domenica 21 febbraio 2016

Una confessione strettamente personale su Umberto Eco

Lessi "Il nome della rosa" per fare un piacere a mio padre che lo acquistò appena uscito a Bellagio. Le prime pagine mi piacquero poi lo mollai. Tempo dopo, in collegio, lo rilessi e ci scrissi sopra qualcosa di buono ma per far piacere a lui. Ero nella fase dove ogni cosa che facevo era per ingraziarmi mio padre che pensava, sostanzialmente, che io fossi una merda. Come giocare a calcio, quando giocavo solo per farlo felice. Anche se in verità a giocare a calcio ero dotato di un talento superiore al suo. 
Umberto Eco è mio padre. Nel suo modo di porsi. Nella sua cultura travolgente.
A me Eco non piace forse perché mi ricorda mio padre. E io con mio padre non riesco quasi a starci e ci sto solo se lo faccio parlare altrimenti potrei ucciderlo. 
O forse Eco e i suoi romanzi non mi piacciono e basta e non mi piace lui come persona.
Ma questo dimostra quanto io non riesca mai a liberarmi dal peso asfissiante di mio padre.
E quanto l'aver scritto queste righe mi faccia sentire in colpa.
E quanto questo strumento stimoli il mio narcisismo.

MA ONESTAMENTE DEI ROMANZI DI UMBERTO ECO E DI UMBERTO ECO NON ME NE FREGA UN EMERITO CAZZO HAI CAPITO? NON MI DICONO NULLA E NON MI HANNO MAI DETTO NULLA!!!!!!!!!!

E quando finirò in un cazzo di ospedale di merda metti a tutto volume questo cazzo di pezzo, hai capito?


2 commenti:

  1. Sì, a tutto volume perchè devo ascoltarlo da fuori mentre fumo

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    1. ;) a me viene sempre il magone quando l'ascolto.

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