sabato 11 giugno 2016

Fra Albert Spaggiari, Dominique Venner e Carissa's Wierd

Questo tempo inquieto. Questa pioggia che mi abbruttisce. Questa stanchezza che mi prende le ossa, il viso, il sonno, lo stomaco. Queste giornate che non so nemmeno perché le ho vissute. 





Ho sempre avuto una certa passione per personaggi come Albert Spaggiari. Per Idrovolante Edizioni é uscito questo libro molto interessante di Giorgio Ballario:




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Sto quasi finendo “Un samurai d'Occidente. Il breviario dei ribelli” di Dominque Venner (Settimo Sigillo) e trascrivo questo passo. Prossimamente, se tutto va come deve, scriverò due righe e intervisterò i curatori dell'opera, Andrea Lombardi e Adriano Scianca.

“Aggiungo inolte che ho ben altri motivi di rivolta e di insubordinazione in questo mondo che ci hanno costruito: sex, fun and money. Confesso il mio disgusto per l'impostura soddisfatta dei potenti e impotenti signori della nostra decadenza, corrotti fino al midollo, asserviti alle vere potenze e alle nuove mafie. Sì, gli arroganti o patetici signori dei media e della pubblicità, delle religioni, della politica o della finanza mi ispirano più disprezzo che una vera rivolta. Ribellarsi sarebbe riconoscere loro uno spessore che non hanno. Una volta, mi sono ribellato contro un uomo la cui politica mi sembrava nefasta, ma questo personaggio, così detestabile come mi è sembrato all'epoco, aveva una vera e propria grandezza. Oggi, davanti a questi nani pretenziosi e malfattori, sono un ribelle. Per parlarci chiaro, io “non ci sto”. Non credo ormai più da tempo ai discorsi buonisti e moralizzanti, paravento di deprecabili intrallazzi. 
Al contrario, mi sento in armonia con un grande ribelle che è passato attraverso i secoli e al quale nessuno pensa più. Il modello, alla fin fine, per eccellenza. Il Cavaliere di Durer. 
Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo...Mirabile stampa incisa da Durer nel 1513. Il geniale artista, tra l'altro autore su commissione di tante opere religiose edificanti, dimostra qui una libertà stupefacente, e audacemente provocatoria... A quei tempi, non era consigliabile ironizzare sulla Morte e il Diavolo, terrore della brava gente e non solo, terrore alimentato da coloro che ne traevano profitto. Ma lui, il solitario Cavaliere di Durer, con un sorriso ironico sulle labbra, continua a cavalcare, indifferente e calmo. Il Diavolo non è degno di un suo sguardo. Tuttavi, questo spauracchio é reputato temibile. Vero terrore dell'epoca, come ricordato da tante danze macabre e dai riscatti delle indulgenze, il Diavolo è in agguato per impossessarsi dei defunti, e gettarli nei bracieri ereni dell'Inferno. Ma il Cavaliere si burla, sdegnandolo, di questo spettro che Durer ha voluto ridicolizzare. Lei, la Morte, il Cavaliere la conosce. Sa bene che è in fondo alla strada. E allora? Cosa può contro di lui, nonostante la sua spada brandita, a richiamo dello scorrere inesorabile della vita? Reso immortale dlla stampa, il Cavaliere vivrà per sempre nel nostro immaginario, al di là del tempo. Solitario, al passo fermo del suo destriero, la spada al fianco, il più celebre ribelle dell'arte occidentale cavalca verso il suo destino trea le foreste e i nostri pensieri, senza paura nè preghiere. Incarnazione di una figura eterna in questa parte del mondo chiamata Europa. 
L'immagine dello stoico cavaliere mi ha spesso accompagnato nelle mie rivolte. È vero che sono un animo ribelle e che non ho mai smesso di schierarmi contro la bruttezza dilagante, contro la bassezza promossa a virtù, e contro le bugie elevate a rango di verità. Non ho mai smesso di insorgere contro coloro che, sotto i nostri occhi, hanno voluto la morte dell'Europa, civiltà, popolo e potenza, senza la quale non sarei niente. (pp. 17-19)


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