giovedì 30 aprile 2015

"FOTTUTO - 25 anni di giornalismo da Fuori" di Massimo Del Papa



"FOTTUTO - 25 anni di giornalismo da Fuori" è l'ultimo libro di Massimo Del Papa. Lo si può acquistare qui e qui. Massimo è uno dei pochissimi, ma davvero pochissimi, giornalisti che rispetto.

mercoledì 29 aprile 2015

Elfen Lied



Tutto merito di un amico: lui

Pronunciare la parola FINE

Nella mia vita mi è capitato di dire due volte: "M'hai chiesto di essere sincero, sto di merda, non so come dirtelo, che schifo, ma non hai nessuna speranza di guarire..."

Ci ho pensato stamattina mentre piangevo davanti al corpo straziato di un gatto agonizzante, col ventre squarciato, in mezzo alla strada.

Poi sono andato al lavoro.

Senza alcuna voglia.

Ma sono stato produttivo.

Ho svolto tutte le mie mansioni.

Sono stato un bravo coglione.






lunedì 27 aprile 2015

Di bambini, di febbre, Martin Amis

Ieri, quasi sul finire della giornata lavorativa, con i primi sintomi febbrili addosso, ho incontrato alcuni bambini:

Bambino 1: "Ciao, lo sai che mio padre è il capo di una banca? Il tuo?"
Io: "Il mio di una superbanca".
Bambino 1: "E tu sei cattivo".

Bambina 1: "Perché piove forte?"
Io: "Non lo so"
Bambina 1: "Non hai mai studiato?"
Io: "Dipende"
Bambina 1: "Anche mia sorella dice sempre così"

Bambino 2: "Posso comprare i pop-corn anche per il mio cane?"
Io: "Certo ma dov'è il tuo cane?"
Bambino 2: "Qui" mostrandomi il vuoto.
Io: "Allora te li regalo io"

Bambina 2: "Lo sai che sei molto brutto?"
Io: "Lo so"
Bambina 2: "Perché non ti trucchi un po'?"
Io: "Non sono capace"
Bambina 2: "Allora resterai sempre brutto e nessuno ti vorrà bene"
Io: "Grazie."


.....



"Lionel Asbo" è uno dei libri più graffianti e spassosi che ho letto negli ultimi anni. Adesso ho fra le mani: "Il dossier Rachel" (Einaudi)


che è l'esordio di Amis e insomma...che esordio.

.

Mi aspetta una settimana di spese: dottore, dentista, farmacista, assicurazione auto, cambio gomme. Si lavora per sopravvivere e pagare. Sempre pagare.

Alcune poesie di Bukowski


Trascrivo, quasi a a caso, alcune poesie tratte da "So benissimo quanto ho peccato". Tutte le volte che leggo le poesie di Bukowski il mio pensiero corre a te E. Amica mia che anni fa mi regalasti conforto.



"ho incontrato un genio sul treno
oggi
aveva circa 6 anni,
era seduto di fianco a me
e mentre il treno
correva lungo la costa
siamo arrivati all'oceano
e allora lui ha guardato e ha detto,
non è bello.

è stata la prima volta che me ne
sono 
accorto." ("Ho incontrato un genio")


"ero a Filadelfia e il barista disse
cosa e io gli dissi, dammi una birra alla spina Jim,
devo mantenere i nervi saldi, vado
a cercarmi un lavoro. tu, disse,
un lavoro?
già, Jim, ho visto un annuncio sul giornale,
nessuna esperienza richiesta.
e lui disse, cazzo, tu non vuoi un lavoro,
e io dissi, cazzo no, ma mi servono i soldi,
e finii la birra
e salii sull'autobus e guardai i numeri
e presto i numeri si avvicinarono
e poi eccomi arrivato
e tirai la cordicella e l'autobus si fermò e 
scesi.
era una grande costruzione in lamiera
la porta scorrevole era incastrata nella terra
la tirai indietro ed entrai
non c'era pavimento, solo terra,
sconnessa, bagnata, e puzzava.
e c'erano rumori come di cose segate in due
e cose trapanate ed era buio
e uomini camminavano in alto sulle travi
e uomini spingevano vagoni sul terreno
e uomini sedevano davanti a macchinari a fare cose
e c'erano lampi di luce e tuoni
e di colpo un secchio pieno di fiamme mi dondolò sulla
testa, ruggiva e ribolliva di fiamme
pendeva da una catena lassa e arrivò dritto verso di me
e qualcuno urlò, EHI, STAI ATTENTO!
e mi abbassai sotto il secchio per un pelo
sentendo il calore passare sopra di me,
e qualcuno chiese,
COSA VUOI?
e dissi, DOV'E' IL CESSO PIU' VICINO?
e me lo disse
ed entrai
poi uscii e vidi sagome di uomini
che si muovevano tra fiamme e frastuono e
andai alla porta, uscii, e
ripresi l'autobus fino al bar e mi sedetti
e ordinai un'altra birra, e Jim chiese,
cosa è successo? dissi, non mi hanno voluto, Jim.
poi entrò una puttana e si sedette e tutti
la guardammo, non era niente male, e ricordo che
per la prima volta nella vita quasi desideravo avere una 
vagina e un clitoride invece di quello che avevo, ma in 2 o 3 giorni
mi passò e cominciai a leggere le
offerte di lavoro di nuovo."  ("cercando lavoro")



"ci sono persone che non impazziscono mai.
io prima o poi mi sdraierò dietro al divano
per 3 o 4 giorni.
mi troveranno lì così.
è Cherubino, diranno, e
mi verseranno vino giù per la gola
mi massaggeranno il torace
mi cospargeranno di oli.

poi, io mi alzerò con un ruggito,
urlerò, griderò -
maledirò loro e l'universo
mentre li farò scappare nel
prato.
mi sentirò molto meglio,
seduto di fronte a pane tostato e uova,
canticchierò un motivato,
improvvisamente diventerò adorabile come una 
balena 
rosa ipernutrita.

ci sono persone che non impazziscono mai.
che vita davvero orribili
devono vivere."  ("ci sono persone")




"contorcersi nelle lenzuola -
affrontare di nuovo la luce del sole,
questo è chiaramente
un problema.
la città mi piace di più quando le
luci al neon sono accese e
le spogliarelliste ballano sul bancone del
bar
al ritmo di musica straziante.

sono sotto queste lenzuola
che penso.
i miei nervi sono bloccati dalla
storia -
la preoccupazione più grande del genere umano
è il coraggio che ci vuole per 
affrontare di nuovo la luce del sole.

l'amore inizia con l'incontro di due
sconosciuti. l'amore per il mondo è 
impossibile. preferisco starmene a letto
e dormire.

stordito dai giorni e dalle strade e dagli anni
tiro su le lenzuola fino al collo.
giro il culo verso il muro.
odio le mattine più di qualsiasi 
altro uomo."  ("nervi")


"a mezzanotte in punto
1973-74
Los Angeles
ha cominciato a piovere sulle
foglie di palma fuori dalla mia finestra
i clacson e i fuochi d’artificio
sono partiti
e tuonava.

ero andato a letto alle 21.00
spento le luci
tirate su le coperte –
la loro letizia, la loro felicità,
le loro urla, i loro cappelli di carta,
le loro automobili, le loro donne,
i loro ubriachi dilettanti…

la notte di Capodanno mi terrorizza
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

adesso i clacson hanno smesso come
e i fuochi d’artificio e i tuoni…
tutto è finito in cinque minuti…
odo soltanto la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma ho superata
anche questa."  ("foglie di palma")




sabato 25 aprile 2015

dentisti, Bukowski, David Boring, alcool


Il mal di denti è una faccenda bastarda e devo aspettare altri giorni per risolverlo. Gli antidolorifici possono causare reazioni devastanti che impediscono il sonno e intanto rileggo "So benissimo quanto ho peccato", poesie di Charles Bukowski, e mi viene da piangere per la mia vita e ci bevo sopra della birra svizzera Feldschlosschen-Braufrisch". 

Oggi è il 25 aprile, ma qui dove sono non è festa, ed è un giorno del cazzo come tutti gli altri. 

Mi risollevo specchiandomi di vuoto e rigidità nelle tavole di "David Boring" di Daniel Clowes.




Svegliarsi stamattina...ero già sveglio prima che la sveglia suonasse alle 4 e 50.
Sveglio dalle 02.00.
Mi ero addormentato poco prima sul divano.

Sono stanco.

venerdì 24 aprile 2015

Céline e Arletty


Questa foto la si trova anche in internet ma io la posso ammirare e toccare nello splendido libro curato da Andrea Lombardi "Louis-Ferdinand Céline in foto. Immagini, ricordi, interviste e saggi" (Effepi, 2009) di cui parlerò, se riesco, nei prossimi giorni.  Quando sto bene a guardare queste foto.

(Godetevi la chiusura di questo estratto)

"Céline e Arletty (nome d'arte per Léonie Bathiat) a Meudon nel 1958. La cantante e attrice non abbandonò mai il grande scrittore, nemmeno negli anni immediatamente successivi al 1945, quando era molto rischioso schierarsi con i collabo. Lei stessa, condannata per collaborazionismo poiché aveva avuto una relazione con un Ufficiale tedesco, passò sei mesi in carcere e un anno e mezzo agli arresti domiciliari. Rispondendo agli sdegnati j'accuse degli intellettuali francesi antifascisti del Conseil national des écrivains, Arletty rispose serafica: "Il mio cuore appartiene alla Francia, ma il mio culo è internazionale

giovedì 23 aprile 2015

Fra i giorni di merda ci sta anche il giorno del libro

I giorni del libro, i giorni che favoriscono la lettura, i giorni dei saloni del libro, i giorni delle biblioteche aperte, i giorni degli sconti vantaggiosi, i giorni dei festival letterari, i giorni delle redazioni aperte, i giorni del perché è bello leggere mi mettono addosso tanta di quella rabbia e depressione che mi viene voglia di prendere tutti i miei libri, che occupano metà della mia casa e metà di quella dove sono nato, e farci un bel falò purificatore e rimanerci nudo davanti.

La giornata di oggi somma tanta di quella merda che per sopportarla nemmeno i boschi offrono un rifugio al dolore che mi nasce dentro.


martedì 21 aprile 2015

"K.O a Tel Aviv" di Asaf Hanuka (Bao); "Ken Parker - Fin dove arriva il mattino"


Cercatelo questo fumetto. E prima o poi a Tel Aviv ci vado davvero.

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Cosa dire? Anni fa spesi un sacco di soldi anni per comprare tutta la serie. Col numero 50 questa saga si conclude con la morte di Ken Parker. Lo considero un amico che vivrà per sempre dentro il mio cuore.  

......



"I still owe money to the money to the money I owe
I never thought about love when I thought about home
I still owe money to the money to the money I owe
The floors are falling out from everybody I know"

lunedì 20 aprile 2015

Prima di cercare di dormire

Far capire agli altri perché vuoi morire è come parlare col muro.
Non ci credono.
Non ci crede più nessuno.
A furia di ripeterlo ti trasformi nella mascherina del villaggio o del quartiere o della congrega di anime pseudo affini.
Aspettano che tu lo faccia per poi parlare, confessare, tacere, criticare, scrivere, confessare, millantare.
Ma sai che quando morirai non ci sarà niente dietro di te.
Non sentirai niente se non quel brivido che viene prima di....
Perché l'hai già provato e il resto sono solo palle...anche se ci speri che...
Ciò che ti resterà, intanto che non ti sei fatto fuori, saranno la depressione, l'insoddisfazione, il dolore, le lacrime, i medicinali, il mal di stomaco, le vie di fuga, i lavori del cazzo, le relazioni dilatate, le promesse che non manterrai, lo sfinimento, le parole sprecate, i familiari, i vestiti, le colazioni.
Caro nonno tanto tempo fa mi dicesti che ero come te.
Destinato a soffrire, a vivere una vita da macchietta, da pseudo ribelle, da uomo senza arte né parte.
Destinato a morire di una morte banale.
Perché tutte le morti sono banali.
Non esistono e non sono mai esistite morti eroiche.
Si muore e basta.



Fegato; La sorellina; Eretica; Il manifesto degli attori anonimi; Liala; Gentle Creatures





Perché "Lezioni di anatomia" è un album da ascoltare. Perché il mio fegato sta male come i miei reni, il mio intestino, il mio stomaco, i miei polmoni, il mio ano, il mio cuore, il mio cervello. 
Poi esploderà tutto. 
Nel futuro prevedo 6 mesi come per mia madre.

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Rileggere fa bene perché si riscoprono libri splendidi come "La sorellina" di Raymond Chandler. Terminarlo a cavallo del compleanno di mia sorella fa uno strano effetto che lascia un sapore amarissimo in bocca.

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"Eretica. Cambiare l'Islam si può" di Ayaan Hirsi Ali (Rizzoli) è uscito. Ieri su Libero c'era un articolo giustamente velenoso di Francesco Borgonovo che s'intitolava così: "Una somala femminista sbugiarda la Boldrini."


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Esce anche "Il manifesto degli attori anonimi" di James Franco (Bompiani) e l'estratto che ho letto ieri su Il Giornale mi è piaciuto molto come del resto mi era accaduto anche per "In stato di ebbrezza" (Minimum Fax) (e forse sono stato uno dei pochi ad apprezzarlo).


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Mia nonna e altre parenti amavano Liala. Quando mi capitò di lavorare nella biblioteca di un ospedale parecchie donne ricoverate mi chiedevano i suoi romanzi. Un articolo di Luigi Mascheroni: "Liala, dieci milioni di copie scrivendo solo il mercoledì".

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Capita di seguire, in maniera distratta delle elezioni e gioisco quando so di un personaggio, pseudoverde, che in questi mesi ha cavalcato, come un Robin Hood senza alcun fascino, temi di destra senza portare a casa alcun risultato, anzi uno sì, insipidendo ancora di più il dibattito. Te lo meriti.

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"Gentle Creatures" dei Tarnation è un gran bell'album, uscito nel 1995 per 4AD.


sabato 18 aprile 2015

"La morte di Céline" di Dominique De Roux (Lantana Editore)


Il 30 aprile esce per Lantana "La morte di Céline"  di Dominique De Roux (Lantana Editore, pp, 144, 16 euro, a cura di Andrea Lombardi, Prefazione di Marc Laudelout • traduzione di Valeria Ferretti, collana: le stelle) e non vedo l'ora di leggerlo. Spero di riuscire a scriverne o magari trascrivere qualche passaggio significativo. Andrea Lombardi è una persona davvero in gamba.

'Abbiamo scelto di presentare Louis-Ferdinand Céline dottor Destouches affrontando il problema della Letteratura oggi, poiché Céline fu ucciso dai suoi colleghi scrittori; da questa consorteria di gentucola unita (in ogni epoca) per autocompiacersi del proprio talento e scacciare l’uomo libero, lo scrittore senza compromessi, colui che finisce in cella, in fin dei conti, per il suo rifiuto di appartenere a chicchessia. Dal 1932 Céline, malgrado il successo, o lo scandalo, fu maledetto. Rifiutò subito di entrar a far parte della “sua” famiglia e, come scriveva, dei “suoi” compagni di strada. 


[...]


Céline era un delicato, un giusto sotto la sua scorza d’ingrato urlatore.

Adesso è dappertutto.
L’inchiostro che cola dalle sue vene non perderà mai il suo tono bluastro di verità. Ascoltatelo:
“Non ho mai rinnegato nulla… mai adorato niente… mai aderito a nulla… aderisco a me stesso fin che posso… Il mio cammino e io… è là… da solo… è il viaggiatore solitario quello che va più lontano… Nella vita si entra, si esce, come in una stazione… le partenze… sono spesso un sollievo… ma talvolta anche della pena… autentica, una volta tanto, per il mondo intero, per me, per lei, per tutti gli uomini… È forse questo che si cerca nella vita, nient’altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi prima di morire”'.

Dominique de Roux, 1966.





venerdì 17 aprile 2015

Béla Tarr e altri pensieri


Béla Tarr è uno dei miei registi preferiti e per Bietti è appena uscito questo libro di Jacques Rancière, "Béla Tarr, il tempo del dopo", alcune informazioni: 

"Da Nido familiare (1979) a Il cavallo di Torino (2011) – dichiarato dal regista il suo ultimo film – Béla Tarr ha forgiato un universo cinematografico innervato da un’inesausta tensione esplorativa. Dopo il fallimento dell’Ungheria socialista, analizzata attraverso lunghi primi piani e riprese febbrili, la riflessione si fa metafisica, abbraccia la dimensione umana della storia e trova nel piano sequenza la sua rappresentazione ideale. Nella prima monografia francese dedicata al cineasta ungherese, tradotta per la prima volta in italiano, Rancière indaga con una prosa immediata e vitale, dal punto di vista formale oltre che drammaturgico, le sequenze più esaustive di film come Le armonie di Werckmeister, e compone il ritratto poetico di uno dei maggiori registi contemporanei. 
Jacques Rancière (Algeri, 1940) è un filosofo francese e professore emerito di filosofia all’università Paris VIII. Tra i suoi libri: Il disagio dell’estetica e La favola cinematografica."

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Di Nanni Moretti e delle sue pellicole invece non me ne frega assolutamente nulla.

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Mi salvo l'umore solo andando ai funerali, anche a quelli di sconosciuti.

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Mi aspetta un altro fine settimana di merda.

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E' uscito "Notturno Americano" di Emidio Clementi (Santeria/Audioglobe) dedicato a Emanuel Carnevali.

mercoledì 15 aprile 2015

La scrivania

Mentre a Milano si celebra quella schifezza che è il Salone del Mobile io ho già i crampi allo stomaco per l'ormai prossimo Expo. Fra qualche tempo riusciranno a organizzare un salone per i materiali fecali e tutti a fotografare, studiare e assaggiare. Sempre che non l'abbiano già fatto.

Un meteorite no?

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La scrivania piena di libri. Alcune nuove aggiunte:



"Benedizione" di Kent Haruf (Enne Enne Editore, Milano, 2015, traduzione di Fabio Cremonesi). Fra gli altri ne hanno scritto Tommaso Pincio su TuttoLibri e Michele Lupo su Satisfiction.




"Il male americano" di Alain de Benoist e Giorgio Locchi (Edizioni Settimo Sigillo)




"Last days of California" di Mary Miller (Edizioni Clichy, traduzione di Sara Reggiani)








"Le beatitudini della malattia" di Roberta Dapunt (Einaudi)


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Una delle persone più belle in tutti i sensi che io conosca mi ha chiesto cosa guardo in tv. Poca roba. Ma sto seguendo con particolarmente affetto una serie tv che in tanti detestano e schifano, si tratta di The Walking Dead. Uno non riuscirà mai a indovinare perché mi piace questa serie. Comunque, ho chiuso la visione della quarta stagione. La puntata "Il bosco" è devastante.


martedì 14 aprile 2015

Un taglia e cuci fra infanzia e adolescenza (lunghissimo post)




Stavo ascoltando su Radio Radicale la registrazione dell'incontro alla Camera "Addio Merlin. Prostituzione tra diritto penale e tabù", moderato da Annalisa Chirico quando nella mia testa si sono cominciati a materializzarsi tutta una serie di collegamenti, immagini, suoni che correvano all'infanzia e all'adolescenza, con ovvi rimandi all'oggi. Da piccolo, come ho già raccontato, sono stato coccolato e amato da una prostituta e dal suo magnaccia. Ancora oggi a uno svincolo della superstrada c'è una prostituta settantenne che mi saluta quando rallento e allora tutti gli articoli, servizi, libri, discussioni che riguardano la prostituzione io li seguo quasi d'istinto. Sorrido, perché nella foto che ho messo sopra c'è Efe Bal, una escort transessuale, che spesso si nota sui canali locali lombardi e che stava parecchio simpatica a mia madre. Durante la sua malattia quando non era ricoverata, trascorreva le sue giornate sdraiata sul divano a dormire, parlare con gli ospiti o a guardare la tv e quando c'era Efe in tv lei sorrideva.
In tutto questo giochi di rimandi il sole ha un grande merito ma è un sole che non mi godo perché me ne sto rintanato in casa ma mi fa pensare a tutti gli splendidi luoghi che stanno sui laghi del nord dove ho passato splendidi momenti da piccolo, da adolescente e anche oggi tutte le volte che ci torno. Ne mancano. Manca il Lambro, il fiume che lambisce il mio paese. E proprio sul confine del mio paese c'è un bellissimo tratto circondato da campi.


(Domaso)


(Manerba del Garda)


(Moregallo)


(Lecco)

(Griante-Cadenabbia)


(Porlezza)


(Ascona)



(Bellano)


(Lugano)


(Valsolda)


(Parco Scherrer-Morcote)


(Lago di Pusiano)

E poi ci sono stati tanti suoni che sono risaliti al cuore, fra cui un certo indie-pop con voci femminili, adesso però riattualizzati in un gruppo ormai scioltosi come le Catnaps delle quali potete scaricarvi tutta la loro musica gratis:


Io stavo già malissimo durante l'adolescenza ma speravo che crescendo sarebbe accaduto qualcosa di buono. Oggi invece la speranza è quasi del tutto scomparsa.


lunedì 13 aprile 2015

Don Carlo

Questo è un giorno di morti. Morti eccellenti come Grass e Galeano (scrittori che mi hanno sempre detto pochissimo) ma oggi il morto che ricordo con affetto e commozione è Don Carlo, deceduto a 78 anni in una casa di prete. Lui è il coadiutore che ho conosciuto quando ero un ragazzino e giocavo all'oratorio tutte le domeniche o quando mi andava. Lo ricordo come un uomo dal cuore buonissimo, con la voce calda e i modi gentili. Una volta mi vide piangere in un angolo, nascosto da tutti, e lui si sedette vicino a me e si mise a raccontarmi una parabola. Non voleva farmi sorridere per forza o giocare a tutti i costi, voleva solo confortarmi con una storia. Poi si alzò e mi lasciò lì tranquillo fino a quando non mi alzai e me ne tornai a casa facendo un giro lunghissimo. Questo non lo dimenticherò mai e gliene sarò sempre grato.

"Houellebecq economista" di Bernard Maris (Bompiani)


Bernard Maris è una delle vittime dell'attentato alla redazione di "Charlie Hebdo" del 7 gennaio 2015. Con "Houellebecq economista" (Bompiani, traduzione di Alberto Cristofori) l'autore analizza, con uno stile insieme agile e appassionati e svariate citazioni, le opere di Michel (uno dei miei scrittori preferiti in assoluto) mostrando come leggerle possa aiutare comprendere la nostra contemporaneità fatta di libero mercato, sfruttamento, devastazione.

Riporto alcuni passaggi:

"L'imprenditore, scriveva Schumpeter, è l'uomo capace di innovazione. Non equivochiamo: l'innovazione consiste per lo più nel rendere démodé agli occhi del pubblico degli oggetti ai quali avrebbe il torto di abituarsi e grazie ai quali avrebbe il torto di abituarsi e grazie ai quali acquisirebbe una certa sicurezza. Nello stesso tempo, le innovazioni troppo importanti minacciano le rendite delle grandi imprese, che se ne impadroniscono per sfruttare e bloccare i loro promotori. Solo gli economisti possono credere alla "vera" concorrenza, alla concorrenza "libera e non falsata": nella Carta e il territorio, Houellebecq evoca il cinismo ostentato da Bill Gates nella sua opera La strada che porta a domani, laddove il padrone di Microsoft ammette di non aver inventato un gran che, ma solo di aver recuperato ciò che piccolo imprese innovatrici avevano creato investendo in prima persona; lui si è accontentato di arrivare in un secondo tempo con la produzione di massa, i cui bassi costi gli permettevano di annientare gli inventori. Ma la distruzione creatrice, l'essenza del capitalismo, nasconde sotto la sua pseudonovità e la sua paccottiglia qualcosa di molto più terribile: nasconde il terrore che il cambiamento perpetuo fa vivere ai sottoposti, insieme al controllo ferreo che impone loro. La distruzione creatrice è frustate e paura."(pp. 56-57)

"Nella spaventosa società in cui si agitano i protagonisti di Michel Houellebecq non devono sopravvivere che i teneri, i poeti, i sognatori, i deboli e soprattutto le donne, infinitamente più altruiste e dolci degli uomini, insieme con tutti coloro che non reagiscono meccanicamente agli stimoli del denaro, in breve gli anti-homo-oeconomicus. Gli altri, gli "asserviti volontari", coloro che "ci credono" o fanno finita di crederci, tentano di riconquistare dello spazio o della forza, identificandosi con coloro che li tiranneggiano. Lottano per dello spazio o del tempo. I quadri sono pietosi come bambini, come loro si rivelano delle piccole carogne viziose, capricciose, lamentose, urlanti, e Houellebecq ci ricorda il carattere infantile della società di mercato, fondata sull'insaziabilità. Infantile è il desiderio incessante e mai soddisfatto dei consumatori. Mai saremo sazi di denaro. Infantile è il loro modo di comportarsi quando assumano la parte dei salariati davanti ai loro capi. Infantile il loro errare nei supermercati, il loro precipitarsi al momento dei saldi, il loro modo di strimpellare sui loro giocattoli. L'insaziabilità del desiderio, il suo ritorno perpetuo malgrado gli acquisti, malgrado l'accumulo di beni, l'incapacità di essere soddisfatti e questo modo puerile di esigere ancora e ancora oggetti è l'essenza del capitalismo. Un grande economista l'aveva scoperto: non Marx, che non ha mai affrontato il concetto di desiderio o di bisogno in economia, ma John Maynard Keynes." (pp. 59-60)

"Il consumo di massa del sesso, conseguenza della liberazione sessuale e dell'accesso delle classi medie ai consumi dei beni di semilusso (dai camping erotici del Sud della Francia ai palazzi cheap della Thailandia o della Malesia), è stato reso possibile dall'aumento del potere d'acquisto. A questo Houellebecq associa il momento felice delle Trente Glorieuses, ma anche il sistema redistributivo dello Stato assistenziale, che permette di "stabilizzare la domanda di massa" e di intrattenere un certo numero di parassiti, "di persone inutili, incompetenti, pericolose", tra cui lui stesso, che in Piattaforma lavora vagamente per il ministero della cultura alla promozione di spettacoli tanto moderni quanto deboli. Perché questa redistribuzione? Perché la socialdemocrazia? Per lasciare respirare i produttori-consumatori." (pag. 70)

"La natura si incaricherà di eliminare i deboli. Tramite le malattie, le carestie, le guerre. Tramite il riscaldamento climatico, dice Michel Houellebecq (la grande siccità della Possibilità di un'isola). Siccome l'appetito degli uomini per il sesso è senza freni, mentre le risorse alimentari sono molto limitate, ecco in che modo il sovrappopolamento finirà per avere ragione della specie umana. Lévi-Strauss pensava che questo sovrappopolamento potesse condurre a una sorta di implosione demografica, di suicidio dell'umanità, come quei vermi della farina che, quando sentono la minaccia del sovrappopolamento, muoiono tutti insieme, o i lemming che, spinti dalla pressione demografica, si precipitano in massa ad annegarsi. Sotto l'apparente "dolcezza" del mercato cova la violenza. Tisserand, il quadro di Estensione del dominio della lotta, è perforante nel suo lavoro e un perdente totale in amore. Grottesco, finirà per suicidarsi, più o meno, ammazzandosi con la macchina. Il tema del suicidio occidentale al termine del capitalismo ossessione l'opera di Hoeullebecq. Solo la morte dell'umanità può porre termine al capitalismo, che è da "principio uno stato di guerra permanente, una lotta perpetua che non può mai avere fine". (pp. 106-107)

"Houellebecq economista era una battuta, ovviamente...Una battuta per svelare la triste morale e il pugno di ferro dissimulati sotto gli orpelli della scienza. Perché non c'è nessuna scienza economica; c'è della sofferenza mascherata sotto la domanda e l'offerta, o detto altrimenti della poesia e della compassione costantemente laminate dal tallone di ferro del mercato - mercato delle merci, del lavoro, del sesso. "Lei vedeva basso, vedeva giusto," fa dire Céline a uno dei suoi personaggi in Morte a credito. E' di vita a credito che si tratta in Houellebecq, e la disperazione dei suoi personaggi non ha nulla da invidiare a quelli del dottore pazzo di Meudon." (pag. 129)

domenica 12 aprile 2015

"Ribelli in paradiso. Sacco, Vanzetti e il movimento anarchico negli Stati Uniti" di Paul Avrich (Nova Delphi)



Poco prima di leggere lo splendido saggio di Paul Avrich “Ribelli in paradiso. Sacco, Vanzetti e il movimento anarchico negli Stati Uniti", pubblicato negli Stati Uniti nel 1991 e riproposto finalmente oggi Nova Delphi con la traduzione di Antonio Senta, mi era capitato di leggere sulle pagine de Il Manifesto una lunga intervista di Andrea Colombo a James Ellroy dove l’autore americano esprimeva queste considerazioni: “Mi piace un bello scandalo nella polizia. E godo a ideare delle belle e corpose ingiustizie. Però, sto attento: questi fatti molto raramente accadono come la gente pensa che accadano. Per esempio, io sono sicuro che Sacco e Vanzetti fossero colpevoli. Sono certissimo che i Rosenberg siano stati giustiziati a ragion veduta per spionaggio atomico. Tutte queste vicende possono sempre essere viste da un’altra prospettiva, a meno che non si sia dotati di un occhio da agit-prop o non si adottino posizioni ideologiche rigide, sia di destra che di sinistra. Tra le persone accusate nelle vicende che ho ripreso nei miei libri - penso al caso degli Scottsboro Boys o a quello della Sleepy Lagon - credo che più d’una fosse effettivamente colpevole. Ne sono convinto, e lo dico da figlio di una madre assassinata, da lettore attento degli archivi della polizia e da uomo costantemente lacerato tra a una pulsione anarchica e la ricerca dell’ordine.

Sono parole forti che però, a mio vedere, possono aiutare a inquadrare il libro di Avrich e la sua importanza. Perché direte voi? Perché vasta cominciare a sfogliarlo per accorgersi che l’intenzione del saggista statunitense, grande studioso e conoscitore del mondo anarchico, non è tanto quella di discutere della colpevolezza o innocenza di Sacco e Vanzetti giustiziati sulla sedia elettrica nel 1927 (anche se il libro documenta tutta la vicenda, senza però arrivare a scagionarli completamente), di abbellirne il ritratto, di far passare la vulgata romantico/sedentaria che fossero due uomini presi a caso per strada, due pacifisti quanto invece quella di restituire piena luce da un lato a queste due figure complesse, raccontate sin dalle loro origini e nelle loro differenze (la partenza da Puglia e Piemonte, l'incontro con gli Stati Uniti, il lavoro, gli affetti e l'incontro con l'anarchismo) e dall’altro all’intero movimento anarchico statunitense, spesso composto da immigrati italiani. Tutt’altro insomma da un certo modo di raccontare che non vede l’ora di celebrare santini, scrivere agiografie, ripulire tutto, abbellire personaggi complessi che possono essere usati per ogni evenienza.

“Ribelli in paradiso” è un saggio che si fa racconto appassionato e insieme analisi dettagliata di vicende dimenticate o poco studiate e che restituisce dignità e giusta visibilità a storie di anarchici come Luigi Galleani autore di un testo fondamentale come “La fine dell’Anarchismo?” e propugnatore della propaganda col fatto che morì nell’Italia fascista e poi storie di dinamite, di attentati (colpiti luoghi simbolo come Wall Street e magistrati, politici, militari, uomini d'affari, giudici), di anarchici che attaccano, che si vendicano, che combattono per la rivoluzione, che muoiono durante un attentato come Carlo Valdinoci, che scappano per evitare l'arruolamento, che s’innamorano, che scrivono, che creano circoli, che  lavorano e poi pagine che esplorano la vita durissima degli immigrati e del razzismo che subirono, della pubblicazione di giornali anarchici come "L'Adunata dei Refrattari" o "Cronaca Sovversiva", della Red Scare ("Paura rossa"), delle inchieste pretestuose, dei rimpatri forzati, degli arresti indiscriminati:

“Nel dicembre 1919 il Dipartimento di Giustizia cominciò una serie di retate in tutto il paese con l’obiettivo di espellere una serie di restate in tutto il paese con l’obiettivo di espellere i radicali stranieri. Con la collaborazione della polizia locale, gli agenti del Bureau o Investigation fecero irruzione nei luoghi di riunione e nelle case, sequestrando materiale e arrestando chiunque trovassero. I radi furono compiuti con totale sprezzo della legalità: migliaia di stranieri furono arrestati e spesso torturati. Il più delle volte gli arresti venivano compiuti senza mandato e gli uomini erano picchiati senza motivo. (…) Tra il novembre 1919 e il febbraio 1920, quando gli arresti cominciarono a scemare, erano state intraprese le pratiche per l’espulsione di circa tremila stranieri. Di questi ne saranno effettivamente espulsi circa ottocento, tra i quali molti anarchici, sebbene solo pochi avessero commesso qualche crimine. Il 21 dicembre 1919 duecentoquarantanove persone, tra cui Emma Goldman e Alexander Berkman, furono imbarcate e deportate in Russia.” (pp. 282-283)

, delle manifestazioni che finiscono in tragedia, di straordinarie figure femminili come Ella Antolini o Emma Goldman e di tutta una vivacità culturale e conviviale fatta di scontri teorici ma anche di sorrisi, strette di mano, figli, picnic.

Difficile far emergere tutto quello che c’è di buono in questo libro ma di sicuro emerge come Sacco e Vanzetti, al di là della sentenza, erano uomini pronti a sparare, a contribuire agli attentati, alle rapine, agli espropri, che non si sarebbero certo preoccupati di qualche morto, delle conseguenze degli attentati. E' una lettura importante questa perché pone una domanda forte all’oggi e interroga tutti sul silenzio complice dell'opinione pubblica, sulle campagne mediatiche contro il "nemico interno", ai vari Patrioct Act messi in pratica o sventolati a ogni possibile “crisi", tenendo sempre ben presente che i protagonisti di questo libro con la democrazia parlamentare, le leggi, i proclami patriottici, le elezioni non c’entrano proprio nulla, anzi, ne prendono debitamente le distanze, li combattono a suon di scritti, agitazioni di piazza, scontri, attentati. Nessuna anima bella, ma senza che si respiri agiografia. E’ un libro che fa parlare gli eventi, gli stessi protagonisti e cquesti non parlavano in altro modo.

Con questo libro Avrich erano e almeno per il tempo di una lettura ci si sente in bocca il profumo della dinamite e il cuore che batte per le gesta di questi anarchici (ma anche socialisti) che sfidarono lo Stato, l’impero statunitense, rischiando la vita o la prigione, pagandone il prezzo ma lasciando dietro di loro solchi di terra fertile che ancora oggi, me lo auguro, possano accogliere i semi di una rinnovata speranza nel cambiamento.





Alcune informazioni: "Ribelli in paradiso. Sacco, Vanzetti e il movimento anarchico negli Stati Uniti" di Paul Avrich (Nova Delphi, 2015, traduzione di Antonio Senta). Titolo originale: "Sacco and Vanzetti: The Anarchist Background", 1991.


Andrea Consonni, Lugano, 12 aprile.

Un doveroso ringraziamento a Isabella Borghese.

sabato 11 aprile 2015

Di sabato e cattiverie (ma anche altro: Evelyn Waugh, Bem, Rudolf Steiner, Shlohmo)

Di sabato le persone vanno a fare la spesa, giocano a calcio o a qualsiasi altro sport, riposano, tagliano il prato, incontrano fidanzate e fidanzati, scopano, vanno a ballare, frequentano locali, vanno a messa, fanno shopping, si travestono, fanno volontariato, lavorano, studiano, scattano foto, camminano, vanno in bici, sorridono, accompagnano i bambini al parco, prepareranno l'impasto della pista, vanno dal parrucchiere, visitano musei, mangiano la pizza, si fanno la ceretta, si fanno la lampada, scopano, si ubriacano, si drogano, prendono un volo, salgono su un treno, litigano, cambiano i fiori al cimitero, puliscono casa, lavano la macchina. Di sabato io esco dal lavoro e sto in casa a non fare un cazzo o a farmi i cazzi miei vedendo solo una persona, la mia compagna, che tornerà alle 22 dal lavoro. Fuori splende il sole, fa caldo, ma non me ne frega assolutamente nulla.

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Leggere e rileggere i racconti di Waugh è un vero spasso. C'è ne uno che lessi già tempo fa però a riprenderlo in mano mi fa sempre lo stesso effetto. Il racconto si intitola "Troppa tolleranza" e si chiude così:

"Il giorno dopo, non ebbi occasione di parlargli, ma lo intravidi sul molo intento a controllare che il suo carico di macchine per cucire fosse a posto.
Mentre ancora lo guardavo, terminò il suo lavoro dirigendosi risoluto verso la città - tragica e ridicola figura di uomo fregato dal proprio socio, sfruttato da un figlio ovviamente indegno, abbandonato dalla moglie; inarrestabile, sconcertante personaggio che a grandi passi, sotto il suo sobbalzante casco coloniale, se ne andava allegramente incontro a un intero continente di rapaci e spietati bravi ragazzi." (pag. 109)


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La noia di leggere un'intervista a Nanni Moretti, l'ho abbandonata dopo trenta secondi.
Come leggere i pezzi di Michele Serra.
O sapere che Saviano è finito a Amici.
O leggere dei sentimenti di solitudine dei magistrati.



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Questo sì che vale la pena di rivedere: "Bem il mostro umano".


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Oggi avrei voluto uccidere una persona. 
Dovrò berci sopra per dimenticare la sua faccia.
Ma me la sognerò anche stanotte.
E domani mattina mi sentirò addosso il suo fetore.


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Rudolf Steiner. Punto.





venerdì 10 aprile 2015

Schlohmo - Dark Red


E' uscito il nuovo disco di Schlohmo, "Dark Red" (True Panther Sounds) e "Buried" spacca in due.



XXX

Io ci provo a essere una brava persona e un bravo figlio ma non mi viene, perché non lo sono, perché non ne ho più voglia.
Perché tutto quello che vedo dentro e intorno a me va in un'altra direzione.
Perché con un nuovo romanzo io mi ci pulisco il culo anche se magari finirò di scriverlo perché sono un ipocrita della peggiore specie che continuerà a riempire questo blog di roba.
Perché con tutto quello che c'è oltre il romanzo io mi rovinerò la vita.
Perché un contratto, qualunque possa essere e non ci sarà mai, è una condanna all'ergastolo.
Perché non c'è niente, ma niente, proprio niente, su cui fare affidamento.
Perché la mia vita è stata una merda dal primo giorno che mi ricordo fino a oggi.
Tutto il resto sono scuse, fughe, camuffamenti, finzioni, stupidaggini, parole su parole come queste, strategie per sopravvivere a un dolore che vince sempre.
I giorni peggiori sono per assurdo quelli migliori perché mi aiutano a rendermi conto di essere solo un idiota che non ha mai avuto la dignità di farsi fuori.
E che domani magari posterà qualcos'altro.
Recensirà un libro.
Trascriverà un'intervista.
Perché mi hanno insegnato così.
A sopravvivere.





giovedì 9 aprile 2015

Chissà se...

....a un certo punto quando servono i soldi si leccano i piedi giusti...quelli dei tiranni come Putin sono così colmi di gas e denaro e aiutino che leccarli deve essere una vera goduria...e chissenefrega di tutto il resto...vero Tsipras?...ma vattene a fanculo...ma davvero però...è proprio vero che in molti a sinistra  hanno una vera e propria venerazione per le figure forti che puzzano di morte...la realpolitik la lascio a quelli de Il Manifesto e a quelli di quel giro lì...che con un bel rimescolamento di parole riusciranno anche questa volta a vendere questa cazzata come svolta rivoluzionaria e antisistema...chissà se magari non gli dedicheranno anche una prima pagina benevola...

...cazzo Putin...come si fa sorridergli? A stringergli la mano? A parlarci?

...sulle schifezze salviniane, sulla compravendita pd per expo/tesseramento, de gennaro & co. stendo un velo di aghi velenosi...

...una delle canzoni che mi porto dentro da sempre...


mercoledì 8 aprile 2015

Colin Stetson and Sarah Neufeld: "Never were the way she was" (Constellation Records); Indian Wells; Matilde Davoldi; Ben Lerner



"Never were the way she was" è un grande album di Colin Stetson e Sarah Neufeld, uscito per Constellation. Se cliccate potete ascoltare anche un pezzo "The sun roars into view".



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Ne ho già scritto ma ricordo che è uscito il nuovo disco di Indian Wells, "Pause". Su Rockit lo ha intervistato Marcello Farno: "Posti in cui non sono mai stato, ma che ho immaginato". Nel disco c'è un pezzo, "Games in the Yard", dove si può ascoltare la voce di Matilde Davoldi, degli ex Studio Davoli. Il primo giugno esce il suo disco: "I’m Calling You From My Dreams" e si può già ascoltare "Dust".


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Questo libro di Ben Lerner è davvero bello. E io non diventerò mai padre.

martedì 7 aprile 2015

Sottovoce, su Elisabetta Ballarin

Settimana scorsa ho visto un delicato e toccante servizio su RsiLa1 di Falò: "Bestie di Satana: la verità di Elisabetta". Quella vicenda me la ricordo bene, anche perché i luoghi dei fatti sono a me conosciuti e non distanti da dove sono cresciuto. Delle Bestie di Satana, di Andrea Volpe, dell'ultimo tragico capitolo che vide coinvolta anche Elisabetta Ballarin se ne parlò ovunque e tantissimo anche in casa. 

Non aggiungo altro.
Dateci un'occhiata.
Si parla di colpe gravissime, di vite rovinate, di morti, di perdono, di vuoto, di possibili rinascite.

domenica 5 aprile 2015

Le feste comandate, i Blur, Anne Sexton e Simone Buttazzi a Fahreneit

Perché oggi dovrebbe resuscitare il Salvatore e invece le feste comandate e i compleanni resuscitano soltanto i miei incubi, il dolore, l'estraneità alla mia famiglia. Dopo il lavoro, in notevole ritardo, mi siedo a una tavola di parenti stretti e lontani. Per tre ore tengo quasi sempre lo sguardo sul piatto colmo di una specialità nordica cucinata in maniera dozzinale che digerirò domani e che mi fa tornare alla mente la grazia culinaria di mia madre. Le sue mani che impugnano coltelli, mestoli, infarinano, sminuzzano mi fanno pensare a quelle di Barbara che vive molto lontano da qui. Una donna bellissima e sensibile che prima o poi spero possa incantare i palati e i cuori di molte persone. Partecipo alle discussioni fingendomi interessato di argomenti di cui o me ne frego o non so nulla. La voglia di versare dell'arsenico nei piatti mi è venuto più volte. Mi ridesto dal torpore guardando al di là delle vetrate del gigantesco salone da pranzo della villa di mio zio. Al di là del vetro si nascondono le mie montagne, i miei laghi e vigilano due cani, un pastore tedesco e un husky, che aspettano solo di essere accarezzati. A un certo punto mi alzo, saluto e me ne vado per fare un salto al cimitero dove è seppellita mia madre. Cammino fra le lapidi cercando di non piangere ma crollo quando vedo una moglie che picchia i pugni sulla lapide del marito morto da pochi giorni. Un uomo che per anni ho visto portare a spasso il cane. Mi soffio il naso davanti alla foto di mia madre e me ne vado. Quando sto per uscire sento un bambino dire ai suoi genitori che quell'uomo era tanto triste. Ecco, forse solo quel bambino oggi mi ha voluto davvero bene. Guido diretto verso casa e ascolto due vecchi album ad alto volume. C'è un'amica che dice che le ricordo Damon Albarn. Io se penso a lei penso a Londra e ai sorrisi che regalai quasi vent'anni fa al Tamigi. Spero fra non molto di regalare alla metropoli londinese quegli stessi sorrisi e se non saranno sorrisi spero che sia almeno un sasso che cade nell'acqua.

I dischi che ho ascoltato in macchina:







Domani riposo. 
Non farò nulla di pseudo utile per la società.

Due pezzi dei Blur: il primo di sicuro...insomma...il secondo...forse...





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E poi c'è quell'uomo, Simone Buttazzi, che dietro di sé ha una fila chilometrica di schiume da barba che bramano di adagiarsi sul suo corpo augurandosi il giorno che una lametta possa incontrarle facendo scintille, che ha detto la sua a Fahreneit. Se lo incontrate non strillate troppo, mi raccomando, i Beatles s'incazzerebbero.