domenica 7 agosto 2016

"Lo stile eroico. L'eroismo in Giappone" di Junyû Kitayama (Edizioni di Ar)


Sto leggendo molti libri ma ce n'è uno che è insieme potentissimo, delicato, suadente, emozionante, duro, elegante, sferzante, violento : “Lo stile eroico. L'eroismo in Giappone” di Junyu Kitayama (Edizioni di Ar, collano Sanno Kai, traduzione di Vittorio Penzo, note preliminari di Giuseppe FinO, con un intervento di Anna K. Valerio). Mi ricorda una persona. Silvia Valerio. 

Vi trascrivo l'introduzione.

“SPIRITO EROICO, QUOTIDIANITÀ E MORTE. 

Ogni atto eroico varca i confini del raziocinio, spezza la misura dell'ordine quotidiano e pone l'eroe nella sfera della terra di nessuno. L'eroe non conosce gli ostacoli dell'ordine sociale, e se li vedesse li oltrepasserebbe. La libertà d'azione è per lui la legge suprema che gli dà l'accesso a nuove leggi. Egli frange la quotidianità, le norme adeguate al non-eroico, all'uomo mediocre; poiché questi ama le comodità. All'eroe risulta estraneo ogni disagio che offusca la quotidianità, e se lo scorge lo supera.
Certo, l'uomo mediocre protegge la sua quotidianità. Per questi la felicità sta in quella durevole superficialità che, significandogli il luogo dell'anima, a lui dona tranquillità e pace. Spesso il suo desiderio di questa condizione diventa così acuto, da cercarne l'appagamento oltre la vita, nell'Aldilà. In lui la Sehnsucht sostituisce la realtà – la speranza presta a lui conforto.
Al contrario, l'eroe vive nell'impulso all'azione liberatoria, indipendentemente da successi terreni che gli garantiscono il benessere o gli esaudiscano i desideri quotidiani. Egli non prende misure di sicurezza. Le sue idee improvvise sono ardite, il suo modo di fare è travolgente. Egli non ha riguardo del mondo: il mondo, piuttosto, deve conformarsi a lui.
L'eroe non conosce né riconosce il confine tra la vita e la morte. La morte é la barriera dinanzi a cui la vita si ferma. Essa trattiene l'uomo dal trapassare il mondo ordinario. La preoccupazione per il “tozzo di pane” è la causa di tutte le inibizioni e viltà, dalla quali discendono il percorso programmato e la forma indisturbata dell'esistenza. 
Non così l'eroe. Per lui l'orizzonte in cui la vita e la morte si toccano è impensabilmente più distante, sì da restargli invisibile, in lui la vita attraversa la morte e la oltrepassa. Lo spirito dell'eroe è l'antinomia esplosa. L'eroe nega non soltanto quel “tozzo di vita”, ma anche la morte. Col fatto di aspirare al temuto trapasso dalla vita alla morte, egli si dà per spacciato – beninteso, in senso ordinario -, e poiché è capace di farlo con piena coscienza, ogni audacia gli appartiene. Proprio nella esperienza della morte – non in quella della vita – sta il segreto dell'eroismo.
Nella storia del mondo non è il numero degli eroi a riuscire determinante. E nemmeno la differenza tra eroi piccoli ed eroi grandi. Questa differenza è soltanto un dato apparente. È errato, e significherebbe una degradazione dell'eroismo, il definire eroi coloro che osarono cose straordinarie per caso e per circostanze esterne. Certamente le loro opere sono spesso meritevoli di lode e ammirazione, ma non scaturiscono dalla “grandezza eroica”. L'autentico spirito eroico agisce solamente con la libera forza della decisione. Per questo le idee di tale spirito sono uniche, travolgenti e di effetto durevole sotto il profilo storico. La natura dello spirito eroico è caratterizzata dalle idee che esso sostine. Esistono scienziati dai tratti eroici, eroi di natura religiosa ed eroi guerrieri. A fondamento della eroicità nel suo complesso sta lo spirito indomito, capace di prendere le proprie decisioni, incurante della regolarità quotidinianità e della propria sicurezza personale.

L'EROISMO NELLA MITOLOGIA GIAPPONESE

La stirpe (Volk) giapponese non soltanto ha degli eroi, bensì essa è eroica. La storia del Giappone, vivente nel linguaggio popolare e nella letteratura, è una successione di biografie eroiche. Anche il mito genealogico, la base nella fede degli avi, è un mito eroico. L'eroismo è fattore fondamentale e principale della coscienza giapponese. Per ciò in Giappone l'eroismo non restò unicamente il segno distintivo di quegli uomini eletti, che attraverso i tempi splendono come lumi grandiosi o si elevano quali cime dalla pianura della stirpe: nel corso dei secoli, specie con il sorgere della Cavalleria, esso divenne elemento costitutivo della visione e dello stile di vita del popolo. Anche dalla prospettiva puramente storica, in Giappone non mancano le “grandi figure eroiche”. Già la mitologia ci narra di personaggi dalla caratteristiche eroiche. Il fratello più giovane della dea del sole (Amaterasu), il dio della della tempesta e del mare Susano-o, incarna un eroe dall'impavida volontà d'azione, l'eroe dell'intrepidezza. A causa del suo violento, la sorella lo bandì dalla luminosità della terra della pace nella oscurità del mondo infero. Egli, che era superiore a ogni afflizione, invocò persone come un bambino, promettendo un'autodisciplina che non riusciva alla sua natura indomabile, sicché dovette alfine avviarsi verso l'amara sorte. Strada facendo incontrò una coppia di vecchi coniugi, piangenti il destino della loro figlia che doveva essere sacrificata a un gigantesco serpente ottocefalo. Susano-o uccise il serpente e sposò la figlia liberata.
Azione violenta e indomabilità naturale, esilio e amore caratterizzano il destino di questa antichissima divinità eroica giapponese. Egli è il rappresentante dell'eroe guerriero. Di fronte a lui sta un'altra divinità, quale eroe di saggezza e virtù. Okuni Nushi (il capo supremo della grande terra) incontrò il vecchio eroe Susano-o con sua figlia e di lei si innamorò. Susano-o gli proibì ogni avvicinamento e per tormentare il giovane dio, ma anche per metterlo alla prova, lo cacciò in un covo di serpenti, e un'altra volta in un cavo di api, oppure lo mandò a cercare una freccia smarrita, appiccando il fuoco al campo quando l'eroe si avvicinava al luogo ove si trovava la freccia. Al giovane eroe fu ogni volta d'aiuto l'amore della figlia di Susano-o e la propria flessibile intelligenza. Infine il padre spietato non negò oltre la sua benedizione e Okumi Nushi poté sposare l'amata.
In quelle figure mitiche incontriamo le due forme arcaiche dell'eroismo di stampo giapponese: l'eroe dotato di forza di volontà e l'eroe dotato di ragionevolezza. La lotta tra le due divinità eroiche è anche simbolo della lotta tra volontà e spirito, tra potenza guerriera e potenza culturale. La conciliazione di queste forze viene significativamente suscitata dall'amore. Con ciò si ricompone la trinità – potenza, spirito e amore oppure volontà, saggezza e sensibilità.
La storia politica giapponese è ricca di eroi di guerra. Essi sono illustri generali, conquistatori, combattenti per l'Impero e valorosi cavalieri. Le loro caratteristiche consistono in coraggio sovraumano, alti ideali politici, grande valore combattivo, abnegazione, temperamento generoso.
Accanto a loro stanno gli eroi della lotta spirituale: fondatori di religioni, artisti , scienziati e scrittori, i cui nomi restano eternamente legati allo sviluppo spirituale del Giappone, quali portatori storici della Kultur giapponese. Operando in assoluta fedeltà allo scopo – elemento, questo, che contraddistingue tutti gli eroi -, dimostrando l'abnegazione e la forza di volontà con questo scopo connesse, “nessuna potenza al mondo, né ricchezze né onori potevano convincerli” ad abbandonare il loro proposito, come disse un filosofo cinese; poiché per essi ciò avrebbe significato umiliazione. Per essi lo spirito sovrastava le cose terrene, e solo a questa disposizione d'animo dobbiamo le grandi creazioni.”  (pp. 15-18)

3 commenti:

  1. Non trovi vi sia troppo moralismo in questo testo e, soprattutto, troppe prescrizioni.

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    1. Ciao, io sono da sempre scisso a metà quando leggo questo genere di libri, il Bushido, mi avvicino alla filosofia orientale, anche a Mishima. Da un lato mi sento inquadrato, oppresso da troppa disciplina, prescrizioni, rigidità, dall'altro mi sento completamente coinvolto, rasserenato, pieno di pace interiore. Caratterialmente sono così, credo di non poterne fare a meno perché è un continuo riflettere su messo stesso e sulla mia vita. Vivo costantemente questo dualismo. Credo che occuperei centinaia di pagine per spiegartelo.

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  2. Penso di aver compreso.

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