martedì 30 giugno 2015

Wendell Berry



"Jayber Crow" lo avevo letto dopo una recensione di Gianpaolo Serino e l'avevo trovato splendido. L'innamoramento era proseguito con "Hannah Coulter" e adesso è la volta di avvicinarsi a "Un posto al mondo" e "Mangiare è un atto agricolo", tutti pubblicati da Lindau, con un prezzo decisamente alto.



E il pezzo di oggi è tratto dal primo album dei The Lonesome Southern Comfort Company e si intitola "Road to D.C."





(commento del giorno: non mi mancava l'unità, no, ne avrei fatto volentieri a meno di vederla ancora in edicola)

domenica 28 giugno 2015

Lo schifo che mi fa l'odore che sale dalle griglie

Se c'è una cosa che mi ha sempre disgustato dell'estate è il fetore di grigliata che si diffonde per spiagge, prati, bivacchi, campeggio. Oggi volevo trascorrere un paio d'ore sul lago dopo il lavoro ma la puzza di salamelle, costine e altro schifo vario mi toglievano il fiato. Per non parlare della coltre di nebbia tossica che s'alzava dalle pire funebri. La vista di bocche spalancate che rosicchiavano ossa accompagnandole con birra e vino e acqua e bibite gassate mi ha fatto quasi vomitare in faccia a una coppia con figlio al seguito che mi camminava affianco. Mi sono bloccato, ho preso le mie cose e sono tornato a casa con i coglioni girati e l'umore nero. Chissà magari poi questa gente tutta allegra e sorridente e casinara e cafona si sfida a colpi d'ossa per aggiudicarsi l'ultima salamella, il pesciolino fritto, la melanzana a strisce nere e verdognole, il riso in insalata con pezzettini di wurstel e tonno. Quando ho mangiato questa roba di merda son sempre stato male.
Il mio stomaco e il mio intestino non le hanno mai sopportate.
Dopo una parentesi di ritorno alla carne sto finalmente tornando a casa.

Che poi questa visione horror mi ha fatto venire in mente questo libro che devo assolutamente ritrovare:



Il pezzo di oggi è "Le vacanze dell'83" e quanto sono belli, riascoltandoli con attenzione, i primi due dischi dei Baustelle:







sabato 27 giugno 2015

Seymour Glass; Tre libri in regalo; Giulio Meotti "; Sharon Van Etten



C'è qualcosa di molto profondo che mi lega da anni e anni al personaggio di  Seymour Glass. Il passaggio seguente è tratto da "Alzate l'architrave, carpentieri" e in particolare dal diario di Seymour che sta leggendo Buddy al bagno:

"Stasera alla stazione ho quasi promesso a M. che sarei andato dallo psicanalista, uno di questi giorni. Sims mi ha detto che quello che c'è al reggimento è ottimo. E' evidente che c'è stato un tête-à-tête o due tra lui e la signora Fedder sull'argomento. Perché tutto questo non mi secca? Nemmeno un po'. Che strano! Anzi mi fa piacere e per nessun motivo plausibile. Anche la tipica suocera delle barzellette sui giornali mi ha sempre vagamente attratto. In fondo, non credo di aver nulla da perdere anche se vado da uno psicanalista. E se ci vado mentre sono nell'esercito, non spenderò neppure un soldo. M. mi ama, ma non si sentirà mai veramente vicina a me, famigliare con me, frivola con me, fino a quando non mi avranno stiracchiato un pochino.
"Se o quando mi decisero' ad andare da uno psicanalista, spero che abbia tanto acume da chiamare un dermatologo a consulto. Uno specialista di malattie della mano. Ho delle cicatrici sulle mani causate dal contatto con un certo tipo di persone. Una volta, nel parco, quando Franny era ancora nella carrozzina, le misi una mano sulla parte tenera del capo e ve la lasciai troppo a lungo. Un'altra volta, mi capito' con Zooey durante un film del terrore al cinema Loew sulla Settantaduesima strada. Non aveva più di sei o sette anni e si nascose sotto il sedile, per non guardare una scena che lo impauriva. Gli misi una mano sul capo. Certe teste, il colore e la consistenza di certe capigliature mi lasciano dei segni indelebili. E c'è altro. Una volta Charlotte si mise a correre lontano da me, fuori dello studio ed io le afferrai il vestito per fermarla, per tenerla vicino a me. Indossava un vestito giallo, di cotone che mi piaceva moltissimo perché le stava troppo lungo. Ho ancora un segno giallo limone sul palmo della mano destra. Oh, mio Dio, se la mia personalità può essere definita clinicamente, allora sono una specie di paranoico alla rovescia. Ho il sospetto che tutti stiano complottando per farmi felice".



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Informazioni qui.






Informazioni qui.


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Le persone mi stanno facendo odiare anche il lago, i boschi, il lungo fiume.
Preferisco rimanere in casa a leggere sul divano, a letto, seduto a tavola, in piedi in cucina, sul cesso, seduto sul bordo della vasca.




giovedì 25 giugno 2015

Una piccola grandissima emozione: Zeman


Un sogno che conservavo da anni e anni nel cassetto e che finalmente si avvera.
Assistere agli allenamenti di Zeman.

(E pensare che c'è gente che sogna di farsi fotografare con Salvini, Renzi, Grillo, Silvio B., Travaglio,    Eco...)





"ringrazia le puttane quelle ubriache come te

mi rendono la vita accettabile

ricordati che devi morire adattati

ricordati che devi morire rilassati"

martedì 23 giugno 2015

Di Maiorca e Tap; Lavoro; Drieu La Rochelle "Diario 1939-1945"; Annarella Benemerita Soubrette CCCP Fedeli alla Linea; Three In One Gentleman Suit - Notturno; Avversione; Verginità (The Vaccines)

- Sono stato a Maiorca nel 2013. Non ho un bel ricordo di quell'isola, anche perché appena tornai a casa mia madre cominciò il suo calvario. Palma è una Milano in miniatura e in generale l'isola ha subito sia la cementificazione che l'orda di vacanzieri alcolica (per assurdo ho quasi invidiato le torme di ragazzi ubriachi che ho incrociato per un paio d'ore a Magaluf)  Esistono sicuramente luoghi molto belli ma in generale niente di particolarmente memorabile. Mi è tornata in mente oggi mentre leggevo questo articolo sul Tap e trovo questa vera idiozia civilizzatrice.

"L'arrivo del gas a Ibiza e Maiorca, del resto, è stato vissuto come una specie di miracolo, che ha portato un altro pezzetto di civiltà nelle isole in cui lo sviluppo turistico e quello delle infrastrutture viaggiano evidentemente a velocità diverse."

Che significa "un altro pezzetto di civiltà"

Ma andate a cagare.


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Dopo le vacanze sono tornato al lavoro in un cinema che sta cambiando gestione e con un nuovo contratto da valutare che non mi è stato ancora proposto. Stessa sorte per tutti i dipendenti. Non ho idea di quello che mi aspetta, però leggere la preoccupazione su alcuni volti mi ha stretto lo stomaco, non per il mio futuro ma per il loro che hanno famiglia, figli. Chissà cosa accadrà.

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Leggere Drieu e il suo "Diario" e su Barbadillo un pezzo di Isabella Cesarini: "L’amore Drieu-Victoria Ocampo e l’idea di appartenersi".


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Uscito il nuovo disco dei Three In One Gentleman Suit: Notturno (To Lose La Track).


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Sarà perché sono un bastian contrario? Un rottinculo? Un servo? Fatto sta che il mio disgusto per glistellatiinternettianirettiliani aumenta giorno dopo giorno. Tutte le volte che ne incrocio uno in tv mi si smuove la stitichezza.

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Dedicato a te, che hai perso la verginità.






lunedì 22 giugno 2015

KOVLO - Crowdfunding! New album coming soon...

Seguo i Kovlo da tantissimo tempo. Su Lankelot li avevo intervistati e avevo recensito "I'm so Happy on this boat" e  "Hey Mom, Where’s Timbuktu?". Notizia di oggi che hanno una campagna di crowfunding per sostenere il loro nuovo album. 

Ecco il lancio:


KOVLO's new record will be released this fall! 
You find the first teaser of the new record here: 

Would you like to be part of the project and support us?
We decided to a crowdfunding campaign, you find it here: 
We are making this campaign because first of all we want to make this record as best as we can. Secondly, we would also like to be able to promote it as best as we can.

If you support us, we will be able, for example, to release for the first time a record on vinyl, and not only on CD. We would also be able to do a good promotion and make some cool videos!

You can support us like that:

$10 USD: Digital download pre-order!
You will able to get the digital download of the record about two weeks before the release.

$15 USD: CD pre-order!
You will receive, about two weeks before the release: a cd copy of the new record, free download of the new record.

$20 USD: Vinyl pre-order!
You will receive, about two weeks before the release: a vinyl copy of the new record, free download of the new record.

$30 USD: Vinyl and CD preorder!
You will receive, about two weeks before the release: a vinyl copy of the new record, a cd copy of the new record, free download of the new record.

$50 USD: KOVLO special pre-order pack!
You will receive, about a month before the release: a vinyl copy of the new record, signed by KOVLO, a cd copy of the new record, signed by KOVLO, free download of the new record, free download and some cd copies of the older records.

$200 USD: KOVLO's new album co-producer!
Your name as a co-producer will be written in the credits of the album (CD and Vinyl). You will receive, about a month before the official release: a vinyl copy of the new record, signed by KOVLO, a CD copy of the new record, signed by KOVLO, free download and some cd copies of the older records.

Give indipendent music a chance! Go here and support us: 

Cheers, and thanks!


Effetto domino, Francesco Permunian, These dead years



In "Effetto domino" di Romolo Bugaro (Einaudi) c'è la crisi morale ed economica di un paese, del Nord-Est (Padova), ci sono gli imprenditori spregiudicati, il nero, i debiti, i capannoni, i palazzi che crescono come funghi, Equitalia, la speculazione, i suicidi, Mercedes e Bmw, avvocati, i debiti, l'evasione fiscale, famiglie spezzate, Prosecco, ville lussuose e bella vita, sacrifici, lavoratori, carpentieri, muratori. Storie che uno come me che abita qui al Nord conosce bene ma che accomunano tutto il mondo. Eppure questo romanzo mi ha deluso, c'è tutto, forse davvero troppo tutto di un tutto sempre al posto giusto, con una storia che scorre via in maniera abbastanza scontata, con una scrittura poco partecipata, tenue al limite dell'impalpabile, che non è stata capace di smuovermi la testa e il cuore, di farmi provare qualche tipo di sentimento o stimolarmi riflessioni. Niente di niente ma solo pagine su pagine senza quel dolore, quelle contraddizioni, quel sudore che respiro, sotto forma di assalto, tutte le volte che mi avvicino alla realtà di queste vicende.
Un libro che già sto dimenticando.

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domenica 21 giugno 2015

Mondo Piccolo, Guareschi, i miei genitori, The Rokes

Negli anni Sessanta/Settanta mio padre e i suoi due fratelli erano dei capelloni. Basta vedere alcune foto al lago del '71 o del matrimonio di mio padre nel '74. Capelli fino alle spalle per lui e per i due testimoni, Renato e Donato (morto troppo giovane), ma anche per mio zio Antonio e mio zio Claudio. Non scherzano nemmeno i capelli e i vestiti di mia madre e di altre ragazze invitate. Ci sono poi i racconti di mio padre e mia madre sulla musica che ascoltavano, su quello che leggevano e le grane che scoppiavano, del loro anticonformismo, della loro insofferenza vitale ma anche di tutta una loro serie di valori, istanze, parole, abitudini che poco c'entravano con gli inni contestatari di quegli anni. Erano insieme conservatori e ribelli. Insofferenti ma anche molto concreti, terra terra, duri come la vita che avevano sempre vissuto. Senza però mai essere dei leccaculo, dei furbi, degli approfittatori e per questo hanno vissuto una vita difficile mentre intorno a loro i rivoluzionari (a parole), i conservatori, i baciapile se la sono spassata, cambiando casacca alla prima occasione e rompendo i coglioni anche oggi.

 Pensavo ai miei genitori proprio mentre leggevo:


tutti racconti dedicati a quel mondo ribelle che entra in contatto/scontro con Don Camillo. E la penna di Guareschi, che non è mai stato di sinistra, rivoluzionario, comunista è così pungente che lascia sempre il segno. Ci ho ritrovato un'umanità che si è andata a perdere, un "Mondo piccolo" preso per il culo dai cultori della modernità, della tecnologia, della ribellione sterile, della movida dei diritti, del baccanale menefreghista. Sono racconti arguti, sferzanti, divertenti, figli di uno scrittore che non ha mai smesso di scrivere delle contraddizioni del mondo, delle persone semplici, concrete, dure, figlie di un Mondo piccolo lontano dai riflettori. Un mondo dove hanno vissuto i miei genitori e dove sono nato e cresciuto e sto vivendo anche io. Mio padre è rimasto un uomo del genere. Uno che se gli chiedi del denaro storce il naso ma se gli chiedi da mangiare lui te ne darà sempre. E così si comportava anche mia madre. Viviamo in un'altra epoca, dove vanno di moda le foto, i profili, le stronzate, la superficialità, gli happy hour.
Le uniche foto che in fin dei conti mi piacciono sono solo quelle sulle tombe.


venerdì 19 giugno 2015

"La via del samurai" di Yukio Mishima (Bompiani); "Il ritorno di un re" di William Dalrymple (Adelphi) + Flying Vaginas


Rovistando ieri fra gli scaffali di un negozio della Caritas ho trovato "La via del samurai" di Mishima in questa bellissima edizione a soli 2 franchi. Lo recensì Movida su Lankelot.

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Se ne sta parlando tanto ma è davvero un libro trascinante ed emozionante: "Il ritorno di un re" di William Dalrymple (Adelphi Edizioni)

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Una bella scoperta il disco dei Flying Vaginas "Beware Of Long Delayed Youth".



giovedì 18 giugno 2015

Mio padre; "Tagliagole" di Francesco Borgonovo (Bompiani), "Confessioni di un codardo" di Charles Bukowski (Guanda)

Ho accompagnato mio padre all'Expo. Una cagata tremenda. Davvero una delle più grandi cazzate che io abbia visto nella mia vita. Sono in vacanza e mio padre me l'ha chiesto e ho mantenuto la promessa che ho fatto a mia madre. Non è semplice per me trascorrere del tempo con lui ma gli manca mia madre. Da quando è morta lui ha smesso di andare a mostre, di visitare città, di prendere la macchina e guidare fino a Losanna andata e ritorno in un giorno. Non ama i viaggi di gruppo, non gradisce a lungo la presenza delle persone, stare ai tempi degli altri, mangiare tutti insieme. Per assurdo io sono il suo compagno di viaggi preferito perché parlo poco e sono, confesso, caustico, cinico, ombroso e depresso come lui. Era contento quando siamo , a parte per tre o quattro padiglioni che gli sono piaciuti, perché così potrà sfoderare tutti i suoi commenti sarcastici con mia sorella e le altre persone che conosce. 

Questo evento ha solo uno scopo: arricchire i soli noti e prosciugarvi il portafoglio.

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Francesco Borgonovo è uno dei giornalisti più irriverenti in circolazione ed è appena uscito il suo "Tagliagole - Jihad Corporation" (Bompiani). L'inizio è folgorante.


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Non me li ricordavo così belli questi racconti di Bukowski.



lunedì 15 giugno 2015

Simone Buttazzi recensisce il docu sclaviano "Nessuno siamo perfetti" di Giancarlo Soldi


Quando si è in astinenza buttazziana si finisce per adorare Barbara D'Urso, Cinquanta sfumature di grigio, Jurassic Park e i talk show politici italiani, fortuna che poi arriva, squarciando i cieli di pioggia, la tanto desiderata dose scaccia crisi sotto forma di recensione su Indie-Eye di "Nessuno siamo perfetti" di Giancarlo Soldi.

E poi, rullo di tamburi e secrezioni a mille, l'hanno pure intervistato su Radio24 qui.

Chi di voi ha il poster di quest'uomo appeso in camera accanto a River Phoenix?

domenica 14 giugno 2015

Rileggendo per l'ennesima volta: "Mea Culpa - La bella rogna" di Louis Ferdinand Céline (Guanda)


Torno sempre alle mie riletture celiniane, in questo caso "Mea Culpa - La bella rogna", nelle traduzioni di Giovanni Raboni e Daniele Gorret, con un saggio di Jean-Pierr Richard, uscito per Guanda nel 1982 e attualmente fuori commercio.

Alcuni estratti da "La bella rogna":

"Cercate di capire quel che vogliono? Vogliono cosa?...Non ne san niente! I radicali? La monarchia? Il ritorno "come prima? Il Sol dell'Avvenir? I Falansteri? La guerra civile elettorale? Alessandro Dumas Dittarore? Il Comitato Mascurand? Léon Blum? Reynaud? I Gesuiti? La proporzionale? I Giochi del Lotto? Il gran Mogol? Vogliono cosa? Non lo sanno loro stessi. Han tutto rovinato, putrefatto, vomitato come capitava, tutto quello che toccheranno farà la stessa fine, porcheria, immondizia nel giro di due giorni. Voglion rimanere carogne, sbracati, cassinati, trincatori e basta. Non hanno un altro programma. Vogliono rivendicare dappertutto, in tutto e su tutto e poi basta. Son degli avanzi che han dei diritti. Un paese finisce in "diritti", in diritti supremi, in diritti a niente, in diritti a tutto, in diritti di gelosi, in diritti di fame, in diritti di vento." (pag. 65)

"Il popolo un tempo aveva, per pazientare, la prospettiva del Paradiso. Ciò facilitava molte le cose. Faceva investimenti in preghiere. Il mondo intero riposava sulla rassegnazione dei poveri "dixit Lamennais". Adesso non si rassegna più il povero. La religione cristiana è morta, con la speranza e la fede. "Tutto in questo mondo e subito!" Paradiso o no!... Come il borghese, come l'ebreo. Andate  un po' a governare in condizioni simili!... Ah! È infernale! Un orrore! Son disposto ad ammetterlo. La prova è che nessuno ce la fa più." (pag. 84)

"Gli uomini sembrano provare un grande spavento, assolutamente insopportabile di ritrovarsi un bel mattino, tutti soli, assolutamente soli, davanti al vuoto. I più audaci, i più temerari si aggrappano, nonostante tutto, a qualche trama abituale, opportuna, classica, sperimentata, che li rassicura e li tien legati alle cose ragionevoli, accettate, alla folla delle persone dignitose. Si direbbe che sian colte dal freddo. Così Drummont e Gobineau si aggrappano alla loro Madre la Chiesa, al loro cristianesimo scarsissimo, perdutamente. Brandiscono la croce di fronte all'ebreo, patentato tizzone d'inferno, l'esorcizzano a gran colpi d'aspersorio. Quel che soprattutto rimproverano al giudeo prima di tutto, più di tutto è di essere l'assassino di Gesù, l'imbrattatore d'ostia, il gran guastarosario...Come son campati in aria questi lamenti! Un antidoto la croce? che farsa! Come tutto ciò è mal concepito, di traverso e falsamente, com'è pasticciato, piagnucoloso, timido. L'ariano in realtà soccombe per grulleria. Ha abboccato alla religione, alla Leggenda tramata dagli ebrei espressamente per la sua perdita, la sua castrazione, la sua servitù. Diffusa alle razze virili, alle razze ariane detestate, la religione di "Pietro e Paolo" compì ammirevolmente la sua opera, degradò in accattoni, in sotto-uomini dalla culla, i popoli sottomessi, le orde ubriacate di letteratura cristiania, lanciate imbecilli perse, alla conquista del Santo Sudario, delle ostie magiche, abbandonando per sempre i loro Dei, le loro religioni esaltanti, i loro Dei di sangue, i loro Dei di razza. E non è tutto. Crimine dei crimini, la religione cattolica è stata attraverso tutta la nostra storia, la grande ruffiana, la grande imbastardatrice delle razze nobili, la grande procacciatrice dei rognosi (con tutti i santi sacramenti), la rabbiosa contaminatrice. La religione cattolica fondata da dodici ebrei avrà giocato fino in fondo tutto il suo ruolo quando saremo scomparsi, sotto i flutti della turba enorme, del gigantesco lupanare asiatico che si prepara all'orizzonte. Questa la triste verità, l'ariano non ha mai saputo amare, adulare che il dio degli altri, mai ha avuto religione propria, religione bianca. Quel che adora, il suo cuore, la sua fede, gli son stati forniti in tutti i loro elementi dai suoi peggiori nemici. È assolutamente normale che ne crepi, il contrario sarebbe un miracolo." (pp. 85-86)

"Il popolo non ha ideali, solo bisogni. Cosa sono i bisogni?
Sono che i loro prigionieri ritornino, che non ci sia più disoccupazione, trovare lavori per benino, aver la sicurezza, essere assicurati contro tutto, il freddo, la fame, l'incendio, avere le vacanze pagate, la pensione, la stima, la belate e il cicchetto, più il cinema e il "bois de rose", un temperamento carognosamente smoking e la motoretta d'occasione per le passeggiatine in famiglia. È un programma tutto in tema, da buona spanciata e minimo sforzo. È borghesia in embrione che non ha ancora trovato la sua sinecura. I più terribili sconvolgimenti non cambieranno il suo programma. È un sogno da insicuro, da contadino che non ha più la sua vacca, non ha più terra, più castagne, che si aggrappa a tutto quel che trova, che ha paura che il mondo gli manchi, che tutto gli frani tra le dita. Tutto questo dice tra sé è fantastico! cresce da solo, non durerà...Sarò pacifico solo da funzionario...Ah! brutta troia devo averla! La pensione o morire! la Previdenza o la morte! Il panico è sempre brutto, bisogna prender le cose come sono. Non sarebbe poi così abominevole, si potrebbe benissimo sistemare, se gli infami non approfittassero per fornicarci con le loro porcherie, gli occulti coltivatori di odi, che non demordono mai, avvelenano, dispongono le trappole, accoppano, torturano a piacere. È l'Abisso, è l'Apocalisse, con tutti i suoi mostri scatenati, avidi, squartatori fino in fondo all'anima, che si schiude sotto gli uomini della strada." (pag. 92)

"L'insurrezione è sfinita quando ha pagato le sue fatture. Le rivoluzioni si smorzano, le vergini rosse impallidiscono un po'...È un baratro "il Progresso in marcia". (pag. 100)


venerdì 12 giugno 2015

"Scarti" di Jonathan Miles (Minimum Fax)



Che bello incontrare romanzi come "Scarti" di Jonathan Miles (Minimum Fax, traduzione di Assunta Martinese) che ti scavano dentro, che ti isolano dal mondo, con personaggi che ti si incollano dentro, con uno stile condito da frasi lunghissime che ti si avvolgono attorno al cuore. Si parla di rifiuti, di squatter, di speranze, di Alzheimer, di truffe, di carceri, di banjo, di gravidanze, di scelte, di amicizie, di 11 settembre, di isolamento, di sconfitte, di morte, di quello che ho dentro, della mia sofferenza, delle mie paure, delle mie angosce, della mia voglia di andarmene e salutare tutto e tutti e vivere lontano da questa civiltà. Di quello che siamo e siamo solo rifiuti. Solo scarti.  Solo pezzi di merda. Ma anche raggi di sole. Possibilità apparentemente folli. Ieri al lago ero così concentrato nella lettura che non mi sono nemmeno accorto del tempo che trascorreva. Quasi 600 pagine che ho già voglia di rileggere. Ci guardavano ieri al lago i bambini, le coppiette, i cani, i fantasmi. Io che leggevo "Scarti" e la mia ragazza che leggeva Mishima. 
Questo è un romanzo che mi resterà incollato addosso per tantissimo tempo.
E che bello quando questa cosa accade.


mercoledì 10 giugno 2015

A proposito del ballottaggio a Lecco di domenica; Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet "In The Wake Of The Dark Earth Field Records"; Drieu La Rochelle; mio padre

- Domenica 14 giugno Lecco sarà una delle città italiane interessate dai ballottaggi per l'elezione del nuovo sindaco. Nelle scorse settimane avevo espresso la mia distanza e il mio disgusto per TUTTI quanti i candidati invitando ad astenersi o quantomeno ad annullare la scheda o a votare bianca. A questo punto la sfida è fra il centro-destra rappresentato dal Pd con Brivio e sostenuto pubblicamente da Comunione e Liberazione e la destra (FDI, Forza Italia, Lega) con Negrini. Rinnovo l'invito a disertare le urne. STATE A CASA! Un vero schifo. Ma c'è anche una parte maligna che cova dentro di me che si augura la vittoria di Negrini con la conseguente crisi di nervi di quella borghesia di merda di sinistra, paracula, sindacale quel tanto che basta, da circolino culturale molto chic, vigliacca, che sfila al 25 aprile e si indigna leggendo i giornalini e i libretti giusti. Che pena che mi fanno...


"In The Wake Of The Dark Earth" del duo ambiente elettronico svedese Dard Å Ranj Från Det Hebbershålska Samfundet è un gran bell'album che ho conosciuto e che sto cominciando ad ascoltare con intensità grazie a questa recensione uscita su Sentire Ascoltare del Voltfestivalen




Nei giorni scorsi all'interno di una libreria mi è successo un fatto strano. Prima vedo una coppia uscire da un liceo. Maschio e femmina vestiti tutti di nero e molto magri. Duecento metri a piedi e poi entrano nella stessa libreria dove io sono diretto. Gironzolano fra gli scaffali proprio come me. La mia stessa timidezza. La mia stessa incapacità di rivolgere la parola ai commessi (non mi piacciono i commessi e certe volte sono così disgustato/innervosito dalla loro presenza che abbandono librerie ma anche il resto dei negozi dove mi trovo). Ci dividono quasi vent'anni. Arrivano alla cassa e la ragazza guardandosi le mani chiede cos'hanno di Drieu La Rochelle a un commesso con la maglietta di Radio Popolare. Lui risponde "Fuoco Fatuo", "Già letto" fa lei e allora il commesso "La commedia di Charleroi", "Letto" fa lei e poi chiede "Avete I cani di paglia?", "No ma puoi ordinarlo...", "Fa niente. Non avete altro vero?", "No" ma la mia impressione è che loro volessero chiedergli altri titoli, tra l'altro senza biglietti in mano, ma che non abbiano avuto il coraggio o la pazienza per farlo. Li ho sentiti ringraziare educatamente il commesso e poi sono usciti tenendo sempre gli occhi bassi. Nemmeno io ho trovato quello che cercavo ma non ho parlato col commesso che aveva una faccia da cazzo da far paura. Avrei voluto fermare quel ragazzo e quella ragazza e scambiarci due chiacchiere ma niente da fare, troppa paura, troppo rispetto per l'altrui vita.
Li ho rivisti mezz'ora dopo che mangiavano un gelato e sorridevano.




Su Lankelot c'è una bella serie di recensioni dedicate a Drieu, si trovano qui.

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Mio padre prende un sacco di medicine.
Per l'epilessia, la pressione alta, la sinusite, il diabete.
Mio padre resiste.
Fra i cantanti che gli piacciono c'è De Gregori e gliela dedico perché anche noi due non andiamo molto d'accordo so che è una vera tortura per lui andare all'ospedale senza mia madre e mi piace ricordarmeli da piccolo mentre loro due cantavano a squarciagola "Rimmel" e mia sorella si metteva le dita nelle orecchie per prenderli in giro:


lunedì 8 giugno 2015

Riprendendo in mano Salinger; Assaf Gavron "La collina", Adam Levin "Rosa Shocking", Bonnie Nadzam "Lamb", Peter Kernel

Salinger mi ha aiutato a stare in vita. Stavo davvero male quando lessi per la prima volta "I nove racconti" e ne uscii distrutto ma meno solo. Ero in terza media e lessi prima questi racconti de "Il giovane Holden". Fra estate e primi giorni del collegio finii tutto quello che potei trovare. Ho ripreso in mano i suoi racconti anche dopo aver letto il monumentale libro di Shields e Salerno, "Salinger"...anche io pecco di curiosità (sono del tutto identico agli altri) ma leggendo questo libro mi sono fatto del male per i soliti motivi.

In tutti questi anni quando mi sono imbattuto in qualcuno che quando parlava di Salinger si dimenticava della guerra e degli orrori vissuti dall'autore in Europa e di quanto i suoi libri, compreso "Il giovane Holden" sono intrecciati a quelle esperienze preferisco mettermi a tacere. Poi c'è molto altro...come i piedini delle bambine...la purezza adolescenziale...la religione...ma tutto sembra intrecciarsi al solito argomento (la ribellione) che sicuramente è fondamentale nel libro (come dimenticare anche il linguaggio e lo stile?) ma è "un" aspetto del libro...facendo così poi si finisce a parlare di Cobain, degli artisti autodistruttivi, dei santoni rock e robe del genere e ci si perde un po' per strada...e magari si potrebbe ricordarsi di Lewis Carrol...così tanto per variare gli argomenti. 

Ogni volta che riapro Salinger io mi sento a casa ma piango.

Non mi va quasi mai di parlarne con le persone, ci riesco solo con la mia ragazza. 
E chiudo qui questo discorso.

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Altri libri sulla mia scrivania: "La collina" di Assaf Gavron (Giuntina)







E un disco che continuo ad ascoltare tantissimo.
Per sopportare le ore lunghissime di macchina ieri, con la luna stortissima l'ho ascoltato almeno 4 volte avanti e indietro.




Un pezzo: "Majestic Faya"


sabato 6 giugno 2015

Le vacanze e il dolore di un giorno del cazzo



Un tempo le vacanze mi piacevano perché per quasi tre mesi non sarei andato all'asilo e a scuola. Ho sempre pianto quando tornavo in quei luoghi schifosi. Adesso le vacanze mi piacciono principalmente perché non lavoro, perché non vedo i miei colleghi, perché NON LAVORO. Non m'interessa andare da qualche parte, anche se ho sempre nella testa Creta, Londra, la Cornovaglia e anche se a settembre trascorrerò qualche giorno in Grecia. Non sono un turista, nemmeno un grande avventuriero. Sono uno di quelli che quando va in vacanza cerca solo un luogo per riposarsi e leggere in tranquillità, camminare. Nient'altro. La Grecia mi ha permesso di fare tutto ciò ed è per questo che amo tornarci. Trascorrerò queste due settimane fra tanta casa, lago, bosco e poco altro. Mi circondano preoccupazioni, persone che non stanno per niente bene e soprattutto ho addosso tanta di quella stanchezza che ho sola voglia di starmene per i cazzi miei. Dimenticavo. Lo stato dove cerco di vivere, la Svizzera, è l'altro posto insieme alla Grecia che mi concede la possibilità di respirare. 

Sono stanco.
E non sto nemmeno troppo bene.
E oggi è uno dei giorni peggiori dell'anno.
Uno dei più schifosi in assoluto.
E solo tu, che non ci sei più, sapevi perché.
Quante volte hai accolto le mie lacrime in questo giorno.
Quante volte abbiamo litigato.
Quante volte ho sbattuto la porta di casa.
Quante volte mi hai aspettato a notte fonda.

E oggi mi manchi tantissimo.

Ho girovagato per una città in canicola, non festeggio, ma non sono riuscito a piangere.

Ho ricevuto una pianta in regalo, spero di non farla morire come mi accade sempre con qualcosa che vive.






giovedì 4 giugno 2015

Federico Magi recensisce su Lankelot "La morte di Céline" di Dominique De Roux (Lantana)

Alcuni passaggi del libro di Rapisarda


Per una recensione del libro di Antonio Rapisarda rimando all'articolo di Michele De Feudis ma anche quello di Fabrizio d'Esposito uscito su Il Fatto Quotidiano. L'ho trovato un libro interessante e pieno di spunti di riflessione, si fa riferimento a testi che conosco e siti che frequento (Il Talebano, L'Intelelttuale Dissidente, etc) ma mentre lo rileggevo assistevo all'esito delle elezioni e non mi convince il fatto che la Lega abbia vinto. Di sicuro ha vinto l'astensione (e da astensionista ci trovo motivi di sorrisi anche se so bene che il mio astensionismo mi avvicina a pochissimi di questi astensionisti), di certo la Lega si è diffusa a macchia di leopardo ma non ha poi avuto questo effetto valanga. Di sicuro l'effetto valanga è nel blablabla giornalistico, eccetera, eccetera. Ed è forse questo il difetto più grande di questo libro, di essere forse fin troppo espressione dell'ennesimo blablabla contemporaneo. Come il mio insomma. 

Trascrivo le parti con le orecchiette:

"Salvini si inserisce in questa tradizione leghista a suo modo - continua Scianca, responsabile culturale di Casa Pound -, nel fare questo ha un messaggio centrato. Salvini poi non ha mai chiesto mezza abiura, non ha mai fatto alcun tipo di richiesta, non ci ha mai chiesto di chiedere scusa, non ha mai chiesta lui scusa per cose di cui non ha nessuna colpa ma che gli vengono imputate. Nel suo essere post-ideologico è un interlocutore più facile per noi, rispetto a quelli che magari gli parli di Evola, e sanno di che stai parlando, però hanno accumulato per tanti motivi una serie di derive ideologiche, di atteggiamenti, di errori che hanno un loro peso. Per cui con altri c'è un bagaglio, una storia seppur apparentemente più vicina alla nostra, che finisce per essere un ostacolo. Con Salvini è più facile perché non ha questo bagaglio e per questo forse è una persona più libera." (pag. 68)

"Marine Le Pen rispose tacciando l'ex leader della sinistra italiana (Massimo D'Alema) di non sapere più interloquire col "basso": "Sa qual è la differenza tra di noi? Quella tra chi difende chi ha possibilità di andare per il week-end tra Francia e Germania e io che difendo chi, a causa della vostra politica, non può farlo". Da un parte abbiamo il discorso dall'altra il linguaggio; con il primo che resta intellegibile a una porzione sempre più ristretta di privilegiati mentre il secondo viene percepito, trasversalmente, dal grosso dell'opinione pubblica. "Lì si scaglian fiere le asserzioni di Marine - spiega ancora Bovalino - che si batte con una tattica ben precisa. La vera rivoluzione è linguistica oltre che culturale: chiamare le cose con il proprio nome. Il segreto dell'avanzamento inarrestabile del Front National è forse la capacità di misurarsi con la crisi evitando di sublimare le necessarie prese di posizione in teorie e architetture linguistiche evanescenti". (pag. 80)

"Per far capire che i russi non scherzano Savoini mostra un'immagine. Apre l'agenda dell'ambasciata russa in Italia, in pagina vi sono le foto ufficiali in cui è immortalato l'incontro di Putin con Renzi e Napolitano. Il terzo scatto, l'unico informale, è proprio quello con Salvini. "Ormai è entrato nel novero di chi ha contatti con uno dei più grandi del mondo". Non solo legittimi interessi economici però. Dalla Russia arriva anche un riferimento ponte: l'eurasiatico, "che fa poi rima con l'ortodossia: questi due grandi filoni culturali che nemmeno il bolscevismo ateo e distruttivo delle tradizioni religiose  è riuscito ad abbattere. C'è stata una rinascita delle religiosità in quei luoghi, la gente riempie le chiese per istinto del sacro non per visitarle come musei". Tutto questo fa il paio con l'idea della Terza Roma, come diceva Dostojevski, con la destra dei valori incarnata dalla Russia. "Loro sentono vivace e vivo proprio adesso questo richiamo - ricorda Savoini -, nel momento in cui hanno un'Europa - che hanno sempre amato e apprezzato - che improvvisamente vedono come un a partner traditrice che gli volta le spalle, allora loro si chiudono e cercano di rafforzare il sentimento loro dicendo "siamo noi il faro nuovo che potrebbe impedire il crollo di una civiltà millenaria come quella europea". La storia non è finita, secondo i legisti vicini a Mosca. Forse si è "spostata". Ad Est." (pag. 132)

"La considerano pesantemente sotto attacco. E loro sono pronti a difenderla. La famiglia "tradizionale, denunciano, è asserita da ogni lato: con le leggi che "liberalizzano" il matrimonio omosessuale tendendo a stravolgere il suo impianto, con le "teorie" sul genere, con l'avanzare del post-umano. Su questi temi la generazione nero-verde ha trovato una trincea dalla quale combattere contro la deriva materialista e burocratica che tende a destrutturare la cellula da cui la Storia ha preso verso. Ugo Maria Tassinari traccia così le coordinate geografiche su un tema di lotta sempre più internazionale: "Oltre la geopolitica vi è il sistema dei valori, in cui in mezzo non vi é tanto una questione religiosa; perché i pagani ad esempio non sono omofonici in quanto hanno un rapporto panico con la natura e la sessualità. È chiaro, invece, che il discorso della difesa della famiglia tradizionale è un baluardo che unisce l'Italia, la Francia e Mosca che è il grande riferimento di questa battaglia internazionale. E diventa ancora più chiaro il fatto che questo tema è fondamentale quando il pagano grecista Dominique Venner si suicida all'interno della cattedrale di Notre-Dame, riconoscendo il ruolo storico che il cattolicesimo ha avuto nella nascita dell'anima nazionale francese". Se il continuum destra-sinistra ha smarrito, via via, il profilo di divaricazione sull'asse economico e strettamente politico, è sui valori versus diritti (e tutto ciò che questi comportano come costo sociale) che si innesta la nuova frattura. Proprio il gesto di Dominique Venner - l'intellettuale e militante francese che si è immolato il 21 maggio 2013 - non si può ridurre a semplice opposizione al matrimonio omosessuale ma si innesta come atto supremo di affermazione e di insurrezione. Alain de Benoist, amico e sodale di Venner nel Grece, replica così non a caso ai primi commenti sull'atto compiuto a Notre-Dame:" Si avrebbe torto non vedendo in questa morte volontaria ben oltre il contesto angusto dei dibattiti sul "matrimonio per tutti". Da anni, Dominique Venenr non sopportava più di vedere l'Europa fuori dalla storia, vuota d'energia, dimentica di sé. Diceva spesso che l'Europa è "in letargo". Ha voluto svegliarla, come Jan Palach, in effetti o, in un altro periodo, Alain Escoffier". Un gesto che animerà di ulteriore linfa  la protesta di tanti militanti che parteciperanno a "Manif pours tous", l'organizzazione che ha dato il via alla più grande contestazione conservatrice che la Francia ricordi, ribattezzato non a caso il '68 della destra francese." (pp. 195-196)

mercoledì 3 giugno 2015

Holly Herndon - Platform (4AD, RVNG Intl.)


Holly Herndon è una delle più belle scoperte degli ultimi mesi. "Platform" (4AD, RVNG Intl.) è un album splendido. L'ha recensito Edoardo Bridda su Sentire Ascoltare e sempre lì potete trovare un bello speciale a lei dedicato.



martedì 2 giugno 2015

Il 2 giugno e la zia Giulia



Del 2 giugno mi frega meno di niente ma quando sul calendario leggo 2 giugno mi sovviene sempre un ricordo familiare relativo alle votazioni del 1946. Una delle poche persone nel paese dove stavano i miei parenti paterni che votò per la monarchia fu la sorella di mia nonno, Giulia. La zia adorata da mio padre e dai suoi fratelli e poi anche da mia madre. Una sera, post-vittoria democratica, un ex partigiano comunista (che ho conosciuto pure io) piombò nell'albergo della mia famiglia per festeggiare ma anche curioso di conoscere i nomi di coloro che avevano votato per il re. E allora mia zia si fece avanti e disse "Sono una di quelli. Anche perché il nostro albergo si chiama Hotel Corona e se non ti va bene puoi uscire." L'albergo non cambiò mai nome, a mio nonno partigiano non gli parve mai una grande idea sostituirlo. Mia zia rimase monarchica fino alla fine dei suoi giorni. "Monarchica ma non fascista" diceva. Era alta un metro e cinquanta, indossava spesso occhiali da sole, amava i transatlantici e il mare. C'è una foto bellissima che la ritrae nel porto di Genova insieme a tanti miei parenti. Mio zio ci somiglia molto. Mia zia Giulia apprezzava mia madre (l'ho saputo da altre persone) perché mia madre era austera, ben vestita e soprattutto non disdegnò mai di dare una mano in albergo sin dai primi giorni di fidanzamento con mio padre. Mia madre era la prescelta di mio nonno e mia zia Giulia per portare avanti l'attività. Non lo fece e si rammaricò per non aver avuto il coraggio di farsi avanti. Ne sarebbe stata sicuramente in grado. C'è un'altra foto bellissima che mi ritrae appena appena nato nel giardino dell'albergo in braccio a mia zia, affianco mia sorella, uno sconosciuto che beve vino rosso e poi ortensie, rose, due gatti, i cani, i tavoli imbanditi per uno sposalizio e mio nonno sullo sfondo che fuma con quell'espressione un po' così che ho ereditato da lui.