martedì 5 luglio 2016

Cercando di riprendersi (Céline, The Neon Demon)




Giorni di assoluta inutilità. Nemmeno rilassarmi riesco. Niente tuffi. Camminate lungo le solite strade che finiscono solo per intristirmi. Sulla corda per il lavoro. Disponibilità immediata. Disponibilità spalmata. Impossibile far riposare il cervello. Mi porto dietro una tristezza infinita per aver trascorso una serata altrove, in Val Camonica. In compagnia di mio padre, mia sorella e dei suoi colleghi archeologi. Tanta solitudine dolorosa. Da un lato gli snob intellettuali con la puzza sotto al naso, che hanno studiato, che hanno visto il mondo, che la sanno lunga, che quando aprono bocca ti fanno sentire una merda e dall'altra la peggior gente di provincia, razzista, ignorante, cafona, urlante, schiumante alcolismo e carne e polenta e salame da tutti i pori. 
Sono stato così male in quel posto, in mezzo a quella gente che stavo per scoppiare a piangere davanti a tutti. Quando sono rientrato nel mio appartamento svizzero e ho potuto bere una birra in tutta tranquillità, mangiare del melone fresco, con la mia compagna sul divano a leggere, ho finalmente potuto respirare.

Leggo.
Piango in silenzio.






Badgastein, 22 o 23 luglio 1935

Caro Élie, 
Il guaio in ttuto questo è che non esiste il popolo nel senso preciso in cui l'intendete, non ci sono che degli sfruttatori e degli sfruttati e ogni sfruttato non chiede che di diventare sfruttatore. Non capisce altro. Il proletariato eroico egualitario non esiste. È un sogno vuoto. Una FAVOLETTA, e quindi l'inutilità, la scempiaggine assoluta nauseante di tutte queste fantasie imbecilli, da una parte il proletario in tuta blu, l'eroe di domani, e il crudele capitalista con la catena d'oro dall'altro. Sono letame, l'uno e l'altro. Il proletario è un borghese fallito. Niente di più, niente di meno. Niente di straordinario in questo, solo un piagnucolio viziato e furbo. È tutto. Un pretesto per congressi, prebende, paranoie...L'essenziale non cambia. Non ci si impegna mai, si bava nell'astratto. L'astratto  è facile, è il rifiugio di tutti i fannulloni. Chi non lavora è pieno di idee generali e generose. Ciò che è molto più difficile è di far rientrare l'astratto nel concreto.
Chiedete un po' voi a Bruegel e a Villon se avevano delle opinioni politiche?...
Mi vergogno di insistere su questi fatti evidenti...Mi guadagno da campare dall'età di 12 anni (dodici). Non ho visto le cose dal di fuori ma dal di dentro. Si vorrebbe farmi dimenticare quello che ho visto, quello che so, farmi dire quello che non dico, pensare al posto mio. Sarei già ricchissimo se avessi voluto rinnegare un po' le mie origini. Invece che giudicarmi dovrebbero piuttosto copiarmi che bavare queste banalità – tanto di scrittori scriverebbero infine delle cose leggibili....
La fuga verso l'astratto è la pigrizia stessa dell'artista. Il suo disertare. Il convegno la sua morte. La lusinga la sua catena, da dove essa venga. Io non voglio essere il primo fra gli uomini. Voglio essere il primo nel mio lavoro. Gli uomini li smerdo tutti, quello che dicono è privo di senso. Bisogna darsi interamente alla cosa in se, né al popolo, né al Credito Lionese, a nessuno.
Con molto affetto.
Louis F. Céline.”


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Visto.
Mi ha sorpreso in positivo.



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Leggo da qualche parte che uno dei personaggi peggiori e imbarazzanti comparsi sulla scena pubblica negli ultimi trent'anni, Antonio Di Pietro, andrà, forse a gestire qualcosa, zona Pedemontana. Non capisco come non ci si sia ancora sbarazzati di codesta persona.



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