mercoledì 8 giugno 2016

Passeggiando per una città in rovina e pensando a Nicolá Gómez Dávila

Passeggio per una città che io considero in rovina, milano, e mi consolo con Dávila. La ggggente fighetta (spesso di sinistra, magari anche fintamente di estrema sinistra figlia di una retorica partigiana da copertina da Vogue) pensa che questa milano sia splendidasplendente, io rimpiango quella di altri anni, magari quella dei tanto vituperati anni socialisti/leghisti/forziatalioti. Una città dove sopravviveva una conflittualità esistenziale che ti permetteva di respirare. Tenetevi questa, visto che vive di saloni del mobile/gallerid'arte/miami/miodi/misfotti/900/eataly/darsena/fondazioni. Figlia dell'ipocrisia pisapiana e compagnia bella. Mai capito come si potesse appoggiare il sindaco avvocato. Era chiaro che sarebbe stato il seminatore/sedimentatore del conformismo. Ma faceva comodo. Eccome se faceva comodo. Le seghe fanno sempre comodo.

"A chi non dubita del valore della propria causa non occorre che la causa vinca.
Il valore della causa è il suo trionfo."

(Nicolás Gómez Dávila)

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