giovedì 14 luglio 2016

Carlo

Ci sono giorni come questi. Con qualche linea di febbre a sorpresa. Che poi svanisce. Lasciando tanta stanchezza attaccata al corpo. Un giorno di commissioni. Di luoghi ameni. Di obblighi. Poi arriva un messaggio che mi dice che è morto mio zio Carletto. Era il marito di Angelina, la sorella della mia nonna paterna. Per vent'anni sono cresciuto indossando le camicie che confezionava lui. Era un camiciaio di qualità. Sapeva anche confezionarti delle scarpe fantastiche. Era soprattutto un uomo buono. Buonissimo. Così alto che quando mi issava sulle sue spalle io mi sentivo in paradiso. Fa parte di quel mondo di persone umili, sincere, oneste, gentili, educate delle quali ormai nessuno più osa parlare. Domani andrò a salutarlo. Morto anche lui in una sala rianimazione. Vedró parenti lontani. Tutti presenti al funerale di mia madre. E soprattutto vedrò mia zia Angelina. Una donna buonissima. La sosia di mia nonna. Ricorda tutto, mi disse mia nonna un giorno. Ricordo tutto. Ci provo nonna. Ma è un peso gigantesco. Quando morì mia nonna mio zio Carletto mi raccontò della prima volta che vide mia nonna. Mia nonna che aveva cresciuto tutti i suoi fratelli. Suo padre in sanatorio, la madre troppo timida per combattere contro le avversità. Ripensare a quel racconto mi fa piangere.


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