mercoledì 6 luglio 2016

Crescendo sentendomi dare della femminuccia/frocio ------------ The Hotelier

Sono cresciuto sentendomi dire che ero una femminuccia. Che facevo giochi da frocio. Che stavo troppo con le ragazze. Che non sapevo fare nodi. Che non avevo i muscoli sulle braccia e non ce li ho nemmeno adesso i muscoli sulle braccia, oddio ce li ho, ma non come i maschioni che ci sono in giro. Vitelli, li chiamava una mia amica. Sono negato per i lavori fisici. Ma li ho imparati crescendo. Ma mi fanno sempre schifo. Curare le piante, invece mi fa star male. Uno dei pochi successi della mia vita è stato quello di non far morire la beaucarnea che mi hanno regalato l'anno scorso. Cresce, vive, prolifera. Quando la guardo mi emoziono. Ci parlo con lei. Ci leggo vicino. In questi giorni trascorro tanto, troppo tempo accanto a quel genere di maschi. Muratori, imbianchini, elettricisti, posatori di moquette, piastrellisti, architetti. Talvolta devo dare loro una mano. E mi pesa molto. So benissimo che la vita è strana e fra quegli uomini che vanno dai 16 ai 60 anni di età si incroceranno storie di ogni genere. Lo so ma non percepisco nessuna affinità, solidarietà. Niente di niente. Non mi piace il cameratismo che si sviluppa fra maschi. Mi ha sempre annoiato. Trascorrere anche solo cinque minuti con queste persone che mi squadrano il fisico minuto, le mie ossa, la mia timidezza mi pesa tantissimo. Ieri poi ho sentito distintamente un tizio darmi del frocio. Ci vuole poco. Mi viene voglia di farmi esplodere in mezzo a tutti. Poi alla fine me ne frego. Ho la mia vita. Il mio corpo. I  miei pensieri. Le persone che amo. Ma questa sporcizia fisica e mentale si toglie solo con l'ammoniaca. Con i diserbanti. 
Donne, uomini, omosessuali, lesbiche, transgender sono accomunati dalla stessa merda mentale umana.
Torno a casa, leggo questo bell'articolo di Paolo Nori: "Le prime tredici righe di Anna Karenina".
E ascolto con furia, sempre e solo questi due album:


(qui)


(qui)

9 commenti:

  1. Andrea non ti conosco, ma riconosco...jean claude.

    RispondiElimina
  2. Mai ho amato i lavoratori, questi gretti uomini dalle mani grevi, dalle braccia robuste e la pancia pronunciata, come ho sempre odiato il lavoro fisico in generale e mai sono stato portato per le cose pratiche(mia madre me lo ripete come una cantilena da quando ho memoria), essendo cresciuto in campagna ho imparato soprattutto a curare le piante con cui sono abbastanza bravo, ma quasi mai ho aiutato nelle cose più pesanti tipo rimettere o tagliare la legna, smontare macchine,usare attrezzi, caricare o scaricare cose e simili, e sempre da certe persone sono stato guardato come un alieno mentre suonavo pianoforte o chitarra, o mentre leggevo e scrivevo... Ora sono nel bel mezzo di un trasloco e sono circondato anch'io spesso da beceri lavoratori, ma non appena sento aria da "dare una mano" mi paro il culo, ormai ho imparato, dicendo che a loro li pago e a me non paga nessuno, quindi che se la sbrigassero senza di me... Mai nessuno però mi ha dato del frocio, forse perchè sono sempre stato con ragazze molto carine e ho sempre avuto un discreto successo e facilità di conversazione con il sesso debole, cosa che dà fastidio ai beceri, o forse perchè ho molti amici malavitosi che mi hanno sempre tenuto come fossi un fratellino... Non conoscevo The Hotelier, mi ricordano un pò i nostrani Gazebo Penguins, ma non sono un gran intenditore di emo-core, sono rimasto agli At the drive in che ascoltavo molto qualche anno fà... Andrea e Jean Claude aristocraticamente vi saluto. Stefano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Stefano, la stessa repulsione me la danno gli impiegati che escono dai loro uffici per la pausa pranzo. Quando vado a milano da mia sorella e cammino per le zone del centro con queste formiche del cazzo che mi stanno attorno mi sento malissimo in egual modo. E potrei andare avanti per molte altre categorie. Per dirti, detesto parecchio i medici. Sensazioni migliori me le danno chessò, gli spazzini, i ferrovieri con le loro divise o gli impiegati della posta svizzera impeccabili nelle loro divise. E pensare che io svolgo praticamente lavori fisici per campare. Campare nel vero senso del termine.
      un abbraccio
      andrea

      Elimina
    2. Si, di categorie detestabili ce ne sarebbero un infinità, impiegati, banchieri, professori e medici sopra tutti... Anch'io, per dei periodi ho svolto lavori fisici per alzare qualche soldino, ma più che altro cose non tecniche e che riguardavano solo fare sforzi senza ragionare... Alla fine non è il lavoro che fai, ma il modo di porsi e di essere che fà la differenza, le persone di cultura sono spesso peggio dei lavoratori... In periodi come il nostro, ma forse è sempre stato così, tutta l'umanità intesa come umani troppo umani sarebbe da detestare, avevo una felpa di una band grind-core su cui c'era scritto "misantropo a senso unico", ecco a volte è questo un sentimento giustificabile, altre volte si sente il bisogno di trovare qualcuno con cui potersi liberamente esprimere e poter condividere qualcosa di noi,una persona che ci legga con piacere i nostri libri preferiti, qualcuno che abbia la nostra stessa sensibilità,anche per le stronzate,che si emozioni per le stesse inquadrature o per le stesse canzoni, ma è difficile, molto, nell'era della "societè du spectacle" e dei "sozial" antisociali,dell'indifferenziata marmaglia e dei relativismo smart per tutti... Stefano.

      Elimina
  3. Voglio spiegarmi meglio per non essere frainteso, in alcun modo ce l'ho con una determinata fascia o categoria sociale, e conosco molto bene il significato della parola "sacrificio" e della parola "necessità", ma il mio disprezzo è soprattutto per chi pensa che il lavoro in sè, il moderno lavoro salariato nobiliti la persona, che faccia dell'uomo una persona migliore se sì va "a guadagnar da vivere" e si integra nella catena di montaggio, il mio disprezzo è per coloro che vivono per lavorare, che si vantano di essere dei gran lavoratori e via di questo passo... Ovvio che qui io intendo il lavoro moderno, non quello che nel medioevo per esempio era il giusto approdo di una competenza, di una vocazione che attraverso un iniziazione artigiana completava la propria persona... Il 1 maggio sarebbe da abolire per me, la considero la festa della schiavitù, fanno bene gli anarchici a festeggiare la festa del non-lavoro, sono più coerenti con le loro idee... Del resto anche nelle sacre scritture il lavoro è posto come punizione frutto della caduta dell'uomo dall'eden originario dove il lavoro non era contemplato, ma questa è un altra storia...Stefano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. la penso come te Stefano. il lavoro moderno non dà dignità all'essere umano, anzi lo imprigiona. la retorica della fatica mi disgusta e come te so benissimo cosa significa la parola sacrificio visto che è una vita che faccio sacrifici. non ce l'ho nemmeno io con una certa categoria sociale ma di sicuro detesto chi fa della propria professione un vanto, un modo di essere. personalmente, ci riflettevo ieri, incrociando la chiusura degli uffici, provo un profondo ribrezzo per le impiegate che si presentano sul lavoro come se stessero per partecipare a una sfilata di moda. discorso lungo e complesso. e come al solito (e non me ne rammarico) siamo una minoranza a pensarla in questo modo. Andrea

      Elimina
  4. No, infatti, il lavoro non nobilita proprio nessuno, tutt'al più mobilita. j.c.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. in questa fase della vita j.c. gradirei tanto un lungo periodo senza lavoro. per respirare e ripulirmi di scorie. il lavoro trasforma l'esistenza in una morte quotidiana. perenne.

      Elimina