giovedì 3 marzo 2016

Vashty Bunyan, Léo Malet, Hitchens, Linea del fronte, Doromizu, Repubblica

- La pagina più bella de Il Manifesto di ieri è L’ultima con l’intervista a Vashti Bunyan: “La scelta di Vashti”.




- Una delle mie letture fondamentali è stata sicuramente “La trilogia nera” di Léo Malet ma ho sempre letto anche le avventure di Nestor Burma del quale è appena uscito: 



“Le acque torbide di Javel” (Fazi). Ne ha scritto Simone Paliaga su Libero: “Anno 1956, Léo Malet scoprì la furia del Jihad”

- Ieri su Il Foglio hanno cominciato a dedicarsi a Hitchens, con inediti e la storia della sua vita. Bello davvero il pezzo su Oriana Fallaci.


Letto tutto d’un fiato. Informazione qui. Sono tornato bambino quando leggevo i fumetti di guerra che acquistava mio nonno. Ma c’è ancora qualche bambino che gioca ai soldatini? Oltre che un gioco emozionante, ho notato quanto i sacchetti coi soldatini costino davvero poco. 

 - Un estratto da “Doromizu” di Mario Vattani. Questo intanto è il sito:

“Arrivato sotto il viadotto della shuto expressway, che con le sue migliaia di tonnellate di cemento armato trasforma tutto in grigio, il tempo ritorna a essere quello di sempre. Quale che sia la stagione, la volta celeste sotto lo shuto è sempre grigia, anche quando a cinquanta metri da qui è primavera. Sono sul marciapiede a guardare il traffico, e mentre mi sfrecciano di fianco le automobili, i taxi , le motociclette, gli autotreni, io faccio dondolare la grande busta di plastica con il prezioso bottiglione di sakè junmai daiginjo, custodito in una scatola di legno chiaro, cinta da un elegante cordone di seta. Si muove avanti e indietro, come va e viene la sensazione che prima, al telefono, avrei dovuto essere più paziente con Tonomi, e non reagire istintivamente al mio stesso imbarazzo. Indietro e avanti, come viene e va la sensazione che invece è bene che sia così, è bene tenere una distanza da ogni cosa , perché è finito il momento delle certezze, dell’attaccamento, del controllo. Perchè è l’ora di lasciarsi andare, e seguire l’armonia. 
Sopra di me, la sopraelevata sembra continuare all’infinito, pilone dopo pilone, perdendosi in una prospettiva che ha qualcosa di sovrumano, di colossale.
Ormai ho scelto questa strada, ho scelto di rimanere. 
Ma mi chiedo se sono stato davvero io a sceglierlo.
O se invece ho semplicemente seguito, per inerzia, una direzione che è stata tracciata di fronte a me. Bisognerebbe comprendere se un cammino è già tracciato per noi, perché la chiave è capire se al contrario sia giusto modificarlo, operando una scelta, ricorrendo alla volontà, al coraggio.
Ma se anche così fosse, il coraggio potrebbe essere sia di rimanere sul proprio cammino, sia di riuscire ad abbandonarlo.
La scelta coraggiosa è quella di partire, ma anche quella di restare.
Nessuno risponderà per me a questa domanda, perché oggi il negozio del vecchio cinese è chiuso. Definitivamente.
Anzi no, non chiuso.
È l’ultimo messaggio del piccolo Buddha di bronzo dorato, il negozio è totalmente aperto, spalancato, vuoto. 
Non c’è nulla. Nulla nella vetrina, nulla sugli scaffali, nulla.
E allora capisco che la mia è stata la scelta giusta.” (pp. 293-294)


- Ma quanti sono i rivoluzionari che molleranno Repubblica dopo l'ultima fusione.......?

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