sabato 3 settembre 2016

Adios Fidel, Manuale pratico di giornalismo disinformato, Lezioni di filosofia, Femen

Anche quando non lavoro tendo a svegliarmi alla solita ora. O comunque vicino all'ora in cui mi sveglio di solito. Stamattina alle 4 e 10 ero già sveglio e stavo per prepararmi un caffè. L'ho scritto pure a un'amica via messaggio. Una notte funestata da troppi incubi. Trascorro i giorni di riposo a leggere, camminare, cercare un angolo di lago non troppo frequentato dalla gente. Stamattina ero seduto su una panchina a leggere un libro, che poi sono riuscito a finire, e a iniziarne un altro paio. Fra una lettura e l'altra sono stato disturbato prima da un signore che ha cominciato a parlare al telefono e non ha più smesso e mi ha costretto ad alzarmi e cercare un'altra panchina e poi da una tizia che quando ha scorto un libro su Cuba di qualche tempo fa “Adios Fidel. Fede e dissenso nella Cuba dei Castro” di Lucia Capuzzi e Nello Scavo (Lindau, con introduzione di Guillermo “Coco” Farinas) 



ha scosso la testa al mio riguardo e l'ho scossa pure io, perché non ero proprio in vena di star lì a discutere con una trentenne probabilmente comunista e allora ho preso le mie cose e sono tornato a casa in preda all'ira perché il libro di Paolo Nori “Manuale pratico di di giornalismo disinformato” (Marcos y Marcos) 



mi aveva tranquillizzato e quietato tutta la tensione notturna e la fatica fisica che mi porto dietro dai giorni di lavoro. Così a casa ho cominciato a cucinare una pasta coi broccoli e a bere alcolici guardando fuori dalla finestra verso i palazzi vicini con le finestre aperte, le donne impegnate nei lavori di casa e una ragazza in reggiseno che si faceva la pedicure ai piedi e gettava unghie e pellicine giù dal balcone e mi ha fatto così schifo che le avrei lanciato un sasso per farla smettere.

Trascrivo il capitolo 10. “Una domanda”:

E in quel periodo lì avevano aperto, nell'atrio della stazione di Bologna, giravo molto in treno, io, avevano aperto le biglietterie nuove, che eran degli anni che ci lavoravano e io quando le avevo viste avevo pensato “Ma dài”, e mi dispiaceva, quasi, era tutto pulito, ordinato, coi numerini da prendere, sembrava di essere in posta e a me era venuta, d'un tratto, una specie di nostalgia del cantiere, eran degli anni, che c'era quel bel cantiere, che fretta avevano di aprire le biglietterie nuove?” (pag. 83)

che vale anche per me. 



C'era un terzo libro con me: “Lezioni di filosofia” di Simone Weil (Adelphi)

......



e un piccolo quadernino, piccolo, con una penna.

Nessun commento:

Posta un commento