lunedì 8 febbraio 2016

Breve commento su "Notturni" (Edizioni Settimo Sigillo)


Viene la notte e mi involo, 
Lontano dai muri della mia prigione,
Essa basta a farli sparire
Ritrovo la vastità dei miei orizzonti.
Che m’importa se mi hanno rinchiuso?
La notte distrugge ogni barriera.

Di notte passeggio
Sotto il sole dei giorni passati.
Non vedo più ciò che m’incatena,
Il sonno frantuma anche il destino:
Ecco il mare, ecco la Senna,
Ed ecco le fresche gote dei miei.

Come nei campi di Germania,
Ogni notte, o Notte, ritorni
A rendermi tutto ciò che mi vien tolto,
Chiudo gli occhi sotto le tue mani,
Me ne vado, tu mi accompagni,
Mi carezzi fino al mattino.

O Notte, solo tesoro
E del libro e del reietto,
Ti ho dunque ritrovata, o meraviglia
Dopo ben tre anni eccoti di nuovo!
Mi abbandono alla tua dolce carezza,
Rapiscimi come nel passato

Sulla paglia dove riposa il soldato,
Tu mi recavi gli stessi sogni
Degli uomini felici, e non lo  ero.
Oggi mi rifugio in te,
O soccorrevole, o sempre presente, 
O Notte, sincera.” (Robert Brasillach, Viene la notte, 24 ottobre 1944, da “I Poemi di Fresnes”, pag. 37, Edizioni Settimo Sigillo)

Ci fu un periodo quando ero piccolo che la sera per addormentarmi dovevo cantare nella testa la sigla de L’Uomo Tigre. Lo facevo per farmi forza e affrontare quello che sarebbe arrivato. Non avevo paura del buio in sé ma di tutte le paure che mi salivano dentro appena mi stendevo a letto, mia sorella o mia madre spegnevano la luce e io rimanevo in silenzio, solo, inerme. Dentro di me crescevano l’angoscia, i sensi di colpa, le difficoltà, la solitudine, la voglia di morire. Ancora oggi vivo quelle sensazioni quando mi stendo e il mio sonno è scosso quotidianamente da incubi che mi fanno svegliare di soprassalto, lasciandomi livido e incapace di respirare. Da sveglio, al buio, dovunque mi trovo il mio male di vivere esplode. Se durante il giorno la luce del sole funziona come una specie di flebile protezione, di notte rimpiango il fatto di essere ancora vivo. Non mi salva andare a concerti, lavorare, leggere, scrivere, guardare un film, stare steso con la mia compagna se lei sta dormendo. Devo sempre compiere uno sforzo immane per non farmi travolgere. Stare fuori, peggiora ulteriormente la situazione. Nella notte ho vissuto i momenti peggiori della mia vita.Eppure è proprio nella notte che ho conosciuto me stesso, ho preso le decisioni più dure, ho combattuto, ho corso a perdifiato, ho conosciuto persone importanti, ho imparato ad amare.
Ed è nella notte che ho guardato lontano, da qualche parte, lontano dalla prigione di questo mondo.



Tutta questa lunga premessa per scrivere due righe su “Notturni” (Edizioni Settimo Sigillo, 2016, con prefazione di Sandro Giovannini e postfazione di Lewis Stavion), una raccolta di racconti che, come facilmente si evince dal titolo, sono accumunati dal tema della notte. Alcuni di questi mi sono apparsi del tutto trascurabili, esercizi di stile, poco emozionanti e sto parlando soprattutto di quelli che uniscono narrazione e poesia o tecniche sperimentali. A convincermi sono stati ben pochi racconti: “Un salto nel buio” di Roberta Di Casimirro sul tema del viaggio notturno con l’autrice che parte in autobus da Belgrado verso Velica Hoka, in Kossovo, e nella notte abbraccerà la dignità del popolo serbo, affronterà le difficoltà linguistiche e le tensioni latenti e alla luce del giorno raggiungerà l’agognata meta; “Donna Olimpia” di Gabriele Marconi che rispolvera, in chiave romana, la tradizione gotica dell’incontro notturno coi fantasmi; “Heroes” di Davide Sabatini, dedicato a David Bowie (ricordandone le sue simpatie naziste) e a come nacque, nella notte berlinese, il titolo di questo capolavoro; “Non c’è posto” di Augusto Grandi, venato da una forte critica sociale, che racconta la dolorosa storia di coloro che hanno perso tutto e vivono per strada e nella notte torinese cercano rifugio sotto i cartoni, scacciati dai dormitori e dalle case popolari ormai destinate solo agli immigrati, un uomo e una donna che forse, alla fine del racconto, trovano la salvezza in un’occupazione a scopo abitativa di poundiana memoria; e infine “E solo stelle, cielo e silenzio” di Mario Michele Merlino che fa vivere al lettore le emozioni di un milite della Repubblica Sociale Italiana ormai anziano che ricorda gli anni della guerra, le sue avventure, il sangue, gli ideali mai perduti e l’amicizia che non muore mai.

Al ricordo sorride. In fondo ha vissuto intensamente quella breve stagione e, a conti fatti, sarebbe ancora della partita. Certo l’8 settembre, data infame dell’armistizio, il tradimento di Badoglio, Mussolini liberato dalla prigione del Gran Sasso per finire macellato a Piazzale Loreto, i tedeschi, gli alleati, i partigiani, loro stessi con quell’anacronistico moschetto modello ’91, tutte quelle parole sulla Patria e l’Onore, dopo oltre mezzo secolo sono chiacchiere vane…Affidate ai libri di storia, rispolverate ogni 25 aprile, scimmiottate da ragazzotti dell’una e dell’altra parte, pretesto per scaldare i muscoli, alla stessa stregua della discoteca il sabato sera o della domenica allo stadio. Un sorriso, forse una smorfia…Eppure, qualcosa permane e lo sa. Si alza a fatica, nel corridoio fruga nella cassapanca, una busta gialla con dentro un libro. Sono i Canti di Leopardi, la copertina ormai s’è consunta, alcune pagine scollate e i bordi si sono sfrangiati. Editoriale Romana, febbraio 1944. Lo sfoglia delicatamente. Va a pagina settantasette. Il tempo s’è fermato o, forse, gira come un discoso all’inverso. Legge piano, strizzando gli occhi da presbite, appannati dalla cateratta e dalla rinnovata commozione “Sempre caro mi fu quest’ermo colle…e mi sovvien l’eterno, - e le morti stagioni, e la presente – e viva, e il suon di lei…”. V’è a lato una scura, indistinta ormai, macchia di un indice, il suo, sporco del sangue di Almerigo. Comincia a far freddo, si dice, chiude il libro, accosta i vetri della finestra. In cielo rimane la luna indifferente e fredde le stelle…” (Da “E solo stelle, cielo e silenzio, pp. 87-88)

Tutti gli autori presenti nella raccolta: Giorgio Ballario, Graziano Cecchini, Daniele Mattia Coresi, Roberta di Casimirro, Augusto Grandi, Gabriele Marconi, Mario Michele Merlino, Miro Renzaglia, Luca Leonello Rimbotti, Davide Sabatini e Susanna Dolci

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