mercoledì 10 febbraio 2016

Un breve commento, con alcuni estratti, su "Filippo Corridoni. Un sindacalista rivoluzionario" di Luca Lezzi (Circolo Proudhon)


"Filippo Corridoni. Un sindacalista rivoluzionario" di Luca Lezzi (Circolo Proudhon) è un agile libretto di appena una cinquantina di pagine che ripercorre, con prosa molto semplice, l'avventurosa vita di Filippo Corridoni, dando spazio ai suoi interventi, alle sue idee e al suo programma (ben delineato in "Sindacalismo e Repubblica" contenuto nel libro), ai suoi lasciti politici, al suo interventismo, al legame con Mussolini e il Fascismo. 
Consigliatissimo a tutti coloro che non hanno mai sentito parlare di Corridoni.

Ecco alcuni brevi estratti:

"È sempre a Milano che Filippo Corridoni ancora appartenente alla CGdL conosce il nuovo direttore de "L'Avanti" Benito Mussolini. Questi è già profondamente affascinato dai sindacalisti rivoluzionari di cui Corridoni è il rappresentante milanese. I rapporti di Mussolini con i sindacalisti rivoluzionari si faranno via via più intensi ed importanti: Olivetti, Pannunzio, De Ambris, Corridoni avranno su di lui una influenza ideologica e personale notevolissima: sarà dal rapporto con loro che sostanzialmente prenderà le mosse il fascismo delle origini. Si può dire che l'influenza del sindacalismo rivoluzionario segni, d'un filo rosso, più o meno evidente ma sempre discernibile, tutta la sua lunga evoluzione politica, incidendo sin nella sua personalità." (pag. 26)

"Il problema della guerra rivoluzionaria è ormai all'ordine del giorno del proletariato che non può più ignorarlo, dovendo fare i conti con esso. Insieme a De Ambris, Corridoni è l'organizzatore dell'interventismo milanese che annovera tra le sue fila: sindacalisti, socialisti rivoluzionari, repubblicani e anarchici. Il 10 ottobre Corridoni fonda con Decio Bacchi, Michele Bianchi, Ugo Clerici, Amilcare De Ambris, Attilio Deffenu, Aurelio Galassi, A.Olivetti, Decio Papa, Cesare Rossi, Silvio Rossi, Sincero Rugarli e Libero Tancredi il Fascio rivoluzionario d'azione internazionalista e ne sottoscrive il manifesto programmatico. Come confessa al fratello Baldino, anche Mussolini è ormai schierato sulle posizioni interventiste. Il dicembre 1914 Corridoni ormai sempre più impegnato sul fronte interventista pone il problema maggiore da superare nell'assenza di maturità morale delle masse, dichiarando sulla testata "L'Avanguardia" che il problema della guerra è troppo forte per i cervelli proletari incapaci di vedere nella stessa oltre che strage, fame e miseria i sacrifici che frutteranno negli anni benefici incalcolabili. La guerra può spianare la via della rivoluzione sociale, eliminando gli ultimi rimasugli della preponderanza feudale. La soluzione per Corridoni è dare una coscienza di classe al proletariato, contemplando nuove battaglie diverse da quelle per il salario e l'orario, illuminando nuove vie della marcia proletaria affinché "non si viva più per mangiare ma si mangi per vivere". (pag. 35)

"Io rimarrò sempre il Don Chisciotte del sovversivismo; ma un Hidalgo senza ingegno, pieno soltanto di fede. Morirò in una buca, contro una roccia, o nella corsa di un assalto ma - se potrò - cadrò con la fronte verso il nemico, come per andare più avanti ancora." (pp. 40-41)

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