martedì 29 marzo 2016

Due estratti da "Jefferson e/o Mussolini" di Ezra Pound (Società Editrice Il Falco)


“Aprile 1935, Anno XIII, finalmente una premessa. Questo manoscritto fu da me completato e lasciò le mie mani nel febbraio 1933. 40 editori l'hanno rifiutato. Nessun mio dattiloscritto è stato letto da tante persone. Né mai mi procurò una corrispondenza tanto interessante. Viene qui stampato verbatim, inalterato. Non ho più visto il manoscritto da quando lasciò Rapallo, finché mi ritornò sotto forma di bozze di stampa. Viene edito come testimonianza di ciò che vidi nel 1933. La prefazione di settembre (1933) segnalava una eccitante attesa, che è diventata gradatamente più palpitante e meno promettente.” Ezra Pound, Rapallo, Aprile XIII

Tra una notte e l'altra la rilettura di “Jefferson E/O Mussolini” di Ezra Pound (Società Editrice Il Falco, 1981, traduzione dall'inglese di Luca Gallesi) che è comunque stato riproposto ultimamente da Bietti. Lo so, apparirò come uno irrimediabilmente fuori dal mondo, uno vetusto, un fascista, un idiota (mi piace considerarmi come un lettore, un lettore che percorre varie strade. Mi piacerebbe trascorrere le giornate solo a leggere). Non importa, vado avanti per la mia strada ma continuo a non comprendere chi rifiuta a priori di leggere Ezra perché non sa cosa si perde. 

Ezra mi irretisce come la prima volta che lo lessi. Sono trascorsi anni e anni orami. Oscuro, criptico, contorto, suggeritore, mistico, confuciano, lucido, ribelle, visionario, Ezra mi inquieta, mi sprona, mi commuove, mi accarezza, mi bastona mi confonde, mi fa venir voglia di leggere e soprattutto di scrivere. 

Trascrivo due capitoli di questo libro:

“XXVIII - Dell'essere governati”

L'ultimo stadio di decadenza di un popolo democratizzato come di uno non democratizzato è quello in cui entrambi iniziano a lamentarsi di essere dominati. È necessario DISTINGUERE tra il fascismo, che è un'organizzazione con alla testa un uomo al quale il potere non è stato DATO, ma che ha organizzato il potere, dalla situazione dell'America, dove la stampa grida che si dovrebbe DARE il potere a Roosevelt, cioè a un uomo malato, o che si suppone comunemente malato, un uomo che non ha mostrato ALCUNA COMPRENSIONE, né alcuna conoscenza della realtà contemporanea. Non si può sapere se questo grido provenga da banderuole terrorizzate o da mezzani pagati allo scopo nell'interesse degli occulti fautori di un colpo di Stato; ma un simile desiderio di rinunciare ai propri diritti è del tutto contrario allo spirito del fascismo degli anni 1921-22, quando l'iniziativa era proprio quella di mantenere l'ordine di una cornice di civilizzazione e e NON di farlo calpestare da un partito o annullare dalla corruzione o dall'inganno. La degradazione in America è sorprendente, poiché legalmente gli strumenti per una possibile resistenza locale ESISTONO; esiste un diagramma di tutti i quadri e di tutte le strutture organizzative locali, molte delle quali hanno funzionato, ma la popolazione E gli intellettuali ora sono troppo pigri, codardi o ignoranti per farne uso. Occasionalmente il Sud Dakota o qualche incolto stato dell'ovest informano il mondo di avere una propria legislazione, ma simili sforzi non sono nè coerenti, nè sufficientemente illustrati. Arrivare a supporre che un “soviet” potrebbe funzionare dove dei corpi deliberativi non riescono è alquanto al di là della mia comprensione. Semplicemente: il soviet non è la soluzione adatta agli S.U.A. Metà dell'energia richiesta per trasformare la legislazione di uno stato in un soviet sarebbe più che sufficiente a rinvigorire il sistema e a farlo funzionare SE ci fosse l'indispensabile capacità e cognizione. E in ogni caso il potere non lo si può CONFERIRE. Concedete autorità a uno sciocco e cadrete immediatamente nel caos. È proprio questo che probabilmente i pescatori in acque torbide desiderano e hanno sempre desiderato. Similmente l'ampiezza del potere che è possibile DELEGARE è limitata da leggi tanto precise, quanto quelle che regolano l'intensità della corrente che si può mandare attraverso un filo elettrico di spessore e consistenza determinati. La democrazia si nutre per un terzo di pessimismo grossolano, per un terzo di laissez-aller e per un terzo di profonda indifferenza. Non si dà il potere a uno sciocco come Harding solo facendolo presidente; sarebbe come voler trasformare Coolidge in un intellettuale. “Al” Smith, come come giornalista dimostra una volta alla settimana la sua idoneità a occupare un posto neanche al gabinetto, fece una patetica apologia di Coolidge del tipo “Beh, era un buon fumatore di pipa”. Calvin Calidge non era un demagogo e si comportò nobilmente sfuggendo a quella trappola confutando i detrattori della democrazia. Se la cavò molto semplicemente, in virtù di un processo predestinato. Non suscitò mai in ALCUNO dei complessi d'inferiorità. Idem Harding. Idem il secondo Roosevelt. Nulla è più frequente nei lavori di commiato, negli intrighi politici e anche nella scelta di un direttore di giornale, che dare spazio a un uomo che sia forte, ma non abbastanza, e a individui indecisi che si pensa di poter poi guidare. Wilson in questo senso fu una grande delusione per alcuni suoi sostenitori, come Taft per Theodore Roosevelt. Come imparai dal mio incontro con Griffiths: UN capo non sostenuto da un'organizzazione legale è più dipendente dalla volontà generale del suo partito di un funzionario eletto che abbia delle istituzioni alle quali ricorrere. 
Mussolini ha sempre rifiutato di venir chiamato altrimenti che “Duce” o “Capo del Governo”, l'epiteto “dittatore” gli è stato applicato dall'invidia straniera, come i Tories furono chiamati ladri di cavalli. Non esprime la vera concezione che il Duce ha del proprio ruolo.
La sua autorità deriva dalla “giusta ragione”, come Scoto Eriugina sosteneva, e dalla convinzione generale dei fascisti che egli sia probabilmente più nel giusto di chiunque altro.
Nel dare ordini alla Milizia non si comporta diversamente dal Presidente nella qualità di Capo Supremo dell'esercito americano in tempo di guerra, o da un qualsiasi generale sul campo con pieni poteri di comando. O meglio, una diversità esiste, nel senso che alla Milizia sono stati dati dei motivi per obbedire.”  (pp. 124-126)


“XIX - KUNG”

Quanto ai misteri del genio, mi si rimprovera di citare Confucio, sebbene il Tao Hsio sia lungo solo trentadue pagine. Mi si obietta che il lettore non ne possiede una copia e che dovrei stamparmene il testo completo in appendice. O spiegare di che cosa si tratti. In verità, la gente chiede molto poco per molto poco.
La dottrina di Confucio afferma:
È possibile creare ordine intorno a noi solo dopo averlo creato in se stessi, e aver compreso i motivi delle proprie azioni.
È possibile migliorare i governi stranieri solo dopo aver migliorato quello del proprio paese.
Che il guadagno privato non significa prosperità, ma che il tesoro di una nazione è la sua onestà.
Che la tesaurizzazione non è prosperità e che si debbono impiegare le proprie risorse.
Si dovrebbe avere rispetto dell'intelligenza, del “luminoso principio di ragione”, delle facoltà degli altri; si dovrebbe perseguire un costante rinnovamento.
“Rinnovatevi, rinnovatevi come l'erba nuova che cresce.”
Non ci si dovrebbe accontentare della mediocrità ricorrendo sempre al primo principio, vale a dire iniziando con ciò che è più a portata di mano: la propria intelligenza e le proprie motivazioni. Si potrebbe poi affermare che Kung riteneva che l'organizzazione non si instaura tra le cose o le nazioni dall'esterno all'interno, ma solo partendo da un centro che sostenga mediante attrazione.
“Il buon re si conosce dal modo di distribuire, il cattivo dal suo arricchirsi.”
I critici superficiali non riescono a comprendere le idee, perché le considerano allo stato di quiete, come fossero affermazioni immobili e non vedono dove conducono. La gente che non prova interesse per Kung sbaglia; perché, io penso, non è in grado di vedere DOVE conduce il pensiero di Confucio.
Per 2500 anni, ogni volta che in Cina o in qualche sua regione si è realizzato un ordine, è lecito aspettarsi che l'artefice sia stato un confuciano.” (pp. 127-128)

2 commenti:

  1. Condivido: "mi piace considerarmi come un lettore, un lettore che percorre varie strade."
    Ezra Pound rientra tra le mie letture giovanili ed è una penna che mi ha da sempre affascinato, le sue idee non mi appartengo, non mi appartiene il suo tempo e non mi appartiene chi si priva di leggere, ma vorrei mi appartenesse un certo suo modo di scrivere. Per conoscere bisogna sapere, non sfuggire e non c'è pericolo di contaminazione in un libro, piuttosto c'è conoscenza per poter ragionare anche nel dissentire o nel condannare ;)
    Come ammoniva lui:"Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente, o non vale niente lui".

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    1. condivido in toto quello che hai scritto. io per certi versi lo sento come una guida.

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