mercoledì 3 agosto 2016

"Supernova" di Isabella Santacroce (Mondadori)


Ho trascorso un pomeriggio intero su "Supernova" di Isabella Santacroce (Mondadori) e l'ho finito con gli occhi gonfi di lacrime. Ho sentito sulla mia pelle i baci, i sorrisi, le carezze di Dorothy, Thomas, Divna. Ho respirato la mia infanzia perduta. La mia adolescenza fatta di sogni e purezza. Mi batteva forte il cuore mentre lo leggevo. Il dolore che mi esplodeva dentro. Il viso di mia madre davanti agli occhi. I miei morti. I miei amici e le mie amiche scomparse. "Destroy" comprato di ritorno da un'estate inglese. Ho bevuto tre birre guardando fuori verso la noia dei palazzi, i ragazzini con la sigaretta in mano nascosti dietro le siepi. Mi sono spogliato e mi sono messo sotto la doccia. A cantare. Sorridendo e piangendo.
Il dolore che non mi abbandona mai.
Grazie Isabella.

"La ricordo un pomeriggio cantare, mentre cercavo di dirle che volevo tagliarmi i capelli.
Ricordo che ho preso le forbici, e sono andato nella mia stanza.
Poco dopo, quando mi ha visto, continuando a cantare mi ha detto non stai bene così, sembri il Leone Codardo.
Se almeno mia zia fosse stata diversa, sarei corsa tra le sue braccia. Non potevo, era troppo devota a mia madre.
Curava la casa, stirava, cucinava, una serva, e con me era sempre impacciata, quasi fossi arrivata nella sua vita da poco, e non sapesse come trattarmi,
Di una cosa però la ringrazio, di avermi rincuorato.
Diceva che il mio volto, anche se insolito per una femmina, le ricordava quello di un angelo.
Mia madre, una cosa del genere,  non me l'ha mai detta." (pag. 20)

"Divna ha iniziato a ballare. Cantava noi siamo ragazzi in fiore, siamo fiori che sbocciano sempre.
Il suo corpo inarcato. Le braccia contro il soffitto, a sollevare un mondo scomparso.
Poi si è lasciata cadere su di noi, leggera. Ha detto non diventeremo mai vecchi. Rimarremo sempre così, perché ci hanno uccisi prima di farci crescere, ma siamo risorti. Ora siamo angeli, e rimarremo giovani, per sempre.

Era splendida la notte, il cielo sembrava una stanza infinita, la luna il suo lampadario, enorme.
E noi sue stelle inconsapevoli di esserne una sola, una grande stella, che sempre esplode.
Luminoso più di una galassia, il nostro cuore, era una supernova." (pag. 87)



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