martedì 6 settembre 2016

Fuori dal mondo, Drieu, Brendan Lukens, Jennifer Champion

La maggior parte dei miei giorni mi sento completamente fuori dal mondo. Non mi dispiace. In fin dei conti è la mia natura. L'incontro con un certo genere di mondo mi crea disturbo, tendenzialmente tanto dolore. Gli strascichi me li porto dentro per anni e si sommano come strati di una torta. Ogni strato anni di dolore. Seduto in macchina con mio padre ho spento la mente ma le sue parole, i suoi discorsi, i loro discorsi continuavano a bussare, a infettarmi coi loro suoni, i loro odori.

M'allieto ascoltando Brendan Lukens e rileggendo il diario di Drieu:


"13 luglio 1940

Quanto a noi, non ci siamo stupiti. L'educazione di destra ci aveva trasmesso un senso della morte che non inganna. I nostri maestri, i pagani come i cristiani, ci avevano insegnato che la morte vaga senza posa intorno alla vita rigirando tra le mani il laccio fatale.
Joseph de Maistre, de Bonald, de Gobineau, d'Aurevilly e dopo di loro Nietzsche ci avevano messo davanti agli occhi la visione della morte. E così Pascal e san Paolo, Claudel e Bossuet. E altri ancora.
E anche Marx.
Non riuscivamo a capire la vostra illusione di vecchi superficiali e verbosi che pretendono di lasciare la morte fuori dalla porta, che hanno una fede superstiziosa nei poteri di una pillola e all'improvviso nella conversazione, per scongiurare il panico, fanno dei discorsi contro il sistema del mondo, scherniscono Dio e gli rimproverano l'esistenza del male e della morte.
Noi lo sapevamo che Atene non è durata molto, ma voi non volevate ammetterlo. Vi è venuta meno persino l'apparenza del cinismo, non avete nemmeno avuto la fierezza di volere che Atene perisse restando Atene fino all'ultimo. Certo avete permesso che Maurras fosse imprigionato in una delle vostre prigioni francesi da uno dei vostri maestri ebrei, ma il vostro scherno aveva un secondo fine e da ultimo avete confuso tutto in un'ipocrisia infame. Parlavate della patria, della famiglia, della santità della guerra, vi eravate procurati degli atteggiamenti spartani di accatto. I vostri ministri massoni andavano a chiamare gli arcivescovi perché salmodiassero alla radio gli ultimi piagnistei democratici.
Avete fatto una fine miseranda. Senza un bel gesto, senza un motto di spirito, senza nemmeno uno scherzo ben riuscito.
Nessun suicidio fra voi, nemmeno un tubetto di Dial-Ciba.
Nell'ultimo dei vostri, in Reynaud, tutti gli aspetti del ridicolo erano spinti fino all'esasperazione. Il getto di ergersi in tutta la propria modesta statura per il scimmiottare l'avversario, la testa vuota gettata all'indietro, il sorriso canzonatorio da monello che sfidi la maestà delle catastrofi. E la voce, mio Dio, quella voce alla radio, quella voce da avvocato di quart'ordine in corte d'Assise che ha imparato la modulazione da un ex-allievo di Conservatorio. Quella facile cadenza acquistata al reparto musica delle Galeries Lafayette (direzione Brader), quella cantilena monotona, quelle inflessioni che ricordano l'attore meridionale, il pedante appassionato di poesia e lo scroccone che tenta di apparire beneducato.
Il Daladier aveva l'aria di un valoroso. Eppure non lo era in nessun senso. Un debole tra i deboli. Un masochista perdutamente innamorato delle situazioni grottesche, capovolte, umilianti. Un trionfatore alla rovescia che ha ostentato per tutti gli Champs Elysées e fino ai piedi del Milite Ignoto il calcio ricevuto nel sedere.
L'uno rappresentava la vostra viltà e l'altro le vostre vanterie. Entrambi la vostra ignoranza delle leggi della Natura e dell'Uomo, il vostro ateismo da scemi del villaggio che confondono la Chiesa con la latrina.
Eravate devoti dell'ignoranza. Ignoravate la geografia e la storia, l'economia, la strategia, lo spirito delle leggi, il contratto sociale, la religione, la filosofia, la natura e Dio.
Politicanti formati dai maestri e dai professori della Sorbona, talvolta maestri o professori voi stessi, eravate inferiori a loro. Loro stessi talvolta si vergognavano di voi e avrebbero voluto non riconoscervi come figli. Per rinnegarvi, diventavano comunisti e invocavano l'ombra sommaria di Lenin.
Francesi ignari della Francia, vi rifugiavate in seno agli stranieri - che del resto vi erano altrettanto estranei dei pochi francesi ancora tali. Attendevate un progetto di vita o degli ordini dai samoiedi - o dai borsisti inglesi - dai bravi sindacalisti scandinavi - dagli ebrei del boulevard, da chiunque. Non riuscivate più a guardarvi allo specchio.
I docenti sono stati crocifissi nella persona di un docente, gli ispettori delle finanze nella persona di un ispettore delle finanze.
La repubblica dei professori è andata a fondo chiusa in un sacco insieme alla repubblica degli speculatori da quattro soldi, degli ebrei, dei massoni, dei prevaricatori. Tutte in quello stesso sacco dove erano vissute così bene insieme.
La repubblica è morta il 6 e il 9 febbraio 1934. In quei giorni, il sangue dei giovani borghesi e dei giovani operai ha offerto le sue primizie sull'altare della patria repubblicana e democratica, l'altare dell'89 già tante volte inondato di sangue.
In quei giorni la repubblica veneziana dei falsi complotti, degli assassini discreti e degli imbrogli polizieschi, ha ucciso o ridotto alla disperazione gli ultimi difensori possibili, quelli che volevano lavarla dalla lordura di cui era coperta da capo a piedi. Ha preferito passare loro Doumergue a mo' di supposta calmante e il Fronte popolare per confondere le carte." (pp. 254-256)

Da fuori del mondo....

Sogno spiagge cretesi e un proiettile ben piantato nella mia testa.


E in testa ho S - Jenn Ghetto - Jenn Champion:


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