mercoledì 13 aprile 2016

Tiziano Angri; Eni; Incontri in Vaticano; due righe su "Il potere della fame" di Rosalinda Cappello (Idrovolante Edizioni); Ballad in Blood

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Ho aperto "L'unica voce" di Tiziano Angri sulla pagina che ospita questo disegno. Ero in un vagone della metropolitana e volevo scendere. Troppa gente, troppo rumore, la testa mi esplodeva. Sono letteralmente corso fuori dal vagone e poi dalla fermata per recuperare aria. Fuori c'era una giovane rom molto bella che faceva la questua. Le ho lasciato due euro. Aveva i denti bianchissimi. L'avrei baciata tanto mi aveva restituito il sorriso.

- Quei due euro erano parte del resto per l'acquisto de Il Manifesto. Mi chiedo come possano ospitare la pubblicità dell'Eni sul loro giornale. Il giornale l'ho sfogliato perdendo subito la voglia di leggere e rimpiangendo il fatto di averlo acquistato. L'ho lasciato sulla panchina dov'ero seduto. Andandomene ho notato che una classica studente di sinistra della Statale lo raccoglieva come fanno i mendicanti per strada con qualcosa di utile per la loro sopravvivenza.

- Ma quando Bernie Sanders incontrerà il papa cosa gli dirà? Gli darà del piazzista, dell'imbroglione, del suonatore di serpenti, dello schiavo del denaro come fa con i rivali nella corsa alla Casa Bianca? Gli chiederà di versare milioni e milioni di dollari ai nativi per quello che hanno combinato e continuano a combinare i suoi soldati in tonaca e magari anche di restituirgli tutti i terreni che gli hanno fregato (questo vale anche ovviamente per il resto degli USA)? Gli chiederà di svestirsi del denaro e chiudere la sua banchetta? Macché andrà a ripetergli le solite cose, una carezza e uno schiaffo leggero a distanza, che Cristo era il primo socialista, che i poveri e la misericordia e gli immigrati e gli orfanotrofi e le mense e San Francesco e un'altra valanga di stronzate da far schifo.

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In un'epoca come la nostra fatta di sconforto, di crisi economica, di quasi zero possibilità lavorativa, disoccupazione giovanile alle stelle, voucher, precariato mettersi a leggere un libro come "Il potere della fame. I Faraone, dalla tradizione contadina all'innovazione industriale" di Rosalinda Cappello (Idrovolante Edizioni) potrebbe aiutare a non perdere la speranza, a conservare intatti i sogni, a credere che si possa uscire dal fango, che ci possa riscattare. Purtroppo questo non accade, se non nelle prime pagine, perché poi si annega in un libro strutturato male che ricorda un articolo/reportage di giornale dilatato all'inverosimile, in un mare di melassa, di retorica e buoni sentimenti, di una spolverata di Olivetti e Mister Ignis, di valori familiari e radice contadine, di successi internazionali e presunta saggezza popolare. Senza mai un lampo nella scrittura, senza mai epica, senza mai odori veri ma solo tanta tanta noia. 



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