martedì 22 marzo 2016

"XXI secolo" di Paolo Zardi (Neo Edizioni) e "Come sopravvivere al politicamente corretto" di Luigi Mascheroni (il Giornale)


Due estratti da “XXI secolo” di Paolo Zardi (Neo Edizioni). Credo di condividere per esempio questa recensione di Demetrio Paolin:

“L'odio di classe aveva lasciato il posto all'odio razziale che andava alsciando spazio a una forma di risentimento primitivo, inclassificabile, destrutturato, totalizzante. La gente odiava la gente tutto il giorno, tutti i giorni. Tempi di ira, di tremendo rancore. E lui, ogni sera, doveva convincere questi adulti incattiviti a comprare un aggeggio di cui non avevano mai sentito il bisogno. La sua attività, ormai, richiedeva un talento soprannaturale. Ma lui conosceva il loro odio, e non lo temeva: offriva amore, e in cambio chiedeva solo di lasciarsi amare. Perché lui era un venditore vecchia scuola: conosceva i trucchi, ma alla fine ci metteva il cuore. A quelle persone chiedeva solo una cosa: fidatevi di me, perché io ci credo. Pensate alla salute, diceva. Alla salute di quando sarete vecchi, alla salute dei vostri figli. Il cloro provoca tumori al colon, anche a distanza di vent'anni. Lo dicono le statistiche. E le bottiglie di plastica che comprate possono stare diciotto mesi in un magazzino completamente privo di norme igieniche, prima di arrivare sulla vostra tavola: lo sapevate? Beviamo acqua morte, e la paghiamo pure.” (pag. 30)

“La tragedia non è per tutti. Ci vuole un certo physique du role, per farne parte. Una predisposizione precisa, un talento. Non basta morire, o soffrire, o perdere tutto, per essere il protagonista di un dramma: serve un destino già scritto, un coraggio inspiegabile, e una voce ben impostata. E la bellezza. Soprattutto quella. Ai brutti, solo ruoli secondari e un po' ridicoli, o l'umiliazione di una farsa. E lui, per cosa era portato? Altezza media, corporatura media – uno strato adiposo di medio spessore a coprire uno scheletro tutto sommato proporzionato -, una faccia martoriata da linee e solchi, le palpebre gonfie, il naso massiccio, mani tozze e dita rettangolari che finivano in unghie curate, nel complesso meno bello di quanto avrebbe sognato da ragazzo. Un uomo qualunque – troppo brutto per la tragedia, troppo bello per la farsa, terribilmente noioso per la commedia.” (pag. 37)

......

Un estratto da un breve e sferzante libretto di Luigi Mascheroni uscito per il Giornale “Come sopravvivere al politicamente corretto”:




“Nato negli Stati Uniti negli anni Trenta del Novecento negli ambienti intellettuali della sinistra comunista e assimilato più tardi, negli anni Sessanta, da alcune frange della New Left e quindi sbarcato sull'onda del Sessantotto sull'altra sponda dell'oceano, dilagando dalle università americane in tutta Europa durante gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso, per placarsi finalmente, senya però esaurirsti, nei primi due decenni dell'attuale, il fenomeno del politically correct è tragicamente affogato nel conformismo delle idee e nell'assurdo del pensiero-unico. Presuntuoso e ipocrita tentativo di eliminare le ingiustizie limitandosi a giocare con le parole invece che cambiare una mentalità, si è schiantato contro i principi della logica e il senso del ridicolo.
Per aver fatto, se non piazza pulita, almeno un minimo di ordine concettuale nel caos dei tic culturali, delle espressioni anti-discriminatorie, delle parole corrette e delle idee corrotte prodotte da tale agghiacciante atteggiamento mentale, non ringrazieremo mai abbastanza Robert Hughes (1938-2012), autore dell'immortale Culture of Complaint (1993), libro in cui si profetizzava – scherzando, e invece prima o poi accadrà veramente – che qualcuno leggendo il Moby Dick di Melville avrebbe considerato il capitano Achab “portatore di un atteggiamento scorretto verso le balene”.
Non c'è modo migliore per mettere fine a un inutile piagnisteo che ridicolizzarlo. Quando un bambino strilla, se vi mettete a ridere di fronte a lui, all'inizio s'arrabbia di più, ma poi smette. Ecco. Un buon modo per frenare la deriva frignante delle anime semplici del pensiero liberal e radical, progressista, buonista, multiculturalista, egualitarista e moralista, forse è quello di sorridergli in faccia. Anche se ci sarebbe da piangere. Difficile, del resto, ridicolizzare ulteriormente quanti sono già sprofondanti nella farsa proponendo, per esempio, di cambiare il finale di alcune fiabe troppo “impressionanti” o anti-animaliste oppure di sterilizzare l'orrore della guerra, come ha fatto di recente il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni dichiarando che “dobbiamo combattere i terroristi sul piano militare, ma senza entrare in una dinamica di conflitto”, che fa il paio con la famosa “difesa attiva” per dichiarare un attacco missilistico e con le correttissime missioni Onu di peace keeping e peace enforcing, come se inviare soldati a combattere per mantenere o imporre la pace non significasse compiere azioni di guerra.
L'ossessione per parole e opinioni depurate da qualsiasi accento razziale, etnico, religioso, sessuale o fisico ha coinvolto tutti e tutto. Uomini, cose, animali. Stravolgendo principi etico-filosofici e valori secolari di intere civiltà.Un eccesso di garantismo per la forma che ha finito per stuprare il contenuto. Il Politicamente Corretto si è insinuato nella società occidentale stigmatizzando sentimenti che sono alla base dei comportamenti umani, e pure delle opere del pensiero: sì anche l'odio, la vendetta, l'ambizione, l'ostinazione, la sete di giustizia, ossia sentimenti connaturati all'uomo (e alla donna, per carità...) e di cui sono strapieni i capolavori della letteratura, dell'arte, della musica, del teatro e del cinema che nutrono la cultura occidentale da millenni, da dei quali la società Politicamente Corretta si vergogna. Vero mal du siècle – qualcosa a metà fra il Catechismo dei Sentimenti Leciti a norma di Codice Ideologico e la Buoncostume del nuovo razzismo etico – il Politicamente Corretto (un po' come il radical chic a cui lo apparentano il substrato ideologico, il background culturale e la condizione di privilegio degli adepti) è difficile da debellare. Assume sempre nuove forme ma rimane identico nella sostanza. Predica male e razzola peggio, incantando gli altri ma illudendo prima di tutti se stesso.” (pp. 39-41)

2 commenti:

  1. Una società che crolla, anzi un'intera civiltà e l'ossessione per le parole dopo... è che a volte ci si sente così oppressi che si ha bisogno di leggere una favola. Non schiaffeggiare il mio "buonismo" è sempre quella uscita di sicurezza che ti salva dalla schizofrenia.

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    1. dopo una bruttissima giornata, a livello personale e non solo, come quella di oggi forse una favola ci vorrebbe.

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