domenica 29 maggio 2016

Due righe su "C'era una volta un presidente" di Silvia Valerio (Vallecchi)



Per descrivere il pamphlet di Silvia Valerio “C'era una volta un presidente. Ius primae noctis” (Vallecchi, 2010) che fece tanto discutere tempo fa, con incursioni televisive dell'autrice (finite, a mio parere quasi sempre in disastro) potrebbe bastare il retro di copertina: “Un libro vigile vero veloce. Versatile velenoso vivace. Visionario vibrante violento. Un libro vergine.” Sulla copertina quasi preraffaelita che ritrae l'autrice senza veli non credo ci sia nulla da ridire). E ho scritto potrebbe bastare perché queste 81 pagine hanno un ché di velenoso che scuote la carne e i sensi. Un torrente di virginale purezza dello spirito. Pagine irruenti, con le classiche cadute di un'esordiente (citazioni, contraddizioni, verbosità spinta all'eccesso, presunzione alle stelle), ma anche molto divertenti, dove grottesco/satira/digressioni danno vita ad alcune immagini/situazioni/avventure/sfoghi davvero pungenti, persino irritanti nella loro furia gentile che fa a pezzi la scuola, donne che non sono più donne, uomini ridotti a scheletri imbarazzanti, con l'autrice che  col sorriso sulle labbra frusta il lettore con chiodi e carezze sulle sue certezze, sulla sua schiena, sugli occhi, sulla bocca, sugli organi genitali, sul conformismo mascherato da libertà. 

Ma a proposito del velo. Scherzi a parte, ci ho riflettuto parecchio. Da che mondo è mondo, è costume di quel paese che le donne lo portino. Da che mondo è mondo, non si sono mai lamentate. Adesso, invece sì. Spinte soprattutto da contatto-contagio con le società altre, che, ormai, i loro costumi li hanno persi senza più speranza di ritrovarli. Finiranno come la maggior parte delle cinesi e delle giapponesi, che vestono ormai perfettamente all'occidentale, mostrando gambe nodose che il buongusto dei loro maggiori aveva per millenni coperto di sete maliarde. Nulla di più intonato, infatti, alla natura della femmina nipponica dei paramenti della geisha! E qui si solleveranno, senza ombra di dubbio, i difensori della dignità femminile, e tutte le virago femministe in circolazione. Tremate tremate, le streghe (nel vero senso estetico della parola, N.d.A.) son tornate. Né streghe né madonne, solo donne – replicheranno allora queste incredibile fan de lla rima baciata. Donne. Done? Sono forse donne le manager di piglio che passano la loro vita da un'azienda all'altra, abbruttendosi a forza di viaggi extraeuropei, stress e ansiolitici? Con la pelle tutta grinzosa a forza di lampadre ed esposizioni al sole anche quando non ce n'é, la voce rauca fino all'ambiguità, i muscoli guizzanti (comunque mai abbastanza per poter sventare una violenza sessuale), scolpiti in ostinate sessioni settimanali in palestra? Come sono femminili, con quei tailleur e quei ghigni da isteriche grintose! Era quello che volevano, no? La parità tra i sessi – ovvero: oggi faccio io l'uomo e tu la donna.” (pp. 75 -76)

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