venerdì 1 aprile 2016

Colpito al cuore da "Dalle rovine" di Luciano Funetta (Tunué)



In molte delle pagine di questo sorprendente e appassionante “Dalle rovine” di Luciano Funetta (Tunuè) il“noi” prende alla gola. Rivera e gli altri protagonisti di questo romanzo sono memorabili. Ci si sente circondati durante la lettura, ci si sente partecipi, spettatori, carnefici, registi, vittime, serpenti, fantasmi, incubi, corpi, attori. Si scompare. Si eiacula orrore e terrore. 

“Una sera, dopo aver spento le teche, Rivera andò in cucina – il corpo sudato che scintillava gigantesco nella luce del neon. Si scaldò due pezzi di carne e si sedette. Masticava lentamente e guardava nel vuoto. Ogni due bocconi posava la forchetta per passarsi una mano sull'addome. Sapeva che noi eravamo lì a guardarlo, ma non se ne curava. Quando ebbe terminato di mangiare rimase immobile, fissando un punto sulla parete di fronte a lui. Per un po' rimase immobile sulla sedia, con la schiena dritta e le mani sulle ginocchia, davanti al piatto vuoto, poi si alzò e si diresse vero la stanza delle teche. Noi lo seguimmo. Premette un interruttore e i terrari si illuminarono con un bagliore tremolante. Alcuni serpenti, intorpiditi, cominciarono a muoversi, a srotolare le spire tirandole fuori dal sopore del sonno. Rivera stava al centro della stanza a osservare il loro risveglio. Dopo qualche minuto andò in camera da letto e si mise a frugare dappertutto in cerca della videocamera. Quando la trovò, tornò nella stanza delle teche e la sistemò sul cavalletto. Tutto si svolse in silenzio. Si sentivano solo il ronzio delle lampade a voltaggio controllato che illuminavano le gabbie di vetro e quello del piccolo freezer che conteneva i pasti surgelati dei serpenti. Rivera accese la videocamera, scoperchiò le teche con i serpenti più svegli, li sollevò delicatamente e se li mise tutti e quattro sulle spalle. Non l'avevamo mai visto prendere più di un serpente alla volta. Quella volte, invece, le bestie che aveva scelto sembravano ipnotizzate. Davanti alla videocamera si muovevano sulle sue spalle avvinghiandosi a vicenda, arrotolando le spire attorno alle sue braccia, scendendo lentamente fino alle mani gli passavano tra le dita, gli si accollavano nei grossi palmi, risalivano fino al collo gonfio sempre incrociandosi, scivolando sulla pelle di Rivera, si infilavano nel solco delle sue natiche bianche, gli percorrevano la pancia e il petto. Una di loro si arrampicò tra i capelli pettinati all'indietro, raggiunse la sommità della testa e impennò la parte anteriore del corpo, restando in equilibrio sulla coda. Il serpente rimase in quella posizione e Rivera chiuse gli occhi. Muoveva le labbra come se stesse pronunciando frasi in una lingua incomprensibile. Nel posto dove avevamo vissuto prima di incontrare Rivera c'erano uomini che sapevano ipnotizzare le bestie con le parole e con la musica. C'erano uomini che ipnotizzavano le bestie anche solo con uno sguardo. Eppure niente di quello che avessimo mai visto somigliava a quello di cui fummo testimoni a Fortezza. Non riuscivamo a respirare mentre guardavamo il corpo bianco e lucido di Rivera che si distendeva sul pavimento sotto le carezze dei quattro serpenti che gli percorrevano la pelle come se cercassero qualcosa. Sembravano un'unica serpe ondeggiante, un groviglio lento di spire che si avvicinava al suo pene eretto e cominciava ad avvolgerlo senza stringerlo. Rivera nel frattempo si era coperto il viso con le mani e respirava più forte. Poi venne, sulle squame lucenti dei rettili. Avevamo paura che una di quelle bestie si spaventasse per le contrazioni e lo mordesse, ma non accadde. Rivera ansimava i serpenti gli risalivano verso le spalle. Dopo qualche minuto, Rivera si alzò, districò gli animali attorcigliati tra loro, li ripose nelle loro teche e andò a spegnere la videocamera.” (pp. 13-15)

E nel libro sono citati questi due splendidi film:




2 commenti:

  1. Il libro non lo conosco, ma condivido l'aggettivo per i due film... come a dire, siamo sempre allo stesso punto.

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    1. il romanzo è davvero sorprendente. cede un po' nel finale ma nel complesso merita eccome di essere letto.

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