mercoledì 11 maggio 2016

La scomparsa del lavoro

Mis-Shapes


Ho l'impressione che il mondo del lavoro, i lavoratori e le loro condizioni, i soprusi che stiamo vivendo, siano letteralmente scomparsi dal dibattito.
Non che non se ne parli ma lo si fa quasi senza urgenza, senza passione, senza vero interesse.
Sommersi da montagne di merda di retorica e di parole come modernità, flessibilità, nuovi diritti shopping, vacanze, x-factor, divertimento, social network, sport, ragioni partitiche, sindacali. i lavoratori, di tutte le categorie, stanno regredendo alle condizioni di cent'anni fa.
Le responsabilità sono fra le più varie ma è davvero ora di fare qualcosa e fregarsene di gente come i magistrati, i moralisti giornalisti del cazzo, di Fassina e Grillo e compagnia belladimerda.

Per dire, ci sono situazioni dove si parla di ritmi insostenibili, "Husqvarna, lavoratori in sciopero: “Ritmi insostenibili” (una ditta da dove sono transitate parecchie persone che conosco...e lo sciopero di un'ora è ridicolo), di delocalizzazioni: "König si trasferisce: annunciati oltre cento esuberi", paghe da fame: "Una ditta che ci riporta dritti in una realtà di fine ‘800", di lavori a chiamata senza malattia e ferie pagate come nel mio caso o di voucher usati a manetta (per la prima volta l'altro ieri, arrivato in Italia, ho visto un tizio di trent'anni vantarsi di pagare con voucher i suoi dipendenti), di due/tre lavori per poter campare, di cicli continui, di tasse altissime, di servizi scadenti, di amici che vanno all'estero e fanno una vita di merda ma non hanno il coraggio di raccontarlo a casa e lo scopri solo per caso.
Con una sensazione di scollamento generale e rassegnazione che percepisco sulla mia pelle quando ne parlo con conoscenti, parenti, amici. Con persone che vorrebbero aperto tutto 24 ore su 24. Servizi garantiti. Musei aperti. Tutto. Tutto. 

Scusate dello sfogo.
Ma quando vorresti cambiare lavoro e tutto quello che ti viene proposto è come ieri:
"Allora ti propongo un lavoro a chiamata"
"C'è un minimo di ore?"
"No"
"Avete un programma settimanale?"
"No"
"Allora non mi interessa"
"Beh, se non sei flessibile finirai ai margini"
"Ma vaffanculo va brutto stronzo" e quasi quasi gli tiravo un pugno e mi sono limitato a ribaltare la sedia.

beh, direi che continuare ad avere speranza è parecchio difficile mamma.
Io ci provo seguendo quello che dice Havel ma sto marcendo dentro.



4 commenti:

  1. Hai tutte le ragioni, anch'io sono schifato. Ho un figlio giovane che fra poco dovrà entrare nel mercato del lavoro con queste merde che fanno dichiarazioni in cui elogiano la flessibilità che in pratica significa solo precarietà e meno diritti...

    http://goo.gl/5dbCkg

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    1. ma sai ho 37 anni fra pochi giorni e non faccio che masticare da quando lavoro, ovvero, più di 18 anni fa, situazioni sempre più precarie. impossibile farsi un'idea di vita. un progetto.

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  2. Credo che il lavoro uccida la nostra creatività, e che il non-lavoro serva per ucciderla ancora meglio, con il ricatto. Ecco la parola d'ordine dei padroni del lavoro: ricatto (da sempre, certo, ma oggi forse di più, non trovando nessuna opposizione).

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    1. pensavo a Lafargue e al suo Il diritto alla pigrizia e poi mi sono ricordato che è un testo/autore citato spesso da borghesi che se lo possono permettere, da pseudointellettuali di sinistra che ci godono a citare e citare e masturbarsi e poi non hanno problemi a mangiare la sera. a parlare di ozio/pigrizia dall'alto di giornali, tv, radio, attici, cortili, saloni. senza comunque fare nulla di politicamente/intellettualmente memorabile. e meno male......

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