quel bar, una parente, dopo avermi chiesto delle mie difficoltà lavorative, della mia depressione che picchia durissima, aveva sentenziato: “Il mondo è pieno di opportunità, sei tu la causa di tutti i tuoi problemi. Sei tu che ti sei rovinato la vita. Sei un inetto. La società non c'entra nulla.”

Avrei voluto tirarle un pugno.
Poi di pomeriggio il suo volto mi è tornato in mente e ho dovuto bere tre birre per cercare di cancellarlo.



2 commenti:

  1. https://www.youtube.com/watch?v=xVA76jAzdHg

    il mio preferito di sempre:
    https://www.youtube.com/watch?v=xC3WiEIKeoM

    i veneti sono grandi.
    d.

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    1. piace molto anche a me.
      insomma ho una veneta che vive con me.
      lo so bene.

      and

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