lunedì 20 giugno 2016

Biblioteche, James Welch, Massimo Fini, Rilke, Marissa Nadler

Giro spesso per biblioteche. Tutte le volte che torno da mio padre compio un giro fra tre, quattro biblioteche della mia zona per prendere in prestito qualche volume. È sempre un piacere incontrare bibliotecari leggendari come "Antonio, la Guardia" di Bulciago. L'ultima volta sono tornato a casa con una sacca che ne conteneva quattordici di libri. Fra questi c'erano due libri che avevo già letto ma che avevo voglia di rileggere come questo:



che ho ritrovato doloroso e commovente per come racconta la fine di un mondo, le sofferenze di un popolo massacrato, annientato, imprigionato, spogliato di tradizioni e bellezza e questo:

di cui trascrivo un estratto:

"Felupe. Parecchi anni fa mi trovavo, per lavoro, in Guinea-Bissau, ospite di una missione cattolica, tenuta da un bravo padre saveriano, Giuseppe Fumagalli, originario di Brugherio alle porte di Milano. La missione di occupava di una tribù del luogo, i Felupe, che vivevano principalmente di agricoltura e in quel periodo il cruccio di padre Fumagalli era che i Felupe si rifiutavano cocciutamente di usare la falciatrice meccanica della missione. Padre Fumagalli se ne lamentava e quasi se ne disperava con me. Non capiva come quella gente potesse rifiutare l'aiuto della falciatrice che fa in tre ore, e senza sforzo, quello che una famiglia Felupe fa, con fatica, in una settimana. Per i Felupe la paglia andava tagliata a mano, col falcetto. "Questa gente - mi diceva padre Fumagalli - ha una cultura totalmente conservatrice, non progressista, gli manca il concetto stesso di "progresso", cioè cammino in avanti verso il meglio, verso una vita migliore. Mi ricorda certi contadini del mio paese che, come mi raccontava mio padre, quando a Brugherio comparvero le prime macchine agricole dicevano: "Non permetterò mai che nei miei campi entrino quelle macchine che fanno fumo". Allo stesso modo quando arrivarono i primi fertilizzanti, molti non li vollero usare. Erano mentalità conservatrici, come ritrovo ancora oggi qui in Africa". Eravamo a metà degli anni Settanta e a padre Fumagalli non veniva nemmeno il sospetto, che forse oggi qualcuno comincia a nutrire, che quei contadini potessero avere le loro buone ragioni. Tantomeno ne potevano avere, nella mente di un missionario animato dalle migliori e più pie intenzioni, i Felupe.
Un pomeriggio assistetti a una specie di "showdown" fra padre Fumagalli e il capo dei Felupe. Dopo molte cerimonie, convenevoli e discorsi che giravano intorno alla questione, il Felupe disse: "Per noi la vita va avanti bene quando tutte le forze della natura sono in equilibrio. La tua falciatrice distrugge questo equilibrio, per questo non la vogliamo". Ma poiché padre Fumagalli continuava a insistere e voleva appioppargli a tutti i costi la sua falciatrice, una notte, per buona misura, gliela incendiarono e la faccenda finì lì.
Non sono più tornato da quelle parti ma sono certo che, se lo facessi, oggi troverei molte falciatrici e macchine ancora più sofisticate e distrutto il felice equilibrio su cui vivevano i Felupe." (pp. 77-78)


E poi c'era anche Rilke. Che a leggerlo regala sempre nuovi brividi.

...........

Fuori è arrivato il sole.
Ma la depressione resta.




Nessun commento:

Posta un commento