giovedì 11 febbraio 2016

Su: “Nietzsche e l’Eterno Ritorno” di Miguel Serrano (Edizioni Settimo Sigillo)



“Nietzsche e l’Eterno Ritorno” di Miguel Serrano (Edizioni Settimo Sigillo, 2015, traduzione di Nicola Oliva, con postfazione di Nicola Gaudenzi, la prima edizione risale al 1973) è un saggio che dopo averlo letto sono rimasto affacciato alla finestra della cucina a occhi chiusi, affascinato e perplesso, incuriosito e convinto, malinconico e sognante. Ancora più incerto su quello che sono, sulla mia identità, sulla materia di cui sono composto, sul mio futuro, presente e passato.

Lascio due estratti, il primo mi fa un po’ sorridere, il secondo vi svela chiaramente di cosa tratta questo saggio:

“Si sa che la Svizzera è un paese speciale, ma generalmente si ignora che in fondo allo svizzero dorme un romantico, al di là di quello che gli svizzeri chiamano il loro “spirito elvetico” che avvolge tutti gli angoli della Svizzera francese, passando per la tedesca, fino a quella italiana, rendendo tanto differente quest’ultima dall’Italia del nord, da Milano e dal Lago di Como, dal quale lo separano soltanto una decina di chilometri. Silenziosamente, lo svizzero soffre di essere com’è, o come il mondo crede che sia: un piccolo borghese preoccupato della sua sicurezza, delle sue banche, dei suoi orologi, dei suoi formaggi, con una visione molto limitata, per la vicinanza di un monte ad un altro. Se è arrivato ad essere così, o ad apparire così, lo svizzero compensa, preparando la sua terra per una venuta: l’arrivo di un visitatore straordinario che deve venire ogni certo numero di anni e che, ignorando le norme dello “spirito elvetico”, omettendole, si proietta nell’eternità. Nel passato, questo paese ha ricevuto Rilke, Romain Rolland, Herman Hesse, Thomas Mann, Nietzsche. Qui vive oggi Krishnamurti. In questo modo, creando le condizioni propizie alla venuta, lo svizzero si redime. Nel frattempo, è l’albergatore, l’amministratore di un Grande Sanatorio dell’umanità che provvede ai mezzi affinché alcuni esseri d’eccezione, nei quali egli si proietta, possano vivere, soffrire, sognare qui; e, spesso, morire qui. In questo Grande Sanatorio, che gli svizzeri reggono, oltre agli orologi coi quali contano i minuti di quelle vite, hanno offerto loro quel trampolino per saltare nell’eternità. E se in realtà non fossero gli abitanti di questo paese a renderlo possibile, allora lo saranno i suoi monti, le sue nevi pure, i suoi laghi ed i suoi boschi; i sogni che si annidano profondamente nell’anima di questa terra che essa non realizza, ma che permette ad altri di realizzare.” (pag. 11-12)

“IL VIAGGIATORE  E LA SUA OMBRA
“Quello che viene dal futuro, in quella seconda dimensione del tempo, ecco che siamo noi stessi. È il nostro Anti, la nostra Ombra. Perché, in realtà, non c’è prima né seconda dimensione del tempo dentro il Cerchio dell’Eterno Ritorno. È l’energia che ripete le sue formazioni, o la luce che ritorna in un viaggio circolare. La luce si porta le nostre immagini, come un ladro cattivo, e, nell’interminabilità del tempo, un giorno di ritorno ce le riporterà. Anche possiamo mettere tutto questo in una maniera differente: se siamo capaci di montare su un Cavallo Bianco, forse di nome Psitrone che galoppi più veloce della luce, raggiungeremo le immagini e le sorpasseremo. È per questo che continueremo a galoppare verso il passato. La seconda dimensione del tempo è ugualmente la prima, che ora viene di ritorno. Da lí vengo, lí ritorno. Ma quello che viene, che ritorna, avendo la mia forma ed individualità, realizza le altre possibilità, tutte contemporaneamente, o una sola di quelle che non compí nella vita antica, nella prima dimensione del tempo, quando andava verso il futuro. […].Il corpo che ritorna, che “resuscita”, pur essendo uguale all’anteriore, tuttavia non lo è; dunque, per potere ritornare, è dovuto montare in groppa al Cavallo Bianco di Kalki, più veloce della luce. La sua materialità, pertanto, non potrebbe essere altro che immaginaria; per ciò stesso, composta di psitroni. Quello che cosí ritorna è il Doppio, l’Ombra, un Corpo Astrale, Interiore. Forse il Superuomo. E questo dovrà essere inventato, immaginato, come gli psitroni ed i numeri immaginari, come la “nuova possibilità” o le possibilità. Tutto ciò per mezzo della Magia, del Senso. O della Poesia. È il simulacro, l’istrionismo. È una Divina Commedia, un Teatro Magico…È un Fiore che non esiste, ma che è più reale di tutto ciò che esiste.” (pp. 48-49)

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