martedì 8 marzo 2016

Etgar Keret "All'improvviso bussano alla porta", Keoma, Savitri Devi


Se avevo particolarmente apprezzato altri libri di Keret che avevo letto come "Sette anni di felicità", "Mi manca Kissinger", "Pizzeria Kamikaze", "La notte in cui morirono gli autobus" e "Gaza Blues", esco invece parzialmente deluso da "All'improvviso bussano alla porta" (Feltrinelli, traduzione di Alessandra Shomroni). Lo stile di Keret che unisce comicità e dramma, sguardi fulminei e digressioni micidiali e infatti ci sono alcuni racconti che restano impressi nella mente parecchio tempo dopo averli letti ma in generale la raccolta mi ha trasmesso una certa noia e manierismo. Durante la lettura percepivo una certa insistenza dell'autore a trasmettermi la sua bravura e quanto era capace di stupirmi e questa sensazione alla lunga mi ha innervosito. Questo dello specchiarsi è uno dei difetti che ho percepito in tutti i libri di Keret ma se negli altri rimaneva in sordina qui l'ho sentito maggiormente, unito a una certa freddezza. O forse è solo che certe volte i libri parlano ai lettori in maniera diversa a seconda dell'umore, delle aspettative, del tempo che fa fuori.

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Che riscoperta. Il vecchio trailer .

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Ho perso per strada parecchie persone per le mie letture, per le mie frequentazioni ma io continuo i miei percorsi di lettura, sono incuriosito da molte questioni, mi piace scendere negli abissi, farmi del male mentre leggo e me ne frego se resto solo, se qualcuno giudica inopportune alcune mie letture, eccetera. Chissà cosa dirà qualcuno del fatto che nei prossimi giorni comincerò a leggere qualcosa di Savitri Devi. Un mondo lontanissimo dal mio ma mi ha sempre incuriosito questa donna che non ha mai smesso di definirsi nazista. 

Leggerò: 







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