lunedì 25 gennaio 2016

Pensierini: No al raddoppio del tunnel stradale del Gottardo e No all'estensione eccessiva degli orari delle aperture dei negozi




Il 28 febbraio qui in Ticino ci saranno votazioni federali e cantonali dei cinque quesiti (che potete leggere in dettaglio qui e qui) ce ne sono due che mi stanno particolarmente a cuore: sul raddoppio del tunnel stradale del Gottardo e l’altra sull’estensione degli orari dei negozio. 

Le ragioni del no al raddoppio sono facilmente intuibili, sono meglio spiegate quiqui (compreso tutto il magna magna), e a quelli che si lamentano sempre di queste opere  vorrei solo ricordare lo scandalo della Pedemontana. Due casi diversi: la Pedemontana è vuota, il raddoppio significherebbe aumento del traffico. Il risultato è sempre lo stesso: a farne le spese le la natura e le popolazioni. (A margine ho vissuto in un paese toccato da una linea ferroviaria sinceramente vergognosa e soprattutto in una zona da dove è quasi impossibile raggiungere in treno Como, seppure la linea è presente)

L’altra questione mi sta forse ancora più a cuore. Una delle qualità del Paese dove abito consiste proprio negli orari di chiusura dei negozi: oltre alle 1900 in settimana non si va, alcuni negozi chiudono anche alle 1800. Al sabato qualcuno anche alle 17. Solo il giovedí fino alle 21. Domenica tutto chiuso. Tranne i minimarket annessi alle stazioni di servizio o agli scali ferroviari. Questo non vuol dire che il mondo lavorativo svizzero sia umano, tutt’altro, è iper-liberista e le garanzie sono davvero poche ma ho sempre apprezzato questa opposizione allo shopping continuo, al fantomatico diritto di negozi sempre aperti, tutto collegato all’idiota figura del consumatore. Ci si può organizzare, ce la si fa, avete il freezer per il pane, eccetera, eccetera. E credo che sia anche giusto che, come è successo ieri al sottoscritto, se avete un’urgenza da soddisfare (non posso fare a meno del caffè) paghiate quel prodotto con un sovrapprezzo. Mi piacciono le città silenti di domenica (anche molti bar sono chiusi la domenica), mi piace che le persone abbiano tempo da dedicare non solo allo shopping. Non m’interessa molto che questa è la modernità e infatti queste votazioni dovrebbero permettere di ripensare e mettere in discussione il mondo del lavoro, le tanto osannate liberalizzazioni, le nostre priorità. So bene che questo potrebbe cozzare con la libertà individuale ma che libertà è questa: praticamente è l'attuazione del produci, masturbati, incazzati, dimagrisci, consuma, ammalati, crepa.

(con tanto poi di salutismo, provenienza certificata, fair-trade, bio e una valanga infinita di rotture di cazzo)

Sul volantino del Partito Socialista ( e da queste parti il Partito Socialista, vista la situazione, sembra quasi una banda di rivoluzionari) la si spiega in questo modo (so bene dei pendolari e degli uffici e del traffico e bla bla bla...):

"Mettiamoci nei panni di Maria. Maria lavora tutti i giorni fino alle 18.30 e fa appena in tempo ad andare a prendere sua figlia al doposcuola. Se le spostano l'orario di lavoro fino alle 1900, dovrà pensarci la nonna. Rincasata, Maria si limiterà a scongelare i "Quattro salti in padella" di fronte agli occhi un po' accusatori della bambina. Hanno mangiato alle 19.45, sono le 20.30, la piccola va a letto e la mamma quasi non l'ha vista. Domani si torna al lavoro. Il sabato la bimba spera di poter passare un po' di tempo con la mamma, ma nemmeno questo le è concesso, perché si lavora fino alle 18.30. L'unica giornata libera, la domenica, Maria è stravolta. Non se la sente di andare al parco, così rimangono a casa a guardare la televisione. Questa domenica va bene, la prossima un po' meno perché la mamma è di turno: con la nuova legge le tocca un festivo al mese. Nel frattempo, Maria inizia a soffrire di problemi di circolazione: tutte quelle ore in piedi si fanno sentire. Avrebbe bisogno di riposo...ma quando? Maria ha l'impressione di vivere solo per lavorare."

Potrebbe sembrare una storia strappalacrime ma pensateci bene a quanto cazzo di tempo occupiamo per ucciderci.

E tanto per ricordare, io faccio orari sballati, la mia ragazza idem e sono cresciuto in una famiglia con un padre che tornava a sera tardi e una madre che non guidava e per fare la spesa dovevi spostarti in macchina. Loro due si organizzavano per il sabato mattina o il sabato pomeriggio. Se non c’era pane in casa mia madre usava quello vecchio o cucinava il riso. Altrimenti c’era la pasta o qualcos’altro. Se non ci andava dovevamo farcelo andare bene e tenere la bocca chiusa oppure non mangiare nulla e ringrazio i miei genitori per avermi trasmesso questo modo di intendere le cose, le priorità. Ancora oggi ho mantenuto l'abitudine di mangiare riscaldato, di conservare le minestre, di reinventare gli avanzi.

Lo so, è una battaglia persa. 

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