sabato 9 luglio 2016

Syd, The Piper at the Gates of Dawn, David Markson


"The Piper at the Gates of Dawn" è uno dei dischi fondamentali della mia vita. Dentro questo disco c'è Syd, c'è una cassetta scritta a mano, ci sono D., E., R., D. M., c'è un'Audi che mi arriva a prendere sotto casa guidata da D., ci sono i miei incubi, i miei sogni lisergici, il mio dolore, i miei quaderni pieni di appunti ........ Ci sono io che un giorno infilo il cd nello stereo della macchina e appena sento partire Astronomy Domine scoppio a piangere e devo smettere di guidare e parcheggio in una piazzola di sosta e spengo lo stereo.
Erano anni che non riuscivo a compire quel gesto.
Resto lì per un'ora fino a che un camionista mi bussa al finestrino chiedendo se va tutto bene.
No, non va tutto bene.

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Mi ha emozionato. Così come altrettanto emozionante è il saggio di David Foster Wallace.

"Se non fosse che, ora che ho preso questa decisione, mi sono resa conto che non mi è rimasto molto altro di cui scrivere.
In particolar modo se persino scrivere di argomenti innocui quali gli animali domestici finisce per farmi pensare alla meningite, per esempio. O al cancro.
O comunque sia per farmi sentire come mi sentivo.
Per cui, ciò che ho capito quasi contemporaneamente, di fatto, è che forse dovrei ricominciare da campo e scrivere qualcosa di completamente diverso.
Come per esempio un romanzo.
Per quanto forse queste ultime frasi contengano delle implicazioni che non intendevo sollevare.
Ovvero che chi scrive romanzi li scrive solo quando ha pochissimo altro da scrivere.
Indubbiamente molte persone che scrivono romanzi prendono il proprio lavoro molto sul serio.
Sebbene quando dico scrive o prendono, in realtà dovrei dire ha scritto o hanno preso, naturalmente.
Be', ci siamo capiti, insomma.
Comunque sia, mentre Dostoevskij scriveva di Rainer Maria Raskol'nikov sicuramente prendeva Rainer Maria Raskol'nikov molto sul serio.
O come Lawrence d'Arabia sicuramente ha fatto mentre scriveva di Don Chisciotte.
E pensate anche solo a quante persone nella vita hanno creduto che i castelli di Damasco fossero solo un modo di dire, per esempio.
Tuttavia subito dopo ho capito che scrivere un romanzo non sarebbe stata comunque la soluzione.
Non quando, per lo meno, si presume che il proprio romanzo parli di persone, ovviamente." (pag. 257)

Lettura da abbinare sicuramente a:


(qui)



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quando sento le casalinghe, le bravi madre del cazzo pettegole, infide, cafone starnazzare in cortile coi rispettivi mariti del cazzo mi sale una tale voglia di violenza che mi sento esplodere la testa....e alla fine mi limito solo a chiudere le finestre e a soffrire in silenzio....

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