mercoledì 30 settembre 2015

Jim Thompson, Charlie Hebdo/Charb/Luz, Yamato 2199 e due piccole note di chiusura (Scalfari/Sofia Gucci)

"Stavo sperimentando quella strana pressione che veniva da due lati opposti e che si era manifestata con frequenza e intensità sempre maggiori negli ultimi mesi. Era un misto di calma e irrequietudine, di rassegnazione e di ribellione furibonda, a un passo dalla follia. Avrei voluto scagliarmi contro tutto e tutti, e al tempo stesso non fare assolutamente nulla. Il risultato logico di un conflitto del genere sarebbe dovuto essere una sorta di punto morto, ma in realtà non era così che stavano le cose. Le emozioni positive, l'impulso ad agire, prendevano sempre più il sopravvento. Quelle negative, la calma e la rassegnazione, esercitavano la loro influenza in modo indiretto e laterale. Fungevano più da monito che da vero impedimento. E così, mi ritrovavo trascinato su una rotta che era completane fuori dal mondo, ma al tempo stesso ne faceva parte. Mi chiesi se non stessi bevendo troppo. Mi chiesi come avrei fatto - come sarei riuscito a mangiare, dormire, parlare, lavorare - se avessi bevuto meno. Decisi che non bevevo a sufficienza, e che da allora in poi sarei stato attento a regolarmi diversamente." (Un uomo da niente, pp. 14-15)

Leggere e e rileggere Jim Thompson, in questo caso "Un uomo da niente" e "Colpo di spugna" è come mettersi allo specchio. Come leggere di me stesso, delle mie pulsioni, di quello che mi si muove nella testa, della violenza che mi scorre nelle vene, del marcio che mastico tutti i giorni, di un mondo di merda dove è quasi impossibile per me vivere.

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Con qualche difficoltà logistica ed economica io continuo a seguire Charlie Hebdo che sta comunque vivendo, ovviamente, un momento difficile e sarà impossibile tornare ai fasti di un tempo ma quelli che si sono indignati per queste due vignette dopo averli magari appoggiati probabile che non sapessero nulla di Charlie. Io le ripubblico perché a me sono piaciute.






Prossimamente vi trascriverò alcuni passaggi dal libro di Charb:




e intanto è uscito per Bao anche la graphic novel di Luz "Catarsi":





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Ve lo ricordate l'anime "La corazzata Yamato?". Io ero pazzo per questo cartone animato.




In Giappone è uscito un remake intitolato "Yamato 2199" che purtroppo in italiano non è stato ancora tradotto. Ne ha scritto Emanuele Mastrangelo su Barbadillo.





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1 - Mio padre legge Repubblica dal primo giorno. L'editoriale di Scalfari è per lui l'ostia della domenica dopo quella che ha preso il sabato sera in chiesa. Per anni e anni ce ne leggeva alcuni passaggi facendoci quasi addormentare. Non ho mai sopportato quelle lezioni di non so cosa e crescendo ho poi sviluppato un astio verso Scalfari. Non sopporto lui e non mi interessa quello che scrive. A mio padre dedico questo articolo di Luigi Mascheroni su Il Giornale: "Scalfari, il guru diventato poeta per gli amici è il nuovo Leopardi".

2 -Chi finisce sul mio blog ci finisce spesso perché sta cercando "Sofia Gucci culo", io per soddisfare le vostre ricerche ve lo metto così vi potete masturbare come volete. (Uh, chissà i benpensanti che finiscono ogni tanto su questo blog cosa penseranno....)

martedì 29 settembre 2015

Due righe su "Natasha" di David Bezmozgis (Guanda)



"Il dondolio replicò: Una cosa è la realtà, un cosa la verità. La realtà è che Tapka vivrà. Ma siamo onesti, la verità è che tu Tapka l'hai uccisa. Guarda Rita, guarda Misha. Vedi? Chi vuoi prendere in giro? Tu hai ucciso Tapka e non sarai mai perdonato." (pag. 25)

Leggere i sette racconti di "Natasha" di David Bezmozgis (Guanda, traduzione di Coraddo Piazzetta) è come sfogliare un album dei ricordi che raccontano una vita. Sette racconti usciti precedentemente per una serie di riviste che una volta riuniti danno vita a un esordio fulminante dello scrittore di origine lettone classe '73 emigrato nel 1989 in Canada con la sua famiglia e che poi avrebbe dato alla luce due romanzi "Il mondo libero" e "I traditori". Voce narrante di tutti i racconti, modulata sui suoi cambiamenti d'età, è quella di Mark, il figlio, attorno a cui si dispiegano le vicende della sua famiglia ebrea lettone Berman arrivata a Toronto in cerca di libertà e fortuna. Quello che si apre davanti agli occhi del lettore è un mondo ebraico di antichi riti, sinagoghe, yiddish che si mescola alla dura vita quotidiana degli immigrati fatta di precarietà lavorativa e economica, scoperta di lingua e costumi nuovissimi che per i più anziani rimarranno incomprensibili, di malinconia per il paese perduto, Lettonia/Unione Sovietica. La disposizione dei racconti permette di vivere l'evoluzione privata della famiglia Berman e quella più collettiva dell'emigrazione ebraica e del crollo del regime comunista. Si parte con "Tapka"che si aggiudica il premio di racconto più tragico della raccolta con una cagna, Tapka, che rappresenta tutto per la famiglia Nahumovsky e che Mark e sua cugina, a cui era stata affidata, non sapranno proteggere dalle insidie del nuovo mondo; sottilmente angosciante è invece "Roman Berman, massoterapista" col padre di famiglia operaio in una fabbrica di cioccolato ma con un passato in Lettonia di allenatore della Dinamo Riga che decide di aprire uno studio di massaggi combattendo una guerra sfiancante contro le difficoltà economiche, la condizione di cavia da museo dei ricordi e la sfortuna sempre presente; "Il secondo uomo più forte del mondo" è invece il racconto più incentrato sulla dittatura sovietica e sui suoi meccanismi di controllo e che vede sbarcare a Toronto, Sergej, uno dei più grandi sollevatori di peso al mondo e scoperto proprio da Roman Berman e che è l'idolo sin dall'infanzia di Mark e questo incontro diventerà un esplosione di sensi di colpa, sogni svaniti, solitudini, censure; "Un animale in memoria" è forse invece l'anello debole della raccolta e dedicato al tema della memoria della Shoah e a come il giovane e irrequieto Mark scopra a sue spese cosa significa essere un ebreo; "Natasha" è invece un racconto conturbante e molto ironico con un Mark adolescente divorato dalla passione per la bellissima, scaltra, ninfetta Natasha, figlia dell'improbabile moglie russa che lo zio ha appena sposato; il racconto da lacrime è "Choynski" con Mark alla ricerca di notizie su uno semi-sconosciuto pugile ebreo mentre sua nonna sta morendo e la ricerca della dentiera della nonna, nella neve, dopo il funerale è un passaggio da brivido mentre l'ultimo racconto "Minyan" è una dedica struggente a un mondo ebraico sulla via dell'estinzione e nello stesso un omaggio a chi come Mark si sforza di farlo sopravvivere e a chi, amando Dio, si apre alla compassione e alla comprensione per gli ultimi e gli indesiderati. Questi racconti sono un fiume di particolari, domande irrisolte, sfumature, piccolezze apparentemente di poco interesse: come il sollevamento del letto del pesista o la dentista che svolge la professione senza averne il permesso e cosa dire di questi vecchietti che non escono mai di casa ma che vorrebbero uscire se non avessero sempre qualcosa che li costringe a stare in casa o l'istantanea inquietante del padre che massaggia il collo di una ricca paziente rimasta a seno nudo o le situazioni di razzismo all'interno della stessa comunità ebraica o le torte o le parole che mescolano le ferie lingue o la relazione fra i due anziani ebrei Herschel e Itzik: chi sono? Due omosessuali? Due uomo soli? Due gentiluomini? O forse due approfittatori o forse c'è da credere al figlio di Itzik che il giorno del funerale del padre sfoga la sua rabbia definendolo più o meno come un farabutto? Se dovessi usare un termine per questi racconti userei la parola Commozione. Lacrime strazianti, sguardi disperati, sensazione di essere abbandonati, incapacità di esprimere a parole la propria condizione. Bezmozgis riesce a tradurre in racconti queste emozioni, restituendo in poche pagine il momento esatto in cui a parlare sono le situazioni, il vuoto, la rabbia, la disperazione, i sogni, la scoperta del sesso, un divano, un bidone dell'immondizia, un prato ricoperto di neve dove si cerca inutilmente di ritrovare qualcosa che è scomparso per sempre.  

lunedì 28 settembre 2015

Di sera ("Harmlessness" - The World is a Beautiful Place & I am No Longer Afraid to Die)

Esco da una raccolta di racconti davvero bella, "Natasha" di David Bezmogis (col primo racconto, "Tapka",  che mi ha tolto il fiato) ed entro in un romanzo dolorosissimo che avevo letto tempo fa, "Un uomo da niente" di Jim Thompson. Per oggi dopo aver finito "Natasha" avevo altre intenzioni, volevo andare a camminare, cercare una camicia, leggere degli annunci ma la testa non funzionava e non avevo voglia di vedere esseri umani. Fuori l'autunno è decisamente arrivato. Cielo grigio, foglie per terra. Insomma, niente che possa aiutarmi. E sono triste, molto triste. La depressione che non mi lascia ma anche una voglia addosso di far saltare i denti a un sacco di persone. Alla fine mi sono ritrovato sulla tazza del cesso a leggere il romanzo di Thompson. Sono uno che ama leggere al cesso. Ci sono abituato fin da piccolo. Sia perché ho sempre sofferto di problemi intestinali (passo dalla stitichezza a momenti di acuta diarrea) sia perché ho sempre abituato in case di pochi metri quadrati. Nell'appartamento dove sono cresciuto il cesso era il luogo dove potevo nascondermi e stare tranquillo. L'altro posto era la cucina, se mia madre non doveva cucinare. Nel mio primo e unico semestre universitario i miei genitori mi comprarono una scrivania e la piazzarono nella loro camera matrimoniale. Nella stessa posizione che occupava la branda dove dormii fino al 1987, anno di morte di mia nonna e che vide il mio trasferimento in camera con mia sorella, nel letto dove dormiva mia nonna, con quel suo cuscino dove poggio ancora oggi la testa. Mia sorella mi istruì su alcune regole di buona vicinanza: augurio della buona notte e preghiere. Soprattutto una per mia nonna che occuperà uno spazio fondamentale nella sua vita. Mia sorella è rimasta cattolica praticante e a breve si sposerà in chiesa. Ho convissuto con lei per anni. Teneva praticamente quasi sempre accesa la luce della lampada sul comodino fino alle 2 di notte per studiare e leggere. Divenuto adolescente rientravo a casa circondato da un alone di fumo, ubriaco o mezzo fatto e la trovavo alla scrivania a studiare. Una sera ero così ubriaco che mi vomitai addosso mentre ero a letto e poi riempii la vasca di vomito. Seduto alla scrivania che mi avevano regalato io fingevo di studiare mentre invece leggevo e scrivevo poesie, racconti e le prime pagine di quello che sarebbe divenuto il mio primo romanzo. Mia madre mi chiese di portarla in discarica nel 2007 quando ormai aveva capito che non sarebbe servita più a nulla. Dove stava la scrivania fu poi montato il letto che accolse mia madre nei suoi ultimi giorni di vita. Da dov'era stesa poteva vedere fuori dalla finestra, verso le colline, la ferrovia, il suo amato rione. Sotto il materasso della mia brandita mia nonna aveva infilato una medaglia in oro di Sant'Andrea. Doveva proteggermi dalle malattie e dall'inferno. Se non sono ancora morto devo ancora capire se quella medaglia che possiedo ancora abbia davvero esaudito i miei veri desideri.

E sta per uscire:


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domenica 27 settembre 2015

Piccole questioni domenicali ma c'è il Campionato del Mondo di Ciclismo (la stronzata del nokids e del childfree)



- Una giornata di merda. A sistemare il curriculum ci penserò domani. Meno male che oggi si corre il Campionato del Mondo di Ciclismo su strada. Lo seguo dal primo all'ultimo chilometro. Arriveranno stasera. Purtroppo domani mi pesa addosso sul petto come un macigno e mi toglie il respiro. Dovrò tornare dallo psichiatra?

- Ieri in un bar ascoltavo tre mie coetanee mezze alternative e mezze coatte che discutevano con entusiasmo di una roba chiamata nokids e degli ambienti childfree. Erano talmente entusiaste che poi sono andato a informarmi perché non ne sapevo nulla. Ecco. So benissimo che esistono club, che esistono locali per questo e per quello e bla bla bla e per vari motivi non credo che avrò mai figli e so bene quanto possano disturbare i bambini e lavoro in un posto dove i bambini (ma anche gli adulti) sono come la peste ma queste tendenze, queste "zone" mi sembrano delle vere cagate. Forse perché mi irritano ugualmente tutti gli esseri umani e non faccio distinzione ma dovessi scegliere preferisco un bambino che piange a una combriccola di alternativi o colleghi di lavoro che parlano delle loro stronzate.

- Quanto mi fanno incazzare quelli che parlano o scrivono della Svizzera senza saperne un cazzo. Perché poi mi costringono a spiegare alcune cose che mi fanno poi passare per un difensore della Svizzera e allora torno a spiegargli alcuni punti e finisce che quello che non mi piace della Svizzera a loro piace sempre.




Per adesso, nell'attesa di acquistarlo, lo ascolto solo su Bandcamp ma "Silently. Quietly. Going Away" di Any Other mi sta piacendo davvero tanto. Su Rockit c'è una bella intervista.


- Un romanzo che vorrei leggere:



Informazioni qui e ne ha scritto Giuseppe Genna qui.

venerdì 25 settembre 2015

In attesa (Jean-Claude Michéa, Jim Thompson, miserevoli spettacoli, Chrvches, Port-Royal)

Vivo in una specie di limbo. L'attesa di un nuovo contratto lavorativo o comunque di alcuni chiarimenti necessari che stentano ad arrivare. Intanto sopravvivo e spulcio annunci, sistemo il curriculum, consapevole che sarà durissima. Anche perché la mia insofferenza sta raggiungendo livelli apocalittici e non ho nessuna voglia di leccare scarpe o tenere la bocca chiusa. Mi limito solo a dire che alcuni miei colleghi sono serpi, vigliacchi, spie e veri e propri servi. La comprensione umana arriva fino a un certo punto ma quando è troppo è troppo.



A me piace, durante o in seguito a una discussione, quando mi consigliano un libro. Questa è la volta di "Il vicolo cieco dell'economia" (Elèuthera) e che bello ritornare a leggere Jim Thompson.



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E che miserevole spettacolo quello andato in onda ultimamente a Cuba e negli Stati Uniti. 
Inutile spiegare di chi e cosa sto parlando.






Due album che stavo aspettando.


giovedì 24 settembre 2015

Appunti


Mi piace molto riaprire libri che ho già letto. Anche solo per ritrovare spunti, righe sottolineate, fogliettini, ricordi. Ieri è stata la volta di questo libro dal titolo lunghissimo.

"Mi sembrava molto importante tenere aggiornato l'insieme dei miei cartoncini di riscaldamento per poter realmente provare fino in fondo, una volta per tutte, scientificamente, quel metodo di vincere alle corse e finalmente fare fortuna. (E magari nello stesso, pensando all'immediato, avrei arrischiato una puntatina e avrei riparato i danni del giorno prima). E dopo aver fatto fortuna, avrei potuto proclamare in più di un periodico, per esempio, che tutto il genere umano più avrebbe dovuto suicidarsi collettivamente il più presto possibile o piuttosto avrebbe dovuto essere "suicidato" collettivamente il più presto possibile. E la più grande verità delle verità sarebbe stata vittoriosa." (pag. 12)

E visto che poi di questi tempi si fa un gran parlare di frontiere e identità ho adocchiato anche questo saggio:



Maggiori informazioni qui. Brevissimo, 96 pagine. Ne hanno scritto per esempio qui, qui

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Ieri ho visto la neve.
Che schifo.
(mi ripeto lo so)


mercoledì 23 settembre 2015

Due righe su "Lo scroccone" di Jules Renard (Adelphi)


"Lo scroccone" di Jules Reanrd (Adelphi, con la traduzione, forse invecchiata, di Anna Devoto, con un saggio di Alfredo Giuliani e una recensione di Marcel Schwob tradotta da Fleur Jarggy)  è un romanzo del 1892 tornato in questi giorni in libreria e che non ha perso nulla della sua freschezza. Mentre lo si legge ci si sente punzecchiati, irritati, messi alla berlina. Si sorride, si viene presi dall'ansia. Ci si specchia e si vede Henri. Henri lo scroccone, l'imbucato, l'incantatore, colui che s'intrufola nelle vite altrui spacciandosi per il poeta che non è e non sarà mai. Uomo di citazioni, di amicizie immaginarie, di opere pronte per essere pubblicate, di articoli di giornale mai scritti. Un uomo che si racconta, che si vende, che si costruisce sulle aspettative altrui. Uno che si fa mantenere dal padre che denigra. Uno che come un germe si intrufola in casa della famiglia Vernet. Che siederà alla loro tavola mangiando ogni ben di Dio, che reciterà la parte del seduttore, che dipingerà ai loro occhi un mondo di teatri e scrittori e ballerine e attrici. Che li accompagnerà alle vacanze al mare dove quasi stuprerà la loro giovane nipote. E che poi li abbandonerà come ha abbandonato tante altre famiglie. Un uomo che non vere opinioni e che le aggiusta sulle opinioni altrui. Non ha nemmeno opinioni su se stesso. Non ha talento e riempie taccuini per restituire a un pubblico di creduloni la falsità dell'arte. È un gioco che ha i suoi rischi. Ma lo scroccone è abile a schivare le possibili conseguenze. Scappando. "Cedesi un parassita che ha già servito". A colpire il lettore non è solo la figura di Henri che fa pensare agli intellettuali da salotto e all'opportunismo che cova dentro ciascuno di noi ma anche il ritratto pungente che fa l'autore della famiglia Vernet: vuota, ridicola, pedante, credulona, salottiera, falsa e ipocrita al pari di Henri. Vittima ma anche complice della situazione e perfetto contraltare della meschinità di Henri. Gustosissimi sono anche i quadretti nient'affatto lirici che l'autore dedica alla natura (mare e campagna) e a chi ci abita e che non possono non far pensare a tutti quei turisti alla ricerca del quadretto bucolico da fotografare e assaporare e che esiste solo nella loro testa. Sferzante, crudele, offensivo, "Lo scroccone" è dentro di noi.

"La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder (Gallucci Editore)


Finalmente è tornato nelle librerie "La casa nella prateria" di Laura Ingalls Wilder (Gallucci Editore). Dopo una ricerca durata parecchi anni qualche tempo fa sono riuscito a vedere le ultime puntate della serie. Ve lo ricordate come si chiudeva? Veniva fatto esplodere il villaggio. 
Questo libretto è comunque un bel regalo se avete figli o nipoti e cosa importa se poi lo leggerete prima voi?

martedì 22 settembre 2015

"Never Been To Heaven" di Nadine Carina + "Carne viva" di Merritt Tierce (Edizioni Sur)



È uscito il nuovo disco di Nadine Carina "Never Been to Heaven" (Oh, Sister Records/Irascible). Potete ascoltare alcuni pezzi qui e leggere un'intervista di Marco Sistito su Ticinonline: ""Per comporre ho approfittato dei momenti di solitudine ad Ascona".

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Questo romanzo esce il 24 settembre e sono molto ma molto curioso di leggerlo.

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Nei giorni scorsi è morto per un tumore. Pier Angelo. Padre di due gemelli miei coetanei, Mauro e Bruno. Uno dei primi abitanti, come la mia famiglia, dei Palazzi. Suo padre è stato il maestro di mio zio. Sua moglie, Franca, era morta alcuni anni fa per un tumore osseo. Mia madre quando si ammalò si augurò di non soffrire le stesse pene di Franca. Morì lo stesso in un oceano di dolore. E così si libera un altro appartamento. Degli abitanti di un tempo ormai remoto resistono in pochissimi: mio padre, Carla e Saro, la famiglia di Genny, Antonella e suo marito. Un mese fa, seduto sui gradini, a guardare il cortile, a immaginare la fabbrica abbattuta per far posto a nuove palazzine, sono stato scambiato per un ladro. Fortuna che da una finestra del quinto piano è arrivata la voce "È Andrea, il figlio di Vittorio, lascialo stare". Ricordo i cortili e i parcheggi pieni di bambini, traffici di ogni genere, cani randagi, gatti, macchine abbandonate, case diroccate, palloni, bambole.
Sto male ogni volta che ripenso a quel mondo ormai morto e sepolto. 

lunedì 21 settembre 2015

"Somnambuul" di Sulev Keedus + "Proust a Grjazovec" di Józef Czapski (Adelphi) + "Lo scroccone" di Jules Renard (Adelphi) + "Il Corsaro Nero. Henry de Monfreid, l'ultimo avventuriero" di Stenio Solinas (Neri Pozza)





Di questo film estone del 2003 ne ha scritto Dario Incandenza qui.

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Libro che leggerò il prima possibile. Danilo Abbiati ne ha scritto su Il Giornale.



Anche questo sta per arrivare. Ne ha scritto Lui Mascheroni su Il Giornale.


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Un pensiero cattivo: ma cosa direbbero o scriverebbero un certo genere di compagni, se per esempio, il Pd alle prossime elezioni dovesse vincere con un'affluenza del 55 per cento?

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domenica 20 settembre 2015

Domenica di occhiaie - I Still Think About Who I Was Last Summer




"Si crede sempre", egli diceva, "che i rivoluzionari assassinino mossi da grandi principi, da grandi odi, da grandi invidie. Che assassinino gli aristocratici, i banchieri, gli oppressori. Nient'affatto: assassinano il signore che ha la radio, o fa rumore la sera quando si toglie le scarpe. Assassinano anche i padroni, quando sono piccoli padroni." (Robert Brasillach, I sette colori, Ciarrapico Editore)

Dedicato a quella cazzo di vicina che tutti i giorni a qualsiasi ora ci spia in casa.

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Una delle mie occupazioni lavorative preferite è la preparazione dei popcorn. Anche se io i popcorn non li mangio. Un lavoro da svolgere in solitudine, al piano - 1 del cinema. Riempire bidoni che poi verranno svuotati nelle vasche al piano terra e al primo piano. Bidoni bianchi. Una macchina a due bocche che sputa popcorn caldissimi. C'è bisogno di una certa esperienza per non scottarsi. Oggi 65 bidoni riempiti. Poi pulire la macchina. Lasciare il locale in perfette condizioni per il prossimo che se ne occuperà. Stamani la sola presenza umana nei sotterranei era quella di Antonio. Portoghese prossimo alla pensione. Un uomo stranissimo, che si mangia le parole, scorbutico. Uno da due pacchetti di Marlboro Rosse al giorno. Sono uno dei pochi a cui sta simpatico. Ci vuole metodo. Ritmo, a preparare popcorn. Se lo perdi sei fottuto. Questa catena di montaggio purifica il mio cervello dalle scorie. Ma solo per pochi minuti. Ogni pausa è motivo di pensieri negativi. Alla fine una birra. Fuori il sole. Venti minuti a piedi per tornare a casa. Chiudersi in casa. Vino bianco. Le occhiaie nere nello specchio. Del mondo ne ho avuto abbastanza. 

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" I Still Think About Who I Was Last Summer"




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sabato 19 settembre 2015

Due righe su "Via della Trincea" di Kari Hotakainen (Iperborea)


"Via della Trincea" di Kari Hotakainen (Iperborea, traduzione, e postfazione, dal finlandese di Nicola Rainò e con uno scritto di Paolo Nori) è uno dei romanzi più inquietanti, paranoici, angoscianti che mi sia capitato di leggere negli ultimi tempi. In realtà intorno a quest'opera ci giravo intorno da parecchio tempo. Lo avevo preso, poi abbandonato, poi ripreso, nuovamente abbandonato. Forse il mio cervello voleva mettermi in guardia dalle conseguenze. E aveva ragione. Che se poi mi mettessi a raccontare la trama non è che poi riuscirei a far capire le ragioni della mia angoscia. In pratica c'ü questo Matti Virtanen che per tanti anni in nome della Guerra di Liberazione delle Donne è stato un uomo di casa: la moglie al lavoro e lui a casa a occuparsi della figlia, della pulizia, della cucina e di tutto quello che un uomo di casa dovrebbe occuparsi. Un equilibrio precario che crolla miseramente quando Matti esplode e tira un pugno alla moglie con conseguente fine del matrimonio e moglie che si porta via la figlia. E quale straordinario progetto si forma nella mente di Matti per ricostruire il matrimonio? Quello di acquistare una villetta bifamiliare e realizzare così il sogno della miglia. Per realizzare questo sogno impossibile Matti si lancia in una campagna bellica fatta di straordinari, risparmi, massaggi erotici, ricettazione di oggetti di dubbia provenienza e ricostruzione di una forma fisica persa da anni e poi riviste, immobiliari, venditori, appunti, appostamenti alle ricerca della casa perfetta. Una guerra che farà precipitare Matti in una spirale senza uscite. Ecco ma io già mentre scrivevo queste righe mi sentivo un nodo alla gola. Pensate a leggere il romanzo. L'idea di felicità da raggiungere costi quel che costi. La bella casetta. L'economia di mercato. La forma fisica da conquistare. Il non poterlo fare. I quartieri lindi e preconfezionati. Le ricette di cucina formato Ikea. I venditori, i rappresentanti, gli impiegati. Nokia. Apple. Instagram. Il sogno di una vita perfetta. La casa. La casa. Il mutuo. I debiti. I tassi d'interesse. Che poi mi sono perso nei ricordi di Edward Mani di Forbice e Black Hole Sun dei Soundgarden. I miei vicini di casa che tutte le sera innaffiano per un'ora con la canna dell'acqua i loro tre metri per tre di giardino con la siepe alta quattro metri. Un recinto con  E poi i quartieri di moda. Quelli che diverranno di moda. I posti giusti dove abitare.  i locali giusti da frequentare. Quelli sbagliati. La speculazione. Le parole di Margaret Tatcher. I ristoranti. Il motivatore professionale. Le riunioni aziendali. I colleghi. Le agenzie interinali. La staccionata.
Un'angoscia devastante.
Quando ho chiuso il romanzo mi mancava il fiato e ho dovuto berci sopra per tornare a respirare.
Ma il dolore non passa e non passerà mai.




venerdì 18 settembre 2015

Ma vaffanculo che i musei sono servizi essenziali...

Ma vaffanculo che i musei sono servizi essenziali...

Vegan Italy, la rivista della nuova cucina italiana & altro (David Bezmozgis, Mario Bozzi Sentieri, Filippo Corridoni, lavoro)



È in uscita una rivista tutta dedicata al mondo vegano: Vegan Italy. Maggiori informazioni qui. E se poi volete gustarvi i filmati della presentazione bolognese cominciate da qui. Non vi dico chi trovate ma so che poi vi verrà fame.

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L'aggiornamento del curriculum mi fa star male.
Il pensiero di tuffarsi da settimana prossima con maggiore dedizione nella distribuzione e spedizione di curriculum mi toglie le già poche ore di sonno.
All'orizzonte vedo solo precipizi e tempeste.

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Ieri in libreria ho quasi litigato con una donna per sfogliare "I traditori" di David Bezmozgis" (Guanda). Mi ha dato una vera gomitata nel fianco ancor prima che toccassi la copertina. Ci siamo guardati negli occhi e avevo una gran voglia di tirarle un cazzotto in faccia ma ho desistito e sono salito al piano superiore. Quando sono tornato ho scoperto che quella era l'ultima copia e la donna o l'aveva rubato o l'aveva nascosto da qualche parte. Oppure il commesso non aveva nessuna voglia di andare in magazzino a prendere le altre copie.

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Di Filippo Corridoni so quel poco che ho letto sui libri, cercando informazioni su internet. Ne sentii parlare la prima volta da adolescente discutendo coi miei parenti di sindacalismo, socialismo, fascismo, anarchismo e il fratello della mia nonna paterna mi disse che suo padre aveva combattuto nella Prima Guerra Mondiale proprio pensando a lui, al suo esempio. Qualche tempo fa è uscito un saggio di Mario Bozzi Sentieri: "Sindacalismo e interventismo. Patria e lavoro" (I libri del Borghese) che cercherò assolutamente. Ne hanno scritto qui e qui.

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E visto che stanno per tornare:




giovedì 17 settembre 2015

"L'avventura di Knut Hamsun" di Tarmo Kunnas (Settimo Sigillo)


"L'avventura di Knut Hamsun. Uno studio sull'opera narrativa e sull'impegno politico del Premio Nobel norvegese" di Tarmo Kunnas (Settimo Sigillo, traduzione di Cristina Bardella) è uno splendido saggio denso di riflessioni per tutti coloro che amano lo scrittore norvegese ma è anche un ottimo punto di partenza per tutti coloro che non hanno mai letto nulla di Hamsun o si sono limitati semplicemente a "Fame".

Lascio un lungo estratto:

"Nonostante i soggiorni in America, Francia, Finlandia ed altri Paesi, egli acquisisce scarsamente uno spirito cosmopolita: l'idea forte della sua generazione è - malgrado tutto - il patriottismo. Ed è infatti con vivo entusiasmo che nel 1905 saluta l'indipendenza norvegese. Allora non desta stupore che il luogo d'azione dei romanzi hamsuniani sia di fatto sempre la Norvegia, e che i suoi personaggi siano il più delle volte norvegesi: aristocratici, contadini, pescatori, commercianti di una regione ben definita o riconoscibile. L'impegno patriottico nella letteratura norvegese è peraltro già terminato quando Hamsun si affaccia alla scrittura. Egli non ha più necessità di accanirsi in battaglie ideologiche, rendendo i romanzi distaccati dai problemi politici contemporanei. Ma è norvegese d'istinto: ed è questo che conferisce alla sua opera un carattere universale. Uno scrittore accede ad una visione al contempo globale e particolare quando le sue radici si nutrono di una tradizione sicura ed autentica. Attraverso le testimonianze di una tradizione culturale precisa ed originale, Hamsun riflette la vita e l'essere umano ad un livello realmente generale: è nel particolare che si cela l'universale. Come comprendere quindi lo stile lapidario, i dialoghi concisi e laconici, i silenzi, la comunicazione non verbale, se non evocando uomini e donne di un ambiente agricolo del circolo popolare? Il mondo di Hamsun si pone su due dimensioni opposte: il riflesso di una società e di una cultura organizzate, morali e puritane da un lato, un mondo anarchico e quasi primitivo dall'altro. E come comprendere la prima dimensione senza rapportarci al puritanesimo scandinavo, ma anche all'aspetto selvaggio, alla violenza e alla bohème della Scandinavia settentrionale di fine Ottocento? Che sarebbe dell'opera hamsuniana senza le notti di luce, l'alternanza drammatica delle stagioni, le aurore boreali del Nordland? Come capire la relativa assenza di ingiustizia sociale nei suoi scritti se non attraverso l'immersione in una tradizione non ancora devastata dalla esasperata industrializzazione mercantile? Tutto ciò si spiega con il fatto che tale opera consiste nel ritorno alla terra, all'arcaico, al primitivo nel senso più nobile del termine, ovvero a tutta quella maniera rurale di vivere non ancora contaminata dalla "modernità". Nella Norvegia sul finire del XIX secolo i valori della terra erano ancora preservati, cosa impossibile per i grandi centri dell'Europa occidentale dell'epoca. Il dato che Hamsun si senta "a casa" tra il polo e le persone più semplici rappresenta il segno della sua universalità; ed insieme il segno del suo essere norvegese, così come la provenienza da una tradizione egualitaria. L'opera dello scrittore è pure ritorno al mondo privo di coscienza sociale strutturata: è un'opera fedele ad un ambito geograficamente definito, per il quale legge, istituzioni sociali ed imposte non erano stabilite, ed egli è uno scrittore fedele alla dimensione mitica del paese dei file ottocenteschi. Resta il fatto che la visibilità maggiore negli scritti del Nostro sia dovuta alla ribellione nei confronti della tradizione norvegese: possiamo vedervi la rivolta di stampo nietzschiano contro i dogmi morali cristiani, ovvero contro il cristianesimo moralizzatore, severo, colmo di angoscia del luteranesimo di Norvegia. E possiamo anche discernere la descrizione specifica dei piccoli circoli intellettuali di un Paese nordico del tempo, dei loro conviti impregnati dai fumi dell'alcool. Per lo spirito aristocratico hamsuniano, all'egualitarismo nazionale occorre una ribellione; ma nella ribellione egli continua la tradizione norvegese riformandola. Allo stesso tempo, i suoi romanzi giovanili esprimono il coevo spirito artistico europeo, così presente nella pittura del compatriota e (quasi) coetaneo Edvard Munch: rottura con la tradizione, utilizzazione concettuale del sogno, del simbolo e dell'allucinazione, distacco dalle parole e dai colori nella loro funzione "naturale", descrizione della sfera enigmatica e misteriosa - surreale - dell'esistenza, la tendenza all'assurdo e alla melanconia fino all'angoscia. L'amore per il popolo norvegese, la natura della Norvegia stessa, lo spirito del Nordland prendono in Hamsun tonalità cromatiche diverse rispetto ai suoi predecessori: l'amore per la Patria è connaturato ad una dimensione critica, è una ribellione alla tradizione al fine di perpetuarla ed arricchirla." (pp. 47-48)

Due righe su "Questa America" di Holly Goddard Jones (Fazi)


Sotto otto i racconti di "Questa America" di Holly Goddard Jones (Fazi, traduzione di Silvia Castoldi, con una bella differenza dal titolo originale della raccolta che è "Girl Trouble), tutti ambientati a Rome, Kentucky e nelle vicinanze. Otto racconti di ordinaria vita di provincia: stradoni, locali, pub, case isolate, scuole, campi, grandi magazzini senza quella specificità statunitense di cui si vagheggia nel titolo. Si va dal rapporto tormentato fra un padre vedovo e un figlio perdigiorno accusato di stupro di "Brava ragazza" alla relazione fra un allenatore di basket, sposato e con una figlia malata, e una giovane giocatrice promettente che rimane incinta di "Aspettativa di vita" o alla coppia di racconti "Parti" con una madre che non è mai uscita dal lutto della figlia Felicia assassinata in un campus e che stenta a trovare una via d'uscita dal proprio dolore e "La prova dell'esistenza di Dio" che racconta di Simon, uno dei due responsabili della morte di Felicia ma uscito indenne dal processo, alle prese con la propria omosessualità mai vissuta e una dipendenza totale dal padre imprenditore. Ci sono poi "Il mito della caverna" con il giovanissimo Ben alle prese con due svolte decisive: la lotta contro una possibile cecità e l'ingresso nell'età adulta e il racconto di un'amicizia, di un amore impossibili e di una fuga lontano che non arriva mai in "Un uomo onesto" e infine "Retrospettiva" con una donna, Libby, divorziata, coi figli ormai adulti, che ripensa alla propria vita, all'aborto, a un ex marito che le raccontò menzogna per nascondere il proprio dolore. Questi otto racconti che sulla carta avrebbero tutto per essere degli ottimi racconti, trama, ambientazioni, tematiche (la condizione della donna su tutte) risultano essere invece molto ripetitivi, schiacciati da una struttura narrativa che si ripete puntualmente e gonfiata da una scrittura muscolare ma senza vera forza. Troppi particolari, eventi che sembrano meccanicamente indirizzati su una strada negativa, eccesso e ripetitività di spiegazioni/ricordi/sottotrame e figure femminili i cui drammi e dolori restano solo sulla carte e mai  colpiscono al cuore. L'autrice offre il meglio di sé quando la storia si fa più intima e i racconti sono brevi (come "Brava ragazza") mentre invece si perde completamente quando il numero di pagine aumenta. I personaggi piuttosto che evolversi involvono, si somigliano tutti e dopo un iniziale interesse non si prova quasi più nulla per loro. Non sembrano nemmeno funzionare i rimandi a concetti alti come la caverna di Platone e la storia narrata e anzi mentre si legge sale un certo fastidio per questo trucchetto fine a se stesso. Un'opera prima ancora acerba che non vale per me i complimenti ricevuti e nemmeno i riferimenti ad autori e autrici più blasonate e da dove sale, non me ne si voglia, un'aria da scrittura accademica di qualità che non si discosta di molto per risultati raggiunti dai tanto deprecati best-sellers o libri di genere.

mercoledì 16 settembre 2015

Due righe su "La bambina fulminante di Paolo Nori" (Rizzoli)


Che poi Ada, la bambina fulminante del libro di Nori, mi ricorda un'altra bambina fulminante di corse, racconti e pensieri, Emma, figlia di una caro amico, vista una volta sola, un turbine, Emma, Ada, che sono incontri di parole e sogni e ricordi e fughe e streghe e filastrocche e palindromi e Paoli Nori, che poi è un treno e una porta chiusa e un tedesco, Bob, che parla in dialetto e una madre, Lucia, che fa quel lavoro di merda che è decidere se uno imbroglia o no quando fa un incedente, e un padre, Lucio, che disegnare tutto e che scrive poesie improbabili e che dentro in questo libro ci sono altri libri, come Disastri di Daniil Charms, che è bello, ma proprio bello, e che anche io vorrei scrivere poesie ma non ci riesco mai e fanno sempre tutte schifo e che una volta sono andato in riva al lago e ho bevuto dieci birre e in quel momento mi sentivo in grado di scrivere le più belle poesie del mondo ma poi non ce l'ho fatta lo stesso e mi sono scappate via tutte dalla testa e che anche io ho letto "Il fuoco e il racconto" e che ci ho pensato mentre moriva mia mandare e mi chiedevo se in fin dei conti il mio pensiero fisso, il suicidio, lo dovessi vivere solo in potenza e girarci sempre intorno col pensiero e che se io non lanciavo dei fulmini come Ada non ho mai avuto un piede grade perché avere un piede grande era la garanzia di non sapere giocare a calcio perché Maradona (e mio padre) aveva il piede piccolo e anche io ho il piede piccolo ma la depressione e l'insofferenza al gesto collettivo mi tolsero ogni desiderio di proseguire nella carriera calcistica e che poi io da ragazzino non riuscivo a dormire e allora senza farmi vedere accarezzavo le piume del mio cocorite parlante, Piccolo, e sussurravo, Fammi dormire, fammi dormire, non sono un fantasma e lui mi guardava e apriva le ali e si strofinava contro la mia mano e succedeva che dormiva ma anche no e trascorrevo ore sotto le coperte a riflettere su cosa non aveva funzionato e anche tutte le maledizioni che ho lanciato contro le persone non si sono mai avverate, tranne che contro una persona che è morta ma un mese dopo, e poi quando Piccolo morì d'infarto io tornai insonne per altri tre mesi e via con le visite, con la testa che non funziona e i medicinali e domande strane che non voglio trascrivere e che poi la stessa storia era successa anni prima con Azzurra che era il cocorite di mia nonna che rimarrà sempre la migliore a raccontare storie e che aveva le stesse pause e gli stessi ritorni di Paolo Nori: Buongiorno, Arrivederci, Vi sto annoiando?, Adesso apro una parentesi ma io e mia sorella non ci alzavamo mai dal letto e saremmo rimasti lì tutto il giorno ad ascoltarla che poi succedeva anche coi suoi pronipoti che raggiungeva con un treno preso all'alba, che lei e mia madre scendevano dal treno e camminavano in mezzo ai boschi, primi anni '50, e la teneva per mano e le raccontava storie di animali e streghe e fantasmi e di tante parole perché se mia madre non ha mai studiato ma conosceva tante parole è perché mia nonna le ha raccontato una valanga di storie, Milioni, diceva mia madre e questa recensione e quando sono passato per quei boschi ho sentito le loro voci e ho capito che non ero malato e poi questa recensione che non è una recensione si chiude qui.



lunedì 14 settembre 2015

Di autunno, messia e amore



- Arriveranno altre giornate calde, ovvio, ma dalle mie parti è già pieno autunno. Ed è una vera merda. 

- Dopo Tsipras, Turrion, Grillo, Bertinotti, Vendola, Chavez, Varoufakis, Marcos, Civati, Agnoletto, Obama, Nader, Ferrero, Zorro, Casarini e bla bla bla bla bla di ogni genere e provenienza, questa è la volta di Jeremy Corbyn e Bernie Sanders......auguri..................................(chissà che rossi orgasmi nella redazione de Il Manifesto...)

- E cosa dire di quelli che a destra rincorrono sigle morte e sepolte e altre robe del genere? Contenti loro...ma sarebbe meglio che andassero a fare la mietitura in qualche campo visto che il loro capo si mostrava a petto nudo in mezzo alle spighe.......oddio.....oddio....che voglia di pesticidi.

- A Lugano hanno inaugurato un posto chiamato Lac e per dimostrare come tutto il mondo è paese ecco questo articolo. Ma le persone se le dimenticheranno in fretta questi problemi e chi ne paga le conseguenze è sempre la collettività, che però un po' se lo merita di pagare e pagare. Stessa storia dell'Expo. Ma come si sa c'è voglia di social, eventi, divertimento, condivisione, cultura, arte, mostra, vernissage, presentazioni, concerti, fotografie e decapitazioni pubblichi e poi tutti a letto con la nostra bella flebo di merda.

- Per fortuna che a metà ottobre per Bompiani esce la nuova raccolta di poesie di Hoellebecq: "Configurazioni dell'ultima riva".

Altri due libri che mi interessano:






- Da due giorni sto medicando la spalla della mia ragazza. Le disinfetto i punti, cambio i cerotti, la aiuto a vestirsi, lavarsi. Una situazione che mi ha fatto pensare a mio padre che si prendeva cura di mia madre malata. Ho pensato al suo coraggio, alla sua pazienta, alle sue lacrime. Niente di paragonabile a ciò che sto facendo io. Lui si occupava di una colostomia. Io di quattro punti. Ma sono quattro punti che hanno dietro una storia pesante e davanti un futuro fosco. Non c'è nessuno che ci aiuti. Siamo solo noi ma ce la siamo sempre cavata. Tutta questa situazione, la clinica, le visite, le difficoltà hanno confermato tutto l'amore che provo per la mia ragazza e quanto la mia vita sarebbe assolutamente insignificante senza la sua presenza.





sabato 12 settembre 2015

Di Antonio, di vita di provincia italiana e non + Holly Goddard Jones




Ieri è morto Antonio dopo una lunga malattia. Erano anni che era relegato in un letto. Alcuni mesi fa era morta sua moglie per una leucemia fulminante. Antonio rimarrà per sempre una delle persone fondamentali della mia vita. Di lavoro non si è mai saputo bene cosa facesse: straccivendolo, rigattiere, traffichino, addetto ai traslochi e soprattutto mantenuto. Parcheggiava il suo furgone in uno degli angoli discosti dietro ai palazzi, accanto alla villa abbandonata, e intorno ci ammassava le sue robe: libri, vestiti, cartoni, pattume, cani. Una specie di fortino inespugnabile. Litigava spesso con i vicini. Originario di Valle della Lucania era un tifoso sfegatato del Napoli. Quando il Napoli vinse i due scudetti fece partire dal suo balcone dei fuochi artificiali degni di una festa della Repubblica. Era un po' il nostro idolo, o almeno il mio e di altri marginali, con quei suoi baffi, la sigaretta sempre in bocca e un alone di mistero che lo circondava come un comandante pirata.. Era molto legato alla mia famiglia perché mio padre ogni tanto gli trovava qualche lavoro da sbrigare e anche perché mia madre quando poteva aiutava sua moglie e i suoi figli. Quando fu colpito dal primo ictus perse la possibilità di guidare ma non di fumare e viveva dalla mattina alla sera su una sedia in plastica piazzata o all'imbocco del cortile oppure davanti alla porta d'ingresso del palazzo dove abitavamo. Era impossibile superare la sua guardia. Dovevi per forza rispondere alle sue domande. Eppure, a differenza di molti altri inquilini, io non ci trovavo nessun imbarazzo. Anzi, mi divertiva parlare con lui. Quando presi la patente mi regalò una stecca di Marlboro rosse che non erano Marlboro ma MS. Una volta, verso i vent'anni, mi trovò seduto sui gradini del cortile che piangevo disperato perché la depressione mi stava distruggendo e lui, appoggiandosi al bastone, camminò fino alla sua cantina tornandosene con una bottiglia di vino rosso e del salame. Si fece portare la sua sedia. Erano le 11 di sera di un'estate. E rimanemmo lì a parlare fino alle quattro. Fumammo non so quante sigarette. L'ultima volta che lo vidi era steso a letto, irriconoscibile, ma trovò comunque la forza per gridarmi: "Del Piero è un giocatore di merda".

A proposito di provincia ho trovato questi due libri. Ho letto giudizi altalenanti ma vedremo:


(qui)



(qui)

venerdì 11 settembre 2015

"Il ricatto dei mercati" di Lidia Undiemi (Ponte alle Grazie)


Ho letto questo saggio di Lidia Undiemi e l'ho trovato molto interessante dal punto di vista tecnico ma molto debole e distante da me sul piano politico. Manca qualunque accenno all'ambiente. Si parla troppo di geopolitica, di crescita, di piani industriali, di Putin. E molto altro. Sicuramente ci sono alcuni spunti interessanti, per esempio sull'auto-organizzazione dei lavoratori, ma per il resto le mie perplessità sono numerose. Spero di riuscire a portare questi miei dubbi in un'intervista all'autrice.

Informazioni sul saggio qui e Lidia Undiemi.

"HOPE. Una speranza per il Parkinson* di Hal Newsom (Mattioli 1885)


C'è questo libro in uscita che parla di Parkinson. La mia nonna materna è morta di Parkinson. Lentamente, ma nemmeno troppo, vidi il suo corpo e la mente distruggersi. Si ridusse a uno scheletro che si dimenava nel letto lanciando grugniti e piangendo. Fui proprio io a leggerle il referto medico che le diagnosticava questa malattia. Mio padre e mio zio avevano fatto di tutto per mantenerla all'oscuro ma lei aveva dei dubbi, aveva capito che c'era qualcosa che non andava e allora mi chiese di prendere quel foglio e di leggergli i risultati degli esami. Non ho mai compreso perché non fu il medico a dirglielo. Forse perché era amico dei miei familiari. Non lo so. Ricordo solo gli sguardi carichi d'odio di mio padre e mio zio. Da quella rivelazione mia nonna non si riprese praticamente più. Sapere di non avere più il controllo della sua mente, lei che aveva una memoria di ferro, e che faceva della prontezza verbale è una delle sue armi migliori, le tolse la voglia di vivere.

Maggiori informazioni su questo libro:

"HOPE. Una speranza per il Parkinson.
di Hal Newsom
pp. 96, 12 euro
prefazione Enrico Montanari
data di uscita: 24 settembre

HOPE:
H come HELP, aiuto
O come OPTIMISM, ottimismo
P come PHYSICIAN, aspetto medico
E come EXERCISE, esercizio

HOPE come SPERANZA.

"L’autore partendo dalle quattro lettere della parola HOPE (speranza in italiano) delinea quattro concetti chiave: HELP, aiuto; OPTIMISM ottimismo; PHYSICIAN, aspetto medico; EXERCISE, esercizio. I racconti di Hal Newson su questi punti sono forti e sinceri e aiutano alla comprensione del suo messaggio. È un vero piacere che questo testo vengo ora tradotto e possa esser e letto anche in Italia perché arricchisce il patrimonio culturale di conoscenza rivolto non solo alla malattia in sé, ma alle persone che vivono ogni giorno la malattia".
Enrico Montanari - Direttore della Unità Operativa Complessa di Neurologia dell’Ospedale di Fidenza 

Hal Newsom si è ritirato dal mondo della pubblicità all’età di 60 anni, dopo 35 anni trascorsi a scrivere pubblicità televisive, inserzioni su giornali e spot radiofonici. Ha sempre condotto una vita attiva dal punto di vista fisico, fra sport agonistici e attività all’aperto.
A 66 anni gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson. 

Sebbene rallentato dal Parkinson, non ha permesso alla malattia di intaccare il suo entusiasmo per la vita. Oggi fa escursioni sulle montagne di Washington (non alla stessa altitudine di prima), discesa libera (tranne le gobbe di cammello), jogging (a passo di lumaca) e va in bici per le vie di Seattle (non a forte velocità). Condivide le sue esperienze e opinioni con la speranza che queste possano aiutare a dare chiarimenti e infondere coraggio ad altre persone che si sono identificate in questo libro come Persone con il Parkinson. Hal definisce le Persone con il Parkinson come individui che hanno trovato il modo di vivere ogni giorno al meglio. Non gli piace il termine ‘pazienti con il Parkinson’ perché implica che siano in attesa di trattamenti e assistenza da parte di qualcun altro. Le Persone con il Parkinson hanno il potere di incidere sulla propria qualità di vita. Possono aver avuto delle difficoltà fisiche ma non permettono che queste diventino pesi insostenibili. Sono piene di vitalità, compassionevoli, esseri umani mentalmente attivi che stanno cambiando il modo in cui la società vede il morbo di Parkinson."

.........


E dal 25 al 27 settembre a Milano si terrà questo convegno:


Programma qui.

giovedì 10 settembre 2015

Di oggi e altri giorni


"... ti abitui, ma ce ne vuole, a pensare che sei di troppo, dove che vai, che mandi un odore insopportabile, che sei proprio da liquidare...anche adesso, vedo, osservo, manco per niente immaginario, lo stesso disgusto fra la gente che mi avvicina appena, o soltanto sente parlare di me...che ho resistito a tutto questo, tutto quello...notate bene che io mi dico a me, che siano sinistra, destra, centro, tutte budellacce che non servono a niente! ognuno la sua piccola opinione! evidentemente mi direte: che ti sei immischiato a fare? certo! lasciare! lasciar rotolare tutta sta gente!...miraggi!... un'altra presa per il culo!...sprofondare!... voragine! sotto tante di quelle tonnellate di calce viva!... amen!" 
(Céline, da "Nord", pag. 520)




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Alcuni libri pronti per essere letti:









- quella roba dei piedi scalzi è una vera stronzate. Anche e non solo per la presenza della Cgil. Le detesto queste robe. 

- durante le ultime settimane ho avuto modo di avere a che fare col mondo dei sindacati. Nel mio caso il sindacato svizzero. Esperienze da suicidio. Da vergogna. Tranne che per una persona, che quanto meno ci ha messo la faccia, mi sono trovato di fronte una frotta di imbrattacarte e vigliacchi, per non scrivere di peggio.  Quando stavo in Italia la situazione era la stessa. Ma ricordo con gioia il progetto di una Rete dei lavoratori, slegata dai sindacati, che tanti anni fa io e un pugno di persone tirammo in piedi. Durò pochissimo ma alcuni obiettivi pratici li ottenne. Uno di questi fu smascherare l'ipocrisia di sindacalisti e compagnia bella e partiti con falce o senza falce. Compresi i sedicenti sinistrorsi con la puzza sotto al naso e Il Manifesto d'ordinanza sotto al braccio. 

- ma a qualcuno gliene frega davvero qualcosa di quello che ancora dice il papa?...porca di una merda...siamo ancora qui nel 2015 a interrogarci e a ragionare sulle parole che pronunciano questi personaggi...

- ci avevano raccontato gli esperti, i filosofi, i politici, di un futuro radioso, del fare carriera, che c'erano risorse per tutti, che il lavoro si sarebbe moltiplicato, che si allungava la vita, che le donne non sono solo madri, che é giusto studiare, che la medicina avrebbe sconfitto le malattie e poi siamo qui a leggere imbarazzanti articoli di giornale che parlano della necessità di milioni di persone per sostenere la crescita, per pagarci le pensioni, per pulirci il culo quando saremo nelle case di riposo, per lavorare nelle catene di montaggio o sui cantieri, per condividere il nostro consumismo. Quando si comincia a ripensare completamente il mondo?

- per chiudere: sull'inutile polemica vespiana e premetto che Vespa mi fa schifo così come i Casamonica, la penso come Sansonetti: "Casamonica, polemiche contro Vespa perché fa il giornalista"




martedì 8 settembre 2015

Un libro: "Presenza di Virgilio" di Robert Brasillach (Edizioni all'insegna del Veltro)

Ho letto "Presenza di Virgilio" in una giornata ma lo rileggerò presto per riscoprirne alcuni passaggi. 
Sono molto legato a Robert Brasillach e sono davvero felice che ci sia ancora qualcuno a questo mondo disposto a rischiare, a metterci soldi, impegno, dedizione per pubblicare libri di autori scomodi e che soprattutto lo fanno realizzando un libro che è proprio proprio da sfogliare, da tenere fra le mani, fisicamente. Con una bella copertina cartonata, una serie di fotografie e una dettagliata e appassionata introduzione. È quel tipo di libro che è proprio bello possedere e guardare e sfogliare e leggere e rileggere. Gli ebook non la potranno mai regalare questa sensazione. E leggere, possedere un libro come questo mi fa ancora più stare bene durante questo momento difficile che sto attraversando.

Tutto il mio ringraziamento va a Edizioni all'insegna del Veltro, Claudio Mutti, Attilio Cucchi, Cristina Gregolin.


Qui sotto ci sono alcune foto della mia copia: