venerdì 20 maggio 2016

Pensando a Marco Pannella

Se penso a Pannella, io penso a tutte le sigarette che ho fumato nella mia vita (in un certo periodo, diciamo tre anni, arrivai a fumare tre pacchetti al giorno, tutti i giorni) e a mia madre e al suo calvario. Se parlo di sigarette ricordo quanto puzzassimo di sigaretta io e la mia ragazza. Ci svegliavamo presto, alle 5 e entro le 5 e 40, avevamo già fumato almeno 3 sigarette a testa. Durante la malattia di mia nonna mio padre aveva sempre la sigaretta in bocca e bottiglie di birra. Mia madre mi faceva portare via sacchi pieni di bottiglie ogni giorno. Ma era sempre lucido. E questo mi faceva paura. Quando mia madre si ammalò mio padre, che aveva smesso di fumare, mi disse che non sentì nessuna voglia di comprarsi un pacchetto. Nemmeno le birre. Oggi mio padre beve al massimo mezzo bicchiere a pranzo. Un giorno, mentre mia madre era sotto i ferri, io mi misi al bancone del bar dell'ospedale con una ragazza che conoscevo da due decenni che aveva il marito con un tumore terminale a 40 anni e cominciammo a bere a bere a bere. Mio padre era seduto in sala d'aspetto a guardare la morte. Quando uscimmo con gli occhi lucidi mio padre piangeva a dirotto.

Ieri pomeriggio ho ascoltato la bella trasmissione (bella perché pur condividendone raramente le posizioni rimane per me un programma di qualità e con tanti spunti di riflessione) di Oscar Giannino che ha dedicato a Pannella un bel ricordo che si può ascoltare qui.

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