giovedì 14 gennaio 2016

Due brevi righe su "Sindacalismo e Repubblica" di Filippo Corridoni (Idrovolante Edizioni)



Si può amare un libro inattuale come "Sindacalismo e Repubblica" (Idrovolante Edizioni) ? Si può amare un libro con previsioni rivelatesi errate? Condito da un'etica lavorista, produttivista, industriale che poco ha a che fare con me? Si può. Perché mentre leggevo questo libro di Filippo Corridoni mi sono sentito spronato, coinvolto, irretito. Perché è un libro vivo, che parla, voglioso di cambiare il mondo. Un libro di un'urgenza rara. Un libro scritto da un rivoluzionario mai domo e mai domato nemmeno da morto. Che tristezza se lo confronto ai vari Landini, Cremaschi, Camusso e compagnia blablaparlante. Uomini e donne che non trasmettono nessuna emozione, nessun sogno, ti fanno venire voglia di suicidio immediato. Solo sfumature di burocrati. E mi frega poco se poi Corridoni è diventato un'icona del fascismo o forse anche un precursore del Comunitarismo, perchè resterà per sempre l'esempio di un uomo libero, alieno a qualunque casacca.

Trascrivo qui due passaggi. Il primo s'intitola "Il potere monarchico" e sembra molto attuale:

"Ma vi sono ancora in Italia molti e molti, e non solo tra i riformisti, che sostengono che tutti  i governi si rassomigliano, che fra repubblica e monarchia non c'è una sostanziale differenza e che perciò non vale la pena spendere delle energie e del sangue proletario per delle inezie. Noi non dovremmo considerare simili obiezioni, delle quali ogni uomo di mediocre intelletto è in grado di fare sommaria giustizia. Pur tuttavia siccome anche fra i nostri lettori vi saranno indubbiamente alcuni che son caduti in tal pania, ingannati anche dalla apparenza inoffensiva della nostra monarchia, non è male che in brevi linee si illustrino tutti i poteri di cui essa è centro e quali formidabili resistenze può opporre alla realizzazione delle volontà popolari.
Il re a norma dello Statuto è il capo del potere esecutivo; e cioè comanda l'esercito, fa la guerra, la pace, stringe alleanze, ecc; è la terza parte del potere legislativo: e cioè le leggi, che sono approvate dalla Camera e dal Senato, per essere promulgate, hanno bisogno della sua sanzione, che può essere negata; come se ciò non bastasse, il re può sciogliere la Camera ogni qual volta gli piaccia. Si dirà: ma fino ad oggi ogni leggere che sia passata attraverso alle due Camere non è mai stata bocciata dal re e gli scioglimenti del Parlamento sono rarissimi. Ne conveniamo. Ma si è presentata mai l'occasione? Abbiamo avuto un qualche ministro siasi messo in conflitto con il potere regio per avere proposto gli interessi di questo a quelli della nazione? No. Fino ad oggi i grandi conflitti sono stati smorzati prima di giungere alla soglia del trono e i monarchici han potuto darsi l'aria di costituzionaloni all'inglese, per la semplice ragione avevan dei prudenti e devoti lacchè che si assumevano l'incarico odioso di gabellare come propri tutti i piani di politica antinazionale che stavano a cuore al Sovrano.
Eppure qualche volta la commedia non riusciva ed allora i personaggi della reggia si mostravano nella loro repugnante nudità e si avevano gli stati d'assedio e i telegrammi a Bava Beccaris. Ciò che prova che maschera inglese non sempre riesce a coprire la faccia balorda di una qualsiasi scimmia di re bomba.
Che bisogno ha il re di bocciare le leggi che gli sono ostiche quando ciò è fatto da un Senato da lui scelto e quando è risaputo che alla Camera passan solo quelle proposte dai ministri, e quindi dal potere esecutivo, mentre quelle che propongono i deputati, anche se della maggioranza, finiscono senza eccezione agli archivi? E che giova se è invalso il sistema di seguire le indicazioni della Camera per la scelta dei Ministri quando gran parte delle crisi ministeriali hanno una soluzione extra-parlamentare e quando, comunque, anche fra le opposizioni, che man mano si van formando in Parlamento, il re può sempre scegliere un ministro ligio ai suoi interessi?
E non si sa poi che i Ministeri della guerra, della marina, e degli esteri son sempre coperti da persone di assoluta fiducia della monarchia? E poi chi fa le elezioni? Come si fanno? Oramai è assiomatico che il suffragio, sia esso universale o ristretto, dà sempre ragione a chi l'interroga. Almeno che costui non sia di una tale ingenuità e di un tale galantomismo da sentir di miracolo. Ma al giorno d'oggi i miracoli non li fa più neanche Sant'Antonio!" (pp. 67-69)

E il secondo è uno stralcio del suo programma:

"1. Federazione delle province italiane, con trasmissione ad esse di gran parte degli attuali attributi statali;
2. Nazione armata;
3. Libero scambio e soppressione di ogni sovvenzione all'industria privata;
4. Soppressione della polizia di Stato ed istituzione di polizie comunali;
5. Scuola libera;
6. Diritto di referendum;
7. Diritto di iniziativa e di revisione;
8. Eleggibilità e revocabilità di tutte le cariche, nessuna eccettuata.

Non ci vuol molto ad accorgersi che non si riuscirà in Italia, seguendo le vie legali, ad ottenere anche la minima parte di quanto abbiamo prospettato. Se anche la borghesia, per evitare guai maggiori, si acconciasse ad accettare quel programma, la monarchia ne sarebbe ugualmente una irriducibile avversaria. E difatti una monarchia senza esercito e con dei sudditi che hanno dei diritti di revisione e di iniziativa, è alla mercé dei sudditi stessi. D'altronde ognuna di queste condizioni è per noi una garanzia alla intangibilità delle altre." (pp. 64-65)

In coda al libro ci sono gli interessanti atti di un convegno dedicato a Corridoni a firma di Paolo Martocchia, Giovanni Facchini, Corrado Camizzi, Massimo Zannoni.

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