martedì 16 agosto 2016

Ieri, Elia Viviani, Silvia Valsecchi, San Rocco, Robert Brasillach

Ieri avrei preferito andare al lago, dormire, riposare, nuotare ma invece ho lavorato (in questo periodo i soldi comunque mi servono eccome), principalmente per colpa di questo film:


e la sera ero molto stanco ma fra una birra e del pane con formaggi non ho voluto assolutamente perdermi la prova finale dell'Omnium maschile alle Olimpiadi e tifare Elia Viviani. 


Io e mio padre c'eravamo giocati il suo nome ai mondiali di Richmond e io all'ultima Sanremo rischiando il tutto per tutto (puntiamo al massimo 5 euro). Alla sua vittoria ho gridato di gioia anche io. Mi si sono riempiti gli occhi di lacrime. Perché seguo Elia da tanto tempo, perché amo il ciclismo, perché del ciclismo su pista non parla mai nessuno, perché andare a vedere le corse su pista è un'esperienza unica, perché la pista mi ricorda mio nonno e mio zio. E tanto per parlare di pista, dal mio paese viene Silvia Valsecchi, una del quartetto che a Rio ha siglato il nuovo record italiano.


Oggi é poi la festa di San Rocco. La vera festa del mio paese natale. La festa di mia madre. Dei miei parenti. Quando non ero al mare ci ho passato i momenti più belli della mia infanzia. Quando eravamo al mare mia madre si metteva a cucinare la trippa e la portava in spiaggia. Camminando tornando dal lavoro ricordo quanto mia madre fosse felice a San Rocco. A San Rocco e a Natale il suo viso si illuminava di gioia. Io la guardavo, da piccolo, orgoglioso di lei e della sua straordinaria bellezza.


E pensando a mia madre trascrivo questi versi di Robert Brasillach che facevano parte dell'omelia funebre che avrei voluto leggere il giorno del suo funerale e che invece non lessi per non disturbare i presenti:

"E voi, ultimi arrivati,
Amici dei giorni peggiori,
Prigionieri rinchiusi dalle sbarre,
Custodite le mie ultime ore di condannato
Custodite il freddo e il fastidio: 
Per chi non avrà neanche questi
Essi sono dei tesori.
Ed io l'ho conosciuti con voi.

Qualche ombra, qualche immagine
Ha ancora diritto a qualche briciola:
Affrettiamoci quindi nella spartizione
Prima che si compia il destino.
Tutti coloro, uomini o donne,
Che sono entrati nel mio cammino
Possono nella notte lucente
Aspettare il mattino con me.

Per tutti loro avevo mani traboccanti:
Esse ora sono vuote
Dei ricordi più lontani
E del passato più commovente.
Non conservo da portare
Al di là della vita terrena,
Lontano dai piaceri umani,
Che quelle che furono le mie amicizie,

Solo ciò che non mi si può strappare.
L'amore e il gusto della terra,
Il nome di quelli che vengono
Nel mio cuore nelle notti tristi;
Gli anni della mia felicità,
La fiducia dei miei fratelli,
E sempre il pensiero dell'onore
E l'immagine di mia madre. "      22 gennaio 1945.

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