sabato 23 gennaio 2016

Su "La polvere dell'infanzia" di Francesco Permunian (Nutrimenti)



“La polvere dell’infanzia” (Nutrimenti) è il Polesine, i fantasmi, la follia, le osterie, la trippa, i preti molto più saggi dei professori comunisti, gli omicidi, le fughe, i filosofi, gli ubriaconi, le vendette, le canzoni, i cantanti, l’alluvione, l’Adige, i ricordi, le corna, Cavarzere, l’infanzia, le barche disperse, la Callas, un diario, l’invenzione letteraria, il dialetto, il Veneto . E soprattutto Francesco Permunian, uno straordinario scrittore.

In questo libro mi sono segnato due personaggi, Stino Pavanato e Renzo, che sto per cercare e un passaggio dedicato a Piero Ciampi e mi ha fatto pure ricordare Alfonso, un anziano fascista che gestiva una bocciofila della provincia. 

Cresciuto con mio nonno, loro due si erano riappacificati un paio d’anni prima che mio nonno morisse ed erano tornati a frequentarsi, a parlarsi, a sorridere, ad aiutarsi, a bere uno accanto all'altro. Per tanti anni fui solito fermarmi da quelle parti e bere un calice di Sangue di Giuda e farlo parlare di Balilla, Africa, Mussolini ma soprattutto per gustarmi le sue perle di saggezza sull'accadimento del giorno e in generale sul mondo. Pizzetto nero, camicia abbottonata fino all’ultimo bottone e il bicchiere sempre in mano, Alfonso aveva un debole per me. Qualcuno lo definiva un alcolizzato che sparava stronzate a raffica eppure a me piaceva stare ad ascoltarlo, a farmi prendere per il culo, a farmi versare il vino nel calice sporco da settimane. Lui mi accarezzava i capelli e mi guardava negli occhi vedendoci mio nonno. Morto di un tumore al fegato, dimenticato da gran parte dei suoi parenti, si è fatto seppellire in camicia nera. Al suo funerale faceva un freddo cane ed eravamo venti persone a salutarlo. Sua nipote, di qualche anno più grande di me e arrivata direttamente dall’Emilia, fece il saluto romano, fascistissima e alta un metro e ottanta come il nonno. Dopo la celebrazione io e lei rimanemmo per tante ore a sfogliare fotografie e bere vino al caldo in quella vecchia casa. La bocciofila era chiusa, tutto in vendita, in attesa della demolizione. In una scatola trovammo una bellissima foto che ritraeva insieme mio nonno, Alfonso e la ragazza, Vittoria, che sarebbe poi diventata sua moglie. Sorridemmo con gli occhi gonfi di lacrime e continuammo a bere e a parlare fino a mattina inoltrata. Ancora mezzo sbronzo l’accompagnai alla Stazione Centrale e ci abbracciammo forte dopo tre caffè e due grappe.  

Ed ecco il pezzo di Permunian con Ciampi e Stino:

“Diversamente da altri illustri predecessori nati a Cavarzere e poi emigrati altrove – vedi fra tutti il grande Tullio Serafini, di cui si dirà più avanti – Stino preferí invece non abbandonare mai il paese, riuscendo tuttavia a collaborare con alcuni degli esponenti più significativi della canzone d’autore. In primis con l’amico e sodale Piero Ciampi, con il quale un’estate girò l’Italia dando vita a un singolare duetto canoro/alcolico che si concluse bruscamente in Sardegna, dentro un locale alla moda pieno di vip e ricconi, sulle cui teste Piero e Stino ad un tratto si misero a sputacchiare dall’altro del palco su cui si esibivano. Molti anni dopo, seduto sotto i portici del caffè Commercio, Stimo stesso mi raccontò che a salvare lui e Ciampi in quella occasione fu l’intervento dei vigili del fuoco, i quali con elicottero li tirarono su dal tetto del night in cui si erano rifugiati per sfuggire al linciaggio. Aggiungo che il disco registrato presso la Rca contiene la sua canzone più celebre; l’anno in cui uscí fu la più gettonata nei jukeboxe del paese e, credo, dell’intera riviera adriatica. Ancora oggi, a Cavarzere, basta canticchiare “E mentre io mangiavo, lei mi sputava in faccia tutto il suo veleno” e immediatamente a più di qualcuno, chissà perché, viene un groppo in gola ripensando a Stino e ai bei tempi andati.” (pp. 36-37) 

Un Piero Ciampi:

2 commenti:

  1. a leggere preferisco la tua di polvere... con Piero Ciampi e un bicchiere di vino mi pare perfetto/a

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