mercoledì 20 aprile 2016

Persone che muoiono; Fino a prova contraria; un romanzo intensamente bello

Due anni e mezzo fa conobbi una persona. Erano i tempi della malattia di mia madre. Ero seduto su una panchina in un parco vicino casa a leggere i racconti Dubus e un vecchio col viso giallo di malattia mi si era seduto accanto. Avevamo parlato di libri, di politica, di famiglia e soldi. I suoi due figli stavano in giro per il mondo a lavorare come broker e responsabile in qualche catena turistica. Lui era un avvocato con un tumore. Mi chiese se mi andava di offrirgli una delle birre che tenevo nella borsa accanto a me. Gliene offrii una e lui la finì in due sorsi. Da giallo divenne rosso e bluastro e per i successivi venti minuti rimase in silenzio. Ripresosi mi spiegò tutto del suo tumore e che stava per morire e che aveva liquidato da tempo i suoi figli dall'attività di famiglia e che sua moglie era morta pochi anni prima per un infarto. Stavo aspettando che la mia compagna tornasse dal lavoro. Non mangiavo da giorni e se chiudevo gli occhi non vedevo altro che dottori, corsie e il mio posto di lavoro. Tornai a casa ubriaco e in lacrime. Ci rivedemmo altre volte. Gli raccontai della morte di mia madre. Lui della sua solitudine. Della chemioterapia. Del suo amore per Heidegger e Zurigo. Poi smisi di incontrarlo. Poi mi sono dimenticato di lui. Non lo vedevo piú al parco. Era scomparso. Qualche giorno fa ho chiesto a una mia vicina che avevo visto parlargli se sapesse qualcosa di quell'uomo del quale non conoscevo nemmeno il nome. Risposta ovvia. Morto. Mi ha spiegato dov'era stato seppellito. E sono andato a salutarlo. C'erano rose rosse fresche sulla tomba che divideva con la moglie. La vicina mi ha raccontato che al funerale c'era solo una decina di persone e che i figli se n'erano tenuti a distanza. Quell'uomo mi era stato ad ascoltare e mi aveva anche preso in giro perché tutte le volte che bevo da una lattina io mi bagno sempre i vestiti. Era stato colostomizzato e ci rideva sopra come faceva mia madre. Volevano vivere loro due. E sono morti. Ci sono persone come me, ipocrite e vili, che non hanno mai voluto vivere e che continuano a vivere. Tutto questo mi fa star male. Ingenera sensi di colpa. Non c'è verso di uscirne.

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Rilancio: 





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Oddio, posso quasi dire che forse era meglio che non cominciassi a leggere "Sanctuary Line". Troppe emozioni, troppe lacrime. Ma a voi capita ancora che dopo aver letto un libro non fate piú nulla per l'emozione? Che non vi fa di far nulla se non di tenerlo fra le mani per ore. È anche per questo che ho smesso di scrivere recensioni. Come fare un attentato ai libri che si legge. Quelli che ci piacciono davvero.

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