mercoledì 29 giugno 2016

Riguardando "Rushmore" - perdere la testa per un'insegnante; Ernst Jünger; Robert Ward





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Ieri sera riguardavo per curiosità "Rushmore" di Wes Anderson (non mi hanno mai davvero convinto le sue pellicole e anche "Rushmore" mi fa lo stesso effetto di tutti gli altri: giocattolini simpatici, interessanti in superficie ma che alla distanza svaniscono sempre dalla mia memoria) e ho ricordato che anch'io, come Max Fisher protagonista del film, persi la testa per un'insegnante. Due volte la persi. In terza media il cuore e il cazzo mi si gonfiarono a dismisura per una supplente d'italiano, biondissima, alta, giovanissima. La sognavo di notte e scrissi dieci, venti poesie per lei che mai le feci leggere. Un giorno svanì e quando la rividi, dieci anni dopo, in un supermercato, mano nella mano col suo marito/fidanzato ebbi un sorprendente attacco di gelosia che mi feci venir voglia di spaccare la faccia al rivale. La seconda volta fu per una giovane professoressa di matematica che incontravo spesso in treno. Avevo 16 anni. E quanto sperma ho sprecato pensando a lei (del tipo Portnoy). Questa volta lei venne a saperlo per colpa di una mia amica particolarmente stronza. Le chiesi se le andava di darmi una mano per risollevare i miei voti e lei gentilmente declinò. Adesso è una vera professoressa ma invecchiando è diventata davvero brutta e insignificante ai miei occhi.
E comunque sia se chiudo gli occhi e riavvolgo il filo della memoria posso ancora ricordare il profilo dei loro seni, le loro dita, i capezzoli, le scollature, i centimetri di reggiseno, il segno delle mutande sotto le gonne o i pantaloni, il trucco, le labbra, le caviglie, il loro culo, le loro schiene, i loro sorrisi, i loro denti.
Che ricordi.

E comunque, restando su pellicole di ambientazione scolastica, molto meglio "Fuga dalla scuola media" di Todd Solondz.



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Sempre bello rileggere il "Trattato del Ribelle" e ritrovare sempre la forza di alcuni passaggi:

"Che cosa vuol dire per l'uomo di oggi farsi guidare dall'esempio del vincitore della morte, degli dei, degli eroi, dei saggi? Vuol dire partecipare alla resistenza contro il tempo, e non soltanto contro questo tempo, bensì contro ogni tempo, il cui potere fondamentale è la paura. Qualsiasi paura, per quanto sembri derivata, è essenzialmente paura della morte. L'uomo che riesce qui a strapparle terreno può imporre la sua libertà in ogni altro ambito governato dalla paura, e abbattere i giganti, la cui arma è il terrore. Anche questo si è ripetuto nella storia moltissime volte.
È nella natura delle cose che l'educazione segua oggi un indirizzo esattamente opposto. Mai come ora l'insegnamento della storia è stato dominato da concezioni così singolari. In tutti i sistemi si tende a imbrigliare il flusso metafisico, ad addomesticare e ammaestrare gli uomini piegandoli alle ragioni del collettivo. Persino dove è costretto a ricorrere al coraggio, come sul campo di battaglia, il Leviatano penserà di simulare di fronte al combattente una seconda e più grave minaccia, in modo che questi rimanga al suo posto. Sono questi gli Stati in cui ci si affida completamente alla polizia. 
La grande solitudine dell'individuo è uno dei segni che contraddistinguono il nostro tempo. Egli è circondato, anzi è assediato dalla paura che lo stringe sempre più da presso come una parete. Nelle carceri, nella schiavitù, nell'accerchiamento, la paura assume forme concrete. Ne sono dominati i pensieri, i monologhi, forse anche i diari, negli anni in cui l'uomo non può fidarsi neppure del proprio vicino." (pp. 79-80)


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"Io sono Red Baker" mi era piaciuto tantissimo e ora non vedo l'ora di leggere questo "Hollywood Requiem" (Aliberti compagnia editoriale)

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4 commenti:

  1. Questo non l'ho visto, ma su Wes Anderson condivido in buona parte. Visivamente è notevole, poi grattando la superficie...
    Comunque mi è piaciuto Moonrise Kingdom, mentre i ricordo ancora i maroni lessati da "Le avventure acquatiche di Steve Zissou".
    Preferisco di gran lunga l'altro Anderson (P.T.)

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    1. concordo con te, a me nessuno di Wes Anderson mi è piaciuto veramente. forse questo Rushmore è il suo film che ho apprezzato maggiormente.

      anche io preferisco, e di molto, l'altro Anderson.

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  2. L'ho visto lo scorso anno al cinema, in una bella rassegna, e mi era piaicuto, anche se, a pensarci bene i suoi film sono come i sogni, svaniscono nella memoria (ma restano bei ricordi, come quelli delle tue insegnanti, forse ...).

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    1. credo ally di considerare i film di wes anderson come dei passatempi, molto lievi, che però mi lasciano poco.

      le due insegnanti invece mi hanno lasciato tantissimo ma davvero tantissimo!!!!!!

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