mercoledì 22 giugno 2016

"Uomini si diventa" di Michael Chabon (Rizzoli)


Leggere "Uomini si diventa" di Michael Chabon (Rizzoli, traduzione di Matteo Colombo) significa compiere un viaggio nella fantasia, nelle emozioni, in un tempo perduto che non smette mai di vivere dentro di me.

Alcuni estratti:

"Per quanto tragga una sensazione di forza e di sicurezza dalla scrittura e dalla mia vita di marito e padre, si tratta di occupazioni notoriamente soggette a infiniti intoppi, ed esposte senza sosta a imperfezioni, debolezze e insufficienze, specie nei confronti dei figli Un padre è un uomo che fallisce ogni giorno. A volte le cose funzionano: il tuo segnale luminoso viene ricevuto e decifrato, la tua canzone viene rifatta da un'altra band e si piazza dritta al numero 1, tuo figlio benedice il giorno in cui lo hai aiutato a disporre le sedie vuote del suo sogno destinato al fallimento, un ultimo disperato tentativo proietta la tua casa editrice e i suoi fumetti ai vertici dell'industria editoriale. Il successo, tuttavia, non attenua in alcun modo la consapevolezza che il fallimento è in agguato dietro a tutto ciò che fai. Ma tu lo hai da sempre saputo. Nessuno supera i dieci anni senza questa consapevolezza. Benvenuti nel club." (pp. 16-17)

"I bambini scrivono i propri manuali da soli, in un linguaggio nuovo, mescolando ciò che ricevono da noi con ciò che deriva dal particolare cablaggio delle loro menti. La potenza dei Lego si manifesta solo dopo che i modellini sono stati smontati o buttati, ancora incompiuti, in un cassetto. Ti metti lì con l'idea di costruire qualcosa e cominci a rovistare nel cassetto, o nel contenitore, alla ricerca di un certo mattoncino o assale, e i Lego prendono a circolare per il cassetto producendo un inconfondibile rumore. A volte non trovi il pezzo che stai cercando, ma l'occhio ti si posa su un ingranaggio o un cono trasparente arancione o un elmetto con le corna. Più volte, mentre giocavo ai Lego con i miei figli, ho ceduto all'incantesimo di quel vecchio, famigliare rumore. È il richiamo stesso della creatività, della mente inventiva all'opera: creare qualcosa di nuovo con ciò che ti è stato dato dalla tua cultura, ciò che sai che ti servirà per realizzare il lavoro, e ciò che incontrerai per caso lungo il cammino. Tutti i bambini - anche quelli buoni - hanno un tocco della follia di Sid, del creatore di ibridi e anomalie. I miei figli hanno usato i pezzi aerodinamici e affusolati di una dozzina di kit di Guerre Stellari, mescolati con fauci di dinosauri Lego, per inventarsi improbabili navicelle spaziali ben più commisurate di quelle di George Lucas ai misteri di altre galassie e civiltà aliene. Hanno dotato gli omini Lego ispirati ai manga di pinne Lego da ittiosauro. Quand'era ancora molto piccolo, Abraham si divertiva a mettere un costume fluorescente da fantasma  Lego, tipo lenzuolo, su una minifigura verde di Goblin, per poi piazzarlo su un cavallo sioux, armato di spada laser, e farlo combattere contro la minifigura di Darh Vader, a sua volta in groppa a un cavallo nero e armato di arco e frecce. È questa l'estetica che vige ora nella Legosfera: non la purezza modernista degli esordi, né la visione totalizzante voluta dall'impero delle tenebre del marketing aziendale moderno, bensì l'estetica del cassetto dei Lego, della commistione, del pastiche che distrugge le proprie fonti e al tempo stesso se ne serve reinventandole. Rimesti nel cassetto e tiri fuori quel che colpisce il tuo sguardo, pezzetti sparsi presi dai film, dalla storia e dal tuo estro, e crei qualcosa di nuovo, qualcosa che prima di te nessuno ha mai visto o immaginato." (pp. 58-59)

Fra le altre cose nel libro si parla anche di Big Barda:


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