lunedì 7 marzo 2016

"Architettura del dissenso. Forme e pratiche alternative dello spazio urbano" di Colin Ward (Elèuthera, traduzione a cura di Giacomo Borella e Achille Brambilla")



Circondato da progetti e costruzioni faraoniche/idiote/assassine firmate da architetti star, città sventrate per inchinarsi alla modernità, quartieri spazzati via o riqualificati a seconda della marca o del ristorante che li sponsorizza, palazzi e tangenziali è bello leggere un libro come "Architettura del dissenso. Forme e pratiche alternative dello spazio urbano" di Colin Ward (Elèuthera, traduzione a cura di Giacomo Borella e Achille Brambilla") che racconta di altre possibilità abitative, di orti e case/comunità fai da te, di carrozze ferroviarie trasformate in bungalow, di inventiva individuale e cattedrali gotiche, di architetti che scelgono strade alternative e fattibili e per questo esiliati e dimenticati, di case costruite in un notte sola. Leggetelo e respirerete aria pulita. 

La raccolta di interventi si chiude così:

"Sono molte le culture nel mondo convinte che la terra sia, per natura, proprietà comune di tutti. "Il padrone possiede i contadini, ma i contadini possiedono la terra" dice un proverbio russo risalente ai giorni in cui i ricchi misuravano la propria ricchezza in "anime". In Inghilterra e Galles, la maggior parte della gente ritiene che quel poco che resta delle terre comuni sia di fatto una proprietà collettiva, e questa convinzione appare come un prezioso lascito dell'antica saggezza popolare. Ma in realtà, come spiegano gli studiosi dei beni comuni, dal punto di vista legale "tutte le terre comuni sono proprietà private. Appartengono a qualcuno, che sia un singolo o una società, ed è così da tempo immemorabile". E poi aggiungono:

I diritti comuni non erano diritti specificatamente concessi da un proprietario terriero generoso, ma erano forme residuali di diritti un tempo largamente diffusi che, con tutta probabilità, erano antecedenti all'idea stessa di proprietà terriera privata, e dunque antichissimi.

Antichissimi come lo è, con tutta probabilità, anche la convinzione che i poveri e i senza casa, nonostante la pretesa dei potenti di essere i monarchi di tutto ciò che cade sotto i loro occhi, possano, in una notte, conquistare il loro posto al sole." (pag. 158)

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