domenica 13 marzo 2016

Su cinghiali, Occupy Wall Street, guerra/Bill Fay, Tracey Thorn



Mi piacciono i cinghiali perché quando li ho incontrati dal vivo mi hanno sfidato e messo paura, perché mi piacciono esteticamente così come mi piacciono i maiali, mi piacciono i loro denti/zanne, perché sono infestanti, perché se ne fregano di tutto, perché la loro carne è buonissima e sono anche un fanatico di John Ford, dei suoi film, di John Wayne, de “L’uomo che uccise Liberty Valance” che tutte le volte che lo guardo mi emoziona, mi irrita, mi stimola riflessioni, mi fa stare letteralmente male per la storia che racconta. Invece “Il cinghiale che uccise Liberty Valance” di Giordano Meacci (Minimum Fax) non mi è piaciuto affatto perché l’ho trovato freddo, autocompiaciuto nella sua apparente ricercatezza linguistica, noioso, staticissimo, che si rivolge agli scrittori da salotto, condito da riflessioni socio/politico/psicologico scontatissime, ben poco cinghialesco e anche direi quasi offensivo nei confronti dei cinghiali per “come” (non l’idea) ha sviluppato l’idea di una loro antropomorfizzazione, con questi adolescenti super intellettuali che non si sopportano più.




Qualcuno si ricorda ancora di Occupy Wall Street? Eppure mai come oggi credo che quella fu/è un’opportunità per gli Stati Uniti che è una realtà difficilmente leggibile secondo i canoni interpretativi europei e lo dico per esperienza perché quando incontrai alcuni attivisti statunitensi restai sorpreso da tutta una serie di difficoltà. “Occupy Wall Street” di Stephanie McMillan (Becco Giallo, traduzione di Margherita Taffarel) è una graphic novel molto interessante perché oltre a raccontare quell’esperienza, descrive le contraddizioni esistenti in ogni movimento, lo scontro-incontro fra le varie sensibilità/idee e soprattutto la centralità dei momenti di discussioni assembleari tanto bistrattati (non sempre a torto) dalla vulgata comune. Discutere e confrontarsi apertamente, guardandosi in faccia, non è semplice ma è di fondamentale importanza se si vuole contrapporsi a una società verticistica, leaderistica, adorante, servile.

Ieri era una giornata di mobilitazioni contro le guerre.
Io le ricordo con Bill Fay.


E ho scoperto per puro caso "Out Of The Woods" di Tracey Thorn e mi piace molto:


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