sabato 21 maggio 2016

Intervista a Federico Magi, impegnato a Roma nella campagna elettorale per Giorgia Meloni



Conosco Federico Magi da tanto tempo e sapendo del suo impegno nella campagna elettorale per Giorgia Meloni mi sono permesso di rivolgergli alcune domande. 

È un'intervista densa, lunga, spero possa interessarvi:


A) Ciao Federico, in apertura, come sta Roma dopo gli anni di Marino e Alemanno e Mafia Capitale e il tramonto di Totti come fondale sbiadito di Cinecittà?

F) Ciao Andrea. Come sta Roma, mi chiedi? Credo che anche chi come te, e come la maggioranza degli italiani, non capiti spesso nella Capitale possa immaginare che da queste parti non ce la passiamo molto bene. Fuori da ogni facile retorica, Roma oltre che essere una città corrotta all’ennesima potenza e svilita da un degrado non degno d’una capitale d’Europa, è anche un luogo dove oramai, nonostante la proverbiale socievolezza dei romani, individualismo e solitudine esistenziale stanno mettendo radici profonde e si propagano come metastasi di un cancro che non è soltanto morale, ma è anche e soprattutto un mal di vivere che penetra profondamente anche la sfera spirituale. E non mi riferisco, naturalmente, a propensioni fideistiche – qui esiste solo il tifo per la squadra di calcio, come fede reale – o religiose, quanto più a quella salutare tendenza, oramai quasi del tutto perduta, a guardare altro e soprattutto oltre il consueto e l’immanente. Ognuno, in sostanza, è a protezione del suo piccolo orticello personale e materiale, e non ha più né la voglia né tanto meno la capacità di guardare oltre il proprio privato. Da un lato è comprensibile, ed il discorso è estendibile alla vita d’ogni metropoli d’occidente, ma Roma respira, o dovrebbe ancora respirare, una tradizione millenaria di arte, bellezza, maestosità e spiritualità. E quando parlo di spiritualità non mi riferisco certo all’influenza del Vaticano, che anzi a mio parere è addirittura deleteria, in questo senso. Tu citavi i disastri delle giunte Alemanno e Marino, ma io andrei ben più indietro, almeno retrocedendo finchè la mia memoria di ragazzo di allora me lo consente: non è che le giunte Rutelli e Veltroni fossero state migliori, anzi. Hanno solo usufruito di più denari da spendere rispetto alle ultime due, tanto da godere di una migliore visibilità, ma li hanno comunque utilizzati molto male. E i privilegi di allora erano i medesimi di oggi, per chi a Roma comanda veramente (la lobby dei palazzinari in primis), solo che attualmente c’è una diversa consapevolezza nella gente, dovuta al fatto che la crisi economica ha investito anche tutta la medio borghesia romana. 
Su Totti invece non vorrei dir molto, perché questi americani - ma proprio gli americani ci dovevano capitare? Avrei preferito addirittura russi o cinesi, giuro - lo hanno trattato senza alcun rispetto. È stato, è e resterà un simbolo per tutti i romanisti di questa città e non credo solo per loro. Per le sue gesta sportive, evidentemente.  

A) Hai deciso di impegnarti nella campagna per Giorgia Meloni sindaco di Roma e vorrei chiederti in prima battuta quali sono le motivazioni che spingono un cittadino, in una fase storica come questa di profonda sfiducia, a impegnarsi in politica. E in seconda battuta, in cosa consiste impegnarsi nella campagna elettorale di una candita e quali sono fino ad ora gli elementi/episodi di interesse che vorresti raccontarci?

F) Bella domanda. Effettivamente sono davvero pochi i motivi per cui un cittadino, pur animato dalle migliori intenzioni o da un senso civico più sviluppato rispetto al comune, possa trovar interesse a spendersi per una qualunque campagna elettorale. Oramai le ideologie son tutte crollate, e anche il possibile impeto ideale è assolutamente difficile da ritrovare. Nel mio caso, in effetti, non c’entra né la passione politica né la reale convinzione che, chiunque vinca, possa cambiare gran ché dell’attuale stato di cose. Perché mi impegno, dunque? Perché Roma è pur sempre la mia città, perché la amo nonostante tutto, e perché è meglio vedere “il mostro” da vicino che immaginarselo più orribile di quel che in effetti sembra. Fuori dalla metafora, il mostro in questione è evidentemente la politica romana, che ahimé ben conosco tanto da poter ragionevolmente affermare, e immagino non ti sorprenderai di ciò, che qui la classe dirigente non solo è davvero scadente ma è mediamente più corrotta e inaffidabile che altrove. E per ciò che ho visto nemmeno c’è da far distinzioni tra partiti, in questo senso. Cinque Stelle compresi, naturalmente. Episodi non te ne citerò, per non sputtanare nessuno, ma te li lascio solo immaginare.

A) Cosa ti ha spinto a impegnarti per Giorgia Meloni? Perché Giorgia Meloni potrebbe essere un buon sindaco per Roma? 

F) E qui arrivo a spiegarti perché sostengo Giorgia Meloni, nella sua comunque difficile scalata al Campidoglio. Tu mi conosci, sarebbe facile dirti perché vengo da quell’area politica, ancorché Giorgia – che è quasi mia coetanea – al tempo della nascita di Alleanza Nazionale e della trasformazione del Fronte della gioventù in Azione Giovani fosse di un gruppo interno al partito contrapposto al mio. In sostanza, lei era una giovane militante di Colle Oppio, io di Balduina. Lei con Fabio Rampelli, io con Andrea Augello, che al tempo si contendevano, insieme a pochi altri, il controllo del partito nella Capitale. Detto ciò non ho mai avuto nulla di personale contro Giorgia, né contro la maggioranza dei gabbiani (così chiamavamo il gruppo di Colle Oppio, per il loro simbolo che era un omaggio ideale a Il gabbiano di Jonathan Livingstone), né tanto meno ho avuto ruoli o cariche che mi avrebbero messo in contrapposizione con loro. Ma all’interno di Alleanza Nazionale i maggiorenti delle correnti del partito si odiavano, tanto che oggi Andrea Augello sostiene Alfio Marchini e non certo Giorgia Meloni. Certo non immaginavo che sarebbe arrivata dove è adesso, che sarebbe divenuta addirittura un capo di partito a livello nazionale. Tanto di cappello ai suoi inimmaginabili miglioramenti, e al fatto che ha saputo studiare da professionista della politica pur non perdendo quella schiettezza e quella veracità che la contraddistingueva già a 18 anni, a mia memoria, tanto da essere sin da giovanissima nelle grazie del Presidente del partito, Gianfranco Fini. Ho scelto la Meloni perché, più in generale, credo che quella che è considerata la destra italiana attuale abbia una sola via possibile da seguire: quella dell’alleanza con Matteo Salvini e la Lega, e quella europea con Marie Le Pen e i partiti antieuropeisti. E la Meloni lo ha ben capito. Detto ciò, non mi illudo che questa alleanza possa essere in tempi medio-brevi maggioranza in Italia, ancorché in politica tutto cambia molto repentinamente, a volte.   

A) Cosa pensi dei vari Raggi, Fassina, Giachetti, Marchini?

F) In generale credo che a Roma nessuno abbia questa voglia impellente di vincere, e lo dimostra la campagna elettorale un po’ sottotono di tutti i candidati. La Raggi, come candidata Cinque Stelle, è solo una figura messa lì perché, tra i consiglieri uscenti grillini, è quella che è stata ritenuta più presentabile. Non so dirti se abbia o meno capacità per guidare una città come Roma, non credo e non la conosco abbastanza, ma immagino siano irrilevanti le sue effettive capacità per chi l’ha scelta. Giachetti era il capo di gabinetto di Rutelli, al tempo in cui l’ex sindaco governava la città. È un uomo d’apparato, che ha già trascorsi tali per poterne diffidare quanto basta. Fassina, poverino, è stato messo lì a portare la sua croce, e il fatto che la sua candidatura non sia stata riconosciuta idonea, in un primo momento, per stupide irregolarità burocratiche mi fa pensare che sia stato in qualche modo boicottato perché toglieva voti a Giachetti. Marchini invece è gran furbacchione, ha fatto propaganda per mesi dichiarandosi libero dai partiti e adesso imbarca tutti, da Berlusconi a Storace (mi dispiace molto dell’appoggio di Storace a Marchini, perché Francesco l’ho conosciuto bene, al tempo in cui feci parte del suo staff elettorale, alle politiche del 1996. Ho fatto diverse campagne elettorali, e umanamente è quello che ho apprezzato maggiormente, rispetto agli altri politici che ho incrociato in questi anni), e chi più ne ha più ne metta. Credo che se dovesse arrivare al ballottaggio sarebbe il favorito, perché lo voterebbero sia a destra che a sinistra. Non mi piace nemmeno lui, evidentemente, e non lo ritengo così libero da lobbies e poteri assortiti come si dichiara, non fosse altro perché, come a Roma in molti sanno, dietro di lui c’è Caltagirone.  

A) La candidatura, o autocandidatura, di Giorgia Meloni è stata molto travagliata (forse anche un po' furba per la gravidanza?) e mi appare come uno dei tasselli nella creazione di una nuova destra,  di una destra che si trasforma a livello nazionale, grazie anche all'alleanza con la Lega di Salvini. Sei un uomo che ha vissuto in maniera individuale e eretica tutti i travagli della destra, come descriveresti questa situazione? Sta per nascere un Front National italiano?

F) Come ti ho detto rispondendo a una precedente domanda, io auspico che si consolidi l’asse Meloni-Salvini, e più in generale quello europeo con i partiti antieuropeisti. In Italia (e in Europa, perché le grandi battaglie saranno a livello europeo, nei tempi a venire), per la destra è l’unica via possibile, e secondo me c’è spazio per costruire una realtà forte e alternativa non solo al centrosinistra e ai Cinque Stelle, ma anche ai cosiddetti moderati di ogni specie e colore. Moderato è una parola che non ho mai amato, come puoi immaginare, e mi fa sorridere chi si professa tale: è la morte di ogni possibile passione, politica e non soltanto. Se poi mi chiedi se Giorgia Meloni e Matteo Salvini siano personalità che esaltano il possibile elettore o militante, ti dico che non sono proprio il sogno della mia vita ah ah ah… e non credo solo della mia, ma non è questo il punto. Si prende ciò che passa il convento, se si vuole prendere. E per adesso prendo questo, perché di meglio non trovo in giro. Peraltro ambedue sono migliorati molto, rispetto a quando si sono affacciati nel nostro grigio panorama politico. E penso che Salvini sia anche abile e scaltro, più di Giorgia che per fare breccia in un elettorato più vasto deve smussare ancora qualche piccolo difetto caratteriale. Ma il tempo è dalla sua. Non sarà comunque un nuovo Front National, ma una nuova destra all’italiana, nel senso più neutro del termine.   

A) Giorgia Meloni potrebbe comunque passare per essere una figlioccia della stagione berlusconiana. Un Berlusconi che non tramonta mai. Come dimenticare che pure lei ha partecipato come ministro a quei governi? E come pensare che anche lei non sia legata a poteri forti e lobby varie? In cosa dovrebbe distinguersi Giorgia Meloni da Alemanno? 

F) Giorgia è stata Ministro della Gioventù, nell’ultimo governo Berlusconi, come ben ricordi, un ruolo peraltro puramente simbolico, vista l’effettiva valenza politica. Le sue fortune politiche, però, non le deve a Berlusconi, ma a Fini, che l’ha voluta ministro e che l’ha lanciata giovanissima nella politica che conta. Per quel che so la Meloni è stata fedele al Presidente di Alleanza Nazionale finché ha potuto, poi quando l’ambizione di Fini gli ha fatto perdere la bussola, fino a fondare un partito (Futuro e Libertà) che sosteneva Monti, Giorgia ha fatto l’unica scelta politica possibile: lasciarlo al suo destino. L’errore colossale di Gianfranco Fini, e scusa se divago, non è stato tanto inimicarsi progressivamente i nostalgici del Duce con dichiarazioni fuori luogo e fuori tempo massimo, quanto scegliere di fondere A.N. con Forza Italia, dando vita al P.D.L. In quel momento è morta la destra in Italia, e di qui le grandi difficoltà per ricrearne una che sia non solo credibile e elettoralmente pesante, ma anche appetibile per quei tanti italiani che da allora hanno deciso progressivamente di abbandonare le urne. Ma guarda che mi fai scrivere, mi fai pure fare un involontario elogio della democrazia rappresentativa, io che non l’ho mai amata ah ah ah. Non mi risulta che abbia o abbia mai avuto lobbies o poteri forti alle spalle, quanto meno sono sicuro non ne abbia di rilevanti, tali da spostare equilibri nella Capitale. In cosa dovrebbe distinguersi da Alemanno, mi chiedi… be’ io spero prima di tutto che abbia la possibilità di distinguersi, se dovesse vincere, evidentemente.  Poi è logico che la giunta Alemanno sia stata fallimentare, per la destra e per Roma, pertanto bisogna far tabula rasa di quella esperienza. 

A) Ho letto di una taglia sui corrotti proposta da Giorgia Meloni. Non mi convince molto. Sapresti spiegarmela brevemente?

F) Ah ah ah, la taglia sui corrotti… è una stupidaggine, evidentemente, e credo che Giorgia l’abbia sparata così per un po’ di ingenuità. Ma immagino che qualcuno, all’interno della sua coalizione, gliel’abbia fatto notare. Infatti non è più tornata sull’argomento.

A) Roma è il centro della cristianità: come si convive col Vaticano? Sempre e solto subalternità? Non è forse ora di far pagare qualcosa alla casta vaticana?

F) Fosse per me la  casta vaticana pagherebbe tutto e anche di più. Purtroppo tutti se la devono tenere buona, soprattutto in politica e considerando che la politica si fa a Roma. Non credo che qualcuno abbia mai il coraggio né l’effettiva possibilità di far pagare al Vaticano ciò che deve, in tutti i sensi. Detto ciò Roma è certamente la culla della cristianità, ma questo deve essere un valore per chi viene da fuori, turisti in primis, volendo considerare lo smisurato valore artistico che la cristianità ha prodotto nei secoli nella Capitale. Dal punto di vista dei diritti civili e delle libertà religiose Roma dovrebbe essere, al pari di altre capitali europee una città laica, nel senso più pratico del termine: in sostanza, l’ingerenza vaticana sulla vita dei romani, e non solo dei romani, sarebbe auspicabile diminuisse progressivamente. Ma ciò avverrà, se avverrà, non tanto per scelte politiche antagoniste o rivoluzionarie, quanto più per lo spirito del tempo che muta con lo scorrere degli anni. E in conclusione ti dico, anche se c’entra poco forse con la tua domanda, che questo Papa non mi piace per nulla, e lo considero fin troppo politico, altro che paladino degli umiliati e offesi. Sembra amato da tutti, in politica come tra gli intellettuali e i giornalisti televisivi e non. E questo è già un ottimo motivo per diffidare. Preferivo Ratzinger, di gran lunga; un teologo, un uomo di cultura, decisamente più vicino come immagine ad un leader spirituale, a un riferimento che ha a che vedere con il sacro. Questo deve essere per me un capo religioso, uno che ha che fare con la dottrina non con la politica, qualsiasi sia la confessione che rappresenta. E lo dico da non credente.

A) Nello stesso tempo a Roma c'è la più grande moschea almeno d'Europa. Come pensa di regolare Giorgia i rapporti con le comunità musulmane. Vivo in un paese che ha appena vietato il burqa. Credi che sia un provvedimento utile anche in Italia?

F) Non ho idea di come Giorgia Meloni approccerà, se eletta, il problema delle moschee e più in generale come si orienterà nel dialogo con la comunità mussulmana di Roma. Dal mio punto di vista vietare usi e tradizioni d’altri popoli, anche se ospiti in casa nostra, non è mai una scelta corretta. Certo che il burqa, oltre ad essere antiestetico, ma non è il problema, cela fin troppo il volto di chi lo porta. È questo l’aspetto più preoccupante, ma non tanto perché dietro al burqa si possano nascondere potenziali terroriste, anche se non è escluso, quanto perché è un indumento che lede profondamente la libertà non solo di chi lo indossa, ma anche di chi interloquisce con chi ne fa uso. Dammi del maschilista ma io la penso così sull’abbigliamento delle donne (ma lo stesso vale per gli uomini, se proprio dobbiamo dirla tutta), mussulmane, cattoliche o buddiste che siano, ovvero che il limite dovrebbe essere sempre dato dal buon gusto e dall’intelligenza di chi sceglie indossare un qualsivoglia indumento. E il buon gusto, ci tengo a precisarlo, non lo valuto secondo criteri moralistici né tanto meno religiosi, ma semplicemente estetici. Se una donna/ragazza ha un corpo che le permette di indossare abiti succinti e scollati che ne valorizzano le forme, fa bene a indossarli. Diversamente, se non se lo può permettere perché non ha un corpo che ben si armonizza con tali abiti, meglio che si copra il più possibile o che usi abiti e colori adeguati alle proprie forme. 

A) La Destra italiana, e non, viene spesso, a vanvera, accusata di essere culturalmente arretrata. Poca cosa insomma. Roma, proprio per la sua storia, potrebbe essere un laboratorio per poter far emergere tutta una serie di idee, proposte culturale innovative e non, che si smarchino anche da una dimensione puramente statica,  fossilizzata della capitale. Cercando di non copiare Milano che alla ricerca della Modernità a tutti i costi, si trasforma in una città schiava della movida, viva ma senz'anima, se non quella del soldo e del radical chic. 

F) Il problema del rapporto tra la destra italiana e la cultura ha radici lontane. Tornando al Movimento Sociale Italiano, l’unico partito che per anni ha rappresentato chi si sentiva di destra, in Parlamento e nel Paese, il fatto di essere dichiaratamente erede dell’esperienza fascista ha contribuito non solo a ghettizzarlo a livello politico e parlamentare, ma anche nell’ambito culturale e intellettuale. Lo stesso M.S.I. ha purtroppo contribuito, in parte, al consolidamento dell’idea che a destra non ci fossero né cultura e né intellettuali, soprattutto nell’ampia fase che va dai primi anni Sessanta ai primi anni Ottanta, toccando l’apice immediatamente dopo il 68 e per tutti gli anni Settanta. Ciò fu colpa di scelte politiche ottuse e del clima che si respirava nei roventi anni di piombo. Per spiegarti cosa avvenne in quegli anni dovrei rilasciarti un’intervista intera sull’argomento, e non mi sembra il caso, ma posso dirti che nell’immediato dopoguerra il M.S.I. era un partito sostenuto da diversi uomini di cultura e intellettuali, certo anch’essi sufficientemente ghettizzati se non addirittura oscurati dalla cultura dominante. Julius Evola è un esempio lampante, a questo proposito. Con l’avvento della Nuova Destra, nata dalla corrente rautiana, e attraverso l’esperienza dei Campi Hobbit, tra la fine dei Settanta e i primi anni Ottanta, il mondo giovanile missino, a dispetto di una dirigenza nazionale tutta intenta ad occuparsi di questioni più strategiche che poltico-culturali, diede largo spazio alle iniziative culturali e alla riscoperta di autori, simboli e tradizioni che non avevano nessun legame diretto col fascismo. Mi piacerebbe dilungarmi un po’ a spiegarti cosa avvenne in quegli anni, e quanto ciò ha influenzato la mia stessa generazione, nel momento in cui ha scelto di fare politica nel Fronte della Gioventù, ma non è questo il contesto, come ripeto. Arrivando alla metà dei Novanta, e all’avvento di Berlusconi sulla scena politica, è facile registrare per chi ha vissuto quel periodo in prima persona come la realtà cambi nuovamente. Qui però la decadenza è generale, non solo a destra ma anche a sinistra i riferimenti culturali risultano essere sempre meno rilevanti nella scelta di far politica. E venendo all’oggi, è triste constatare come la cultura conti poco in qualsiasi ambito politico e che i nascenti partiti, come il Movimento 5 stelle ad esempio, si costituiscano senza nessuna base ideologica e senza nessun riferimento culturale riconoscibile. Gli intellettuali poi in Italia sono morti, e se non sono morti hanno perso qualsiasi potere di influenza, di indirizzo, qualsiasi credibilità e senso critico. Non esistono più intellettuali, tanto per fare due nomi provenienti da culture opposte, come Pier Paolo Pasolini, o come Adriano Romualdi, immagino sconosciuto ai più, sia perché morto giovane e sia perché era il figlio di un ex Segretario del M.S.I.  Chi sono gli intellettuali italiani con un minimo di credibilità oggi? Saviano, Camilleri o Erri De Luca? Benigni che traduce la Divina Commedia al popolino? O per dirne uno non di sinistra, Sgarbi? Ah ah ah facciamoci quattro risate per non piangere, che è meglio. L’unico vero intellettuale italiano credibile vivente è Massimo Fini, e se leggete la sua bella autobiografia capirete anche perché non è mai entrato in nessun circuito culturale che contasse veramente, in Italia. Roma è stata, è e resterà un laboratorio politico, più che culturale, non immagino una destra che possa ridefinire un orizzonte culturale partendo proprio dall’esperienza romana. È più una questione di tempo che di luogo, a mio modesto parere. E questo tempo che ci ospita non favorisce affatto.

A) Chiudo con una domanda provocatoria: non è che la Meloni potrebbe diventare sindaca proprio perchè è l'anima incazzosa ma consolatoria, rassicurante, vuota, che piace tanto ai media e ai trasformisti italiano? Insomma siamo sempre a votare politici senza vero spessore ma che fanno parlare solo perchè viviamo in un'epoca di politici mediocri, se non scandalosamente imbarazzanti? La Meloni è una di questi politici?

F) Non so rispondere alla tua provocazione. Giorgia Meloni è una ragazza, ormai meglio dire una donna, anche se nel mio immaginario resterà sempre la ragazzina col megafono ai cortei di Azione Giovani (e lo dico in senso positivo, ricordando quegli anni con affetto e una punta di nostalgia), che si è migliorata molto, nel tempo. Non risponde a nessuna lobby o potentato, ed è spontanea quanto basta per essere sufficientemente credibile. E per quel che ne so è una persona onesta e pulita. Forse non sarà mai un genio politico, e non avrà mai il carisma e la cultura di altri che l’hanno preceduta, nella nostra area politica, ma ad oggi non vedo alternative migliori per chi proviene da un mondo e da una cultura che altrimenti non sarebbe rappresentata. Ovviamente sarà il tempo a dirci quanto vale, e se il suo progetto politico avrà l’ampio respiro auspicato da chi - come me e come tanti altri che hanno deciso di credere che una nuova destra sia possibile - ha scelto di sostenerla.    

28 commenti:

  1. In un momento storico critico, nella situazione politica attuale, che fra i nostri lidi si spinga per certo settarismo è un suicidio politico, bisogna restare con i piedi per terra, essere pragmatici e cercare di avere una strategia comune, non alimentare il frazionismo a destra ma al contrario lavorare per l'unità e la formazione di un fronte identitario, sovranista o come dir si voglia, che sia veramente alternativo alle sinistre ed ai moderati, per favorire l’abolizione di quei dogmi progressisti del "pensiero unico" e fermare la deriva liberal-nichilista del nostro paese, che non permette alle idee non-conformi di circolare e di essere quindi nemmeno discusse e valorizzate, ecco perchè per ora bisogna assolutamente favorire l’ascesa di gente come Meloni e Salvini e poi vedere cosa si può fare... Altrimenti meglio andare al mare...

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    1. ciao anonimo (magari sei Stefano intervenuto su Barbadillo, in caso contrario, salute a te), io guardo interessato e curioso per vari motivi, soprattutto culturali. a queste evoluzioni. ho girato il tuo commento a Federico, nella speranza che ne esca un dibattito. è per questo che tengo aperto questo blog.

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  2. Concordo, anonimo (scusa se ti chiamo anonimo, ma non so il tuo nome), e ti dico di più. Bisogna sostenere l'asse Meloni-Salvini non solo in una prospettiva esclusivamente italiana, per chi è contro il pensiero unico, ma soprattutto in una più ampia visione europea (e non solo europea, a ben guardare, perché se negli States vince la Clinton vince il garante mondiale di certe lobbies e certi poteri), considerando l'asse politico con Marie Le Pen e i partiti che si oppongono all'Europa della Merkel, degli Holland e compagnia asservita al potere della finanza, delle banche e delle multinazionali.

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    1. la speranza era che negli stati uniti vincesse uno come sanders....trump è inascoltabile....

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  3. Nemmeno a me piace Trump, ma se devo scegliere tra lui e la Clinton lo preferisco. E non per un giudizio sulla persona, ma sui poteri - come ripeto - che quella persona rappresenta.

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    1. però Trump impersona esattamente i valori dell'individualismo iperliberista statunitense. non credi?

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  4. Salute a te Andrea ed a te Federico, commento da anonimo ma sono Stefano, già intervenuto su Barbadillo come indovinato da Andrea...
    Vorrei aggiungere solamente che condivido a pieno l'idea esposta da Federico secondo il quale bisogna sostenere Salvini-Meloni in una prospettiva non solo nazionale ma anche europea, ed anzi aggiungerei in una prospettiva internazionale con visione eurasiatica, che sia geo-politicamente cosciente dei propri fini ed alleanze strategiche, cosa che però non sempre a mio parere dimostrano i leader di carroccio e FdI ... Per quanto riguarda le presidenziali americane dico solo che secondo un recente sondaggio, se lo scontro dovesse essere Trump vs Clinton, gli elettori di Sanders si schiererebbero in maggioranza con Trump, questo a dimostrare la superata dicotomia destra-sinistra, sostituita da quella populisti vs establishment (per capirci, anche se altre definizioni sarebbero possibili). Io nonostante tutti i difetti e pagliacciate(per esempio le sguiate affermazioni contro l'Islam che non condivido) vedo in Trump un indipendente, portavoce di un America profonda e mai spenta, l'unico che si paga una campagna elettorale con i suoi soldi, con vocazione isolazionista(che sarebbe eccellente dal nostro punto di vista)opposto alla Clinton che dietro il buonismo di facciata si finanzia con i soldi delle lobbies di Wall street e con fondi di provenienza dagli Emirarati e simili,e che continuerebbe la politica di conflitto e frazionamento dei popoli del medio-oriente oltre che l'interventismo egemonico della NATO in Europa ed oltre... Per questo, nonostante apprezzi molto Sanders, che oltre al merito di logorare da sinistra la Clinton, ha idee sociali molto più interessanti di quelle di Trump, è necessario sperare nella vittoria di quest'ultimo che sicuramente sarà l'avversario della Clinton,lei sì il vero spauracchio per tutto il mondo...Se, per una congiuntura particolare, dovesse essere Sanders ha rappresentare i democratici,si creerebbe allora una situazione molto favorevole e forse potremmo anche tifare per lui... Saluti e mi scuso per la prolissità...

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    1. su questo blog Stefano sei il benvenuto. scrivi quanto vuoi. non c'è problema.

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  5. Salute a te Stefano, condivido molto del tuo ragionamento, in effetti eviterei la Clinton come la peste perché sarebbe, come del resto Obama e forse anche di più, il burattino in mano ai soliti poteri (banche, alta finanza, multinazionali) che dobbiamo fortemente avversare in una prospettiva, come ben affermi, oramai globale. Inutile guardare al piccolo orticello, le grandi battaglie saranno sempre più su scala planetaria. In questo senso, la coppia Meloni-Salvini, con tutti i suoi difetti, può essere una componente importante per l'Italia e per la più ampia alleanza europea contro i partiti socialisti (per modo di dire) e popolari, che ancora ahimè sono in maggioranza, nonostante la progressiva decadenza. Anch'io dunque preferisco Trump, negli States, e penso che hai ragione anche in merito all'elettorato di Sanders, il quale o voterà Trump o non andrà alle urne, e solo in minima parte sosterrà la Clinton.

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    1. io comunque continuo a non capire come possiate fidarvi di un classico tycoon a stelle e strisce.

      e personalmente trovo che l'alleanza fra salvini e meloni abbia il sapore di una democrazia cristiana di destra, di grande impatto estetico, simile ai fondali dei peplum.

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  6. Salve, prima di tutto grazie Andrea dell'ospitalità,è una piacevole scoperta questo blog soprattutto per chi come me condivide le tue passioni letterarie, musicali e cinefile... Detto questo vorrei rispondere al tuo ultimo intervento a proposito dell'alleanza Salvini-Meloni su cui in questi giorni spesso mi trovo a discutere, con persone che in qualche modo hanno espresso i tuoi stessi dubbi e che all'incirca la pensano come te... Riassumendo, perchè è veramente variopinta la situazione, anche assumendo per vere le critiche che i due non sarebbero altro che dei personaggi abbastanza inconsistenti e machiavellici,di dubbia cultura e preparazione, nonchè alla fine alleati di un mondo berlusconiano e centrista che si ripropone ciclicamente; dicevo prendendo per vero tutto ciò io comunque non vedo altre alternative per uscire dal totalitarismo del politicamente corretto delle sinistre radical-chic, "sguattere del guatemala" della finanza e dell'ideologia mondialista... Come spiegato bene anche da Federico, oltre a vedere la questione in ottica internazionale, dobbiamo capire che il cosiddetto populismo è in questo momento l'unica arma con cui si può competere alla pari, e bisogna sostenere una "destra" unitaria altrimenti, come già successo in Fancia con la Le Pen e in Austria con Hofer, i moderati e le sinistre dei banchieri non si faranno problemi a fare fronte unico contro tutti quelli che vorrebbero riprendersi la sovranità e che puntualmente vengono derisi, marginalizzati, etichettati tout court come xenofobi e fascisti... Questi sono i motivi per cui a mio modo di vedere è NECESSARIO ora, turarsi magari il naso e sostenere l'asse Salvini-Meloni, e lo dico da un punto di vista ti assicuro da non militante di questi movimenti, purtroppo questo è quello che passa il convento e non vedo altre alternative, altrimenti si farebbe solo il gioco dei tecnocrati e dei loro lacchè, e saremo complici della catastrofe sociale e culturale che già è in stadio avanzato... Saluti e buon fine settimana. Stefano.

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  7. P.S. non vorrei però in alcun modo passare per avvocato difensore della destra italiana,o dei Salvini e Meloni di turno, io che poi tra l'altro non ho mai creduto nella rappresentanza parlamentare e nelle democrazie liberali... Il mio è solo pragmatismo politico legato alla situazione contingente e emergenziale...

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    1. sai stefano, io continuo a pensare che meloni e salvini siano complici pure loro di questo disastro.

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  8. Salvini, profondo conoscitore dei Saggi sull’Idealismo Magico! Trovo interessante, in particolar modo, la sua teoria, esposta di recente in un’intervista a Mattino cinque, nella quale sostiene che Evola abbia contratto un forte debito - per ciò che concerne tutta la sua opera filosofica – nei confronti di Carlo Michelstaedter. Lo Spirito dell'asse Salvini – Meloni; sì, sì mi avete proprio convinto: portatemi la scheda elettorale sarò lieto di farvi una bella croce sopra! Salute a voi, Jean Claude.

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    1. ciao Jean Claude, personalmente penso, al di là della domanda che ho posto nell'intervista, che Salvini e Meloni sia due politici di basso livello e questo la dice tutta sulla situazione. Io non voto, non ho mai votato. Potrei pensare che loro due siano i debolissimi interpreti dell'idea di una nuova destra...il problema poi è che appena li ascolto mi sale dentro un malessere esistenziale che mi devasta.

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  9. Sì, Andrea, sono completamente d'accordo con te. Quest'io, mi pare, sia andato a votare per un referendum in tutta la sua vita (ancora se ne pente). Penso, al di là dell'ironia che ho espresso nel mio commento, possa essere interessante tornare sull'idea che molti hanno di Evola (per quanto questo possa interessare). Spesso viene citato, ahimè, come paradigma di un autore trascurato (verissimo). Sarebbe, però, interessante entrare più nel merito di un autore che, filosoficamente, è stato molto importante. Giovanni Damiano ha scritto un saggio molto interessante sulla questione filosofica evoliana. Buona serata, jean claude.

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  10. Attenzione, il mio non era in alcun modo un invito al voto! La mia scheda elettorale è rimasta vergine ed immacolata da quando ho facoltà di votare, mai sono andato per nessun motivo a violare questa che è una delle mie coerenze che sempre ho coltivato e di cui spesso mi vanto(posso dire di non essere mai stato complice). Il mio era diciamo un indirizzo per un "voto utile" ma rivolto solo a chi sia deciso ad andare ad esercitare la sua scelta, e quindi un invito contro la dispersione ed il settarismo per chi, orientato contro i governi attuali, voglia provare a cambiare la rotta del paese tramite lo strumento della rappresentanza... Per chi non và a votaree preferirà il mare posso solo citare l'adagio che sempre ho fatto mio del sopra citato Evola: "fai in modo che ciò su cui non puoi nulla, nulla possa su di te"... Stefano.

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  11. Per quanto riguarda le speculazioni sulla filosofia evoliana, concordo con Jean Claude che in realtà essa fu importante in quest'ambito di studi visto che rappresentò un pò una "terza via" dell'idealismo nostrano, cercando di unire all'idealismo di Fichte e Schelling le visioni di Nietzsche, Stirner, Michelstaedter per superare con la teoria dell'individuo assoluto sia lo storicismo di Croce che l'Attualismo di Gentile, ma la sua filosofia rimase perlopiù incompiuta, e lo stesso Evola in qualche modo la ritrattò dopo la scoperta del pensiero di Guenon il quale riteneva tali teorie dell'Io assoluto profondamente anti-tradizionali, ed anche se nelle sue opere sempre è rimasta una traccia della sua giovanile filosofia,la cosa gli fù rimproverata da un ottica tradizionale e segnerà anche le critiche che gli verranno mosse dalla Rivista Studi Tradizionali(vedi articolo "Il rinoceronte sull'asfalto") e nell'epistolario Guenon-De Giorgio dai due grandi esoteristi... Io credo, per concludere, che alla fine il punto di arrivo e la sintesi fra la dottrina filosofica e la visione tradizionale di Evola sia proprio in "Cavalcare la tigre", dove con la dottrina dell'uomo differenziato che non ha bisogno di appoggiarsi a nessuna regolarità iniziatica esistente(in profonda contraddizione quindi col Guenon) e sfruttando i momenti di rottura esistenziale che la modernità ci presenta, sia la perfetta congiuntura fra il primo e l'ultimo Evola, la quadratura del cerchio del suo personale pensiero, nonchè, questo a mio modo di vedere, il libro più affascinante ed attuale della sua produzione[ma da leggere solo dopo aver letto Fenomenologia dell'individuo assoluto e Rivolta contro il modo moderno (che è la chiave di volta di tutto) e magari uno dei libri fra Lo yoga della potenza,Metafisica del sesso, o i saggi dell'Arco e la Clava propedeutici a capire proprio i risvolti filosofici della pozione evoliana che si sublimerà in Cavalcare la tigre).Saluti,Stefano.

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    1. Vengo spesso a leggere ciò che scrive Andrea sul suo blog, ma (stupidamente) non sono ritornato, sino ad oggi, su questo post. Sono lieto di leggere commenti così approfonditi sul pensiero evoliano, anche se non sono totalmente d’accordo su quanto scriva stefano.
      Ritengo, invece, che il pensiero più importante dell’opera evoliana sia proprio quello filosofico, pensiero che, a parer non solo mio (si veda il saggio introduttivo di Romano Gasparotti ne “L’individuo e il divenire del Mondo”), subisce un’involuzione nel periodo successivo, già a partire da “Imperialismo pagano”, dove viene conferita alla nozione di tradizione “una valenza puramente nostalgico - regressiva” (L’individuo, cit., p. 21). Penso che il pensiero filosofico di Evola sia fondamentale proprio a partire dall'idea di azione, per il suo sganciarsi dal mero concettualismo che si ritrova chiaramente nell’Idealismo hegeliano. In particolare, trovo sia molto interessante il venire meno del negativo nell’opera filosofia evoliana. Cioè, l’Io non abbisogna più di un’alterità che lo riconosca, aspetto fondamentale, invece, per Hegel. Si ha, quindi, un dinamismo straordinario del pensiero, che non necessità più dello scontro con l’altro. In Hegel tutto ciò viene posto concettualmente, mentre Evola parla di Singolo, di Individuo che non va successivamente a sciogliersi in uno Spirito Oggettivo raggiunto tramite un percorso che definisco, ironizzando, astratto/pedagogistico. Ritengo, inoltre, sia stata importantissima per Evola soprattutto la conoscenza dell’opera La persuasione e la rettotica - certo anche Nietzsche, sicuramente Stirner. Penso che Michelstaedter andrebbe mantenuto come faro per una filosofia della libertà (per dirla col bel saggio di Damiano su Evola), più che lo stesso Evola. Ammetto di non essere molto convinto su quanto scrivi riguardo alla ritrattazione da parte di Evola del proprio pensiero filosofico dopo aver conosciuto Guénon. Primo: Evola conosceva già Guénon durante il suo pensiero filosofico (aveva già letto Le Théosophisme, histoire d'une pseudo-religion del 1921) e, come giustamente scrivi tu : "nelle sue opere è sempre rimasta una traccia della sua giovane filosofia". Mi fermo qui scusandomi per essermi così dilungato. Stefano, sia chiaro, da parte mia non c’è alcun intento polemico, ho solo espresso ciò che ritengo centrale per la mia lettura di Evola; sarò lieto di risponderti nel caso trovassi inesattezze in ciò che ho scritto (anzi, te ne sarò grato). Inoltre, vi ringrazio tutti per avermi dato l’opportunità di "parlare" di alcuni autori di cui poco o nulla si scrive. Saluti, Jean Claude.

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    2. *scrive Stefano. Pardon.

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    3. ringrazio io te Jean Claude.
      saluti anche a te.

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    4. Caro JeanClaude,prima di tutto specifico che nulla di polemico traspare dal tuo intervento ed anzi sono contento di aver stimolato la tua interessantissima riflessione su ciò che si può definire il pensiero filosofico evoliano,e qua già arrivo al punto, in quanto, premettendo che la tua analisi sulla dinamicità e sul ruolo dell'azione nella filosofia del nostro è assolutamente condivisibile, il problema è che tu parli di quest'aspetto filosofico come se fosse il punto centrale della sua opera e del pensiero e che il concetto di Tradizione fosse un surplus(o un minus, questo non l'ho capito),mentre per me è esattamente il contrario,cioè in Evola,dalla conoscenza di Guenon in poi, è la visione "tradizionalista" ad essere centrale e l'impianto filosofico che più che altro diventa una direttrice della particolare e originale visione della Tradizione di Evola,che infatti è caratterizzata dal dionisiaco, dal concetto di azione visto come espressione rituale della Tradizione da kshatriya,in opposizione alla visione contemplativa del Guenon. Insomma nell'Evola maturo la visione dell'Individuo assoluto viene integrata in una prospettiva assolutamente tradizionale,in cui l'uno e l'altro apetto si sostengono a vicenda nell'impianto generale dell'opera del barone, che potremmo definire un tradizionalismo spurio, o una metafisica dell'azione, oppure semplicemente la "via della mano sinistra". Detto ciò il tuo punto di vista è quello che da anni sostiene con profondità e competenza Giovanni Sessa, docente di filosofia che ha scritto anche un saggio su Michelstaedter,"Oltre la persuasione" che potrebbe interessarti, egli sostiene come te che la vocazione intellettuale più profonda del barone sia proprio quella filosofica(anche dopo l'incontro col Guenon) ed in particolare quella che lui definisce la "filosofia del Nuovo Inizio",una filosofia che anticipa superandola l'impasse teorica-pratica del '900 fra essere e divenire. Quindi non critico quella che è la tua lettura dell'impianto filosofico evoliano, che considero esatta, ma critico il ruolo e l'importanza data al pensiero filosofico di Evola nella sua opera complessiva... con ciò credo che le risposte siano tutte date dall'Evola stesso nell'autobiografia "Il Cammino del cinabro" in cui nel capitolo "Il periodo speculativo" egli parla di tutto ciò, chiarendo non solo i suoi punti di vista e le sue influenze, ma mettendo in chiaro che quel periodo finisce nel '27 o al più tardi nel '30 e di come egli consideri la sua attività filosofica sicuramente soddisfacente, ma una sua attività comunque "profana" e che,riporto le sue parole e così concludo:" Si trattava di una introduzione filosofica ad un mondo non filosofico,la quale poteva avere un significato nei soli rarissimi casi in cui la filosofia ultima avesse dato luogo ad una profonda crisi esistenziale. Ma vi era anche da considerare (e di questo in sèguito mi resi sempre più conto)che i precedenti filosofici, cioè l'abito del pensiero astratto discorsivo, rappresentavano la qualificazione più sfavorevole affinché tali crisi potesse essere superata nel senso positivo da me indicato, con un passaggio a discipline realizzatrici. E quanto a chi si trovava già sull'altra sponda, per lui tale propedeutica filosofica in termini di « pensiero moderno » era del tutto superflua. Per questo, a coloro che mi seguirono nell'attività che svolsi del periodo successivo, io non solo non consigliai ma sconsigliai la lettura di quei miei tre libri. Nel dominio in cui procedetti, non si trattava di « dimostrare » o « dedurre », ancor meno di « discutere ». Si trattava di saper riconoscere o non riconoscere certi principi e certe verità, in base a una vocazione, a una sensibilità innata o ad un risveglio interiore." Saluti a tutti,spero anch'io di non essere risultato polemico, e grazie ancora della bella discussione. Stefano.

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    5. Ti rispondo molto sinteticamente.
      Prima di tutto: ti ringrazio moltissimo per il prezioso consiglio che mi hai dato. Sessa è un autore nel quale mi ero imbattuto ma, non avendolo approfondito, non ero a conoscenza di questa sua opera che, come hai correttamente intuito, mi interessa moltissimo. Cercherò di procurarmela al più presto. Grazie!
      Hai perfettamente ragione. Considero il pensiero filosofico la parte centrale della sua opera, ma c’è di più (mi scuso per l’arroganza) ritengo che sia proprio involutivo il pensiero successivo agli anni ’30. Per rimanere a un’opera da te citata nel commento precedente (L’Arco e la clava): ebbene, in quel caso, ahimè, non si dovrebbe neppure parlare di rottura epistemologica col pensiero filosofico, ma proprio di un altro pensatore, di un altro autore.
      Ritengo però che andrebbe costituita una lunga e articolata argomentazione sulla ricezione e sull’influenza che determinate opere abbiamo avuto su gran parte dei lettori di Evola. Credo che sarebbe interessante svolgerla, ma le mie letture di queste opere sono troppo lontane nel tempo perché io possa scriverne in modo puntuale ed esaustivo. Spero sinceramente che potremo ritornarci sopra. Per ora mi limito a ringraziarti per l’importante consiglio di lettura. Scusandomi per la brevità, ti saluto, Jean Claude.

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  12. Rispondo un po' a tutti, e spiego ad Andrea che ben mi conosce e che quindi non si sorprenderà se gli dico che anche per me il voto alla coppia Salvini-Meloni è assolutamente strategico. Ho amici di sinistra che li votano, qui a Roma, t'ho detto tutto. anche loro animati dal mio stesso auspicio di rompere, in qualche modo, gli stanchi equilibri che ci portiamo appresso da tempo. Come sai non ho votato per lungo tempo, e se lo faccio adesso è proprio per l'urgenza che certe questioni - non solo italiane evidentemente - ci presentano. Come sai non sono un sostenitore della democrazia rappresentatva, ma a volte può essere un mezzo, come in questo caso, più per destabilizzare che per immaginare realmente che, chiunque possa vincere, abbia capacità non solo di governare una città come Roma, ma nemmeno di incidere più di tanto su poteri e privilegi consolidati da decenni. Concordo con chi mi ha preceduto sull'importanza di Cavalcare la tigre, tra le opere evoliane, soprattutto nel richiamo all'uomo differenziato (ci sono altre parti del libro anacronistiche o puramente accessorie, ad esempio) e della necessità per chi accosta questo autore di partire da Rivolta contro il mondo moderno (da leggere magari unitamente a Crisi del mondo moderno di Guénon) per entrare con un minimo di possibilità di decodifica nell'impianto filosofico del pensiero evoliano.

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    1. intanto grazie a tutti voi che state intervenendo. sono molto contento di questo dibattito. onestamente sono un lettore di Evola e per questo preferisco far parlare voi che ne sapete di più. Ho letto dell'uscita di questo libro di De Turris:

      http://www.ereticamente.net/wp-content/uploads/2016/05/de-Turris_Evola_COVER-3a-page-001.jpg

      e per rimanere al tema dell'identitarismo segnalo anche questa intervista a vincenzo sofo.

      http://www.barbadillo.it/56631-lintervista-sofo-lega-milano-sara-il-nostro-laboratorio-identitario/

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  13. e comunque ieri ho letto un'intervista a Giorgia su Libero e ci ho trovato poca sostanza...

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  14. Grazie per i link, Andrea, andrò a leggere...

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  15. http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/evola-guerra-totale-pensiero-1266134.html

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