sabato 12 dicembre 2015

Io, mio nonno e quando fui completamente rapito da Moby Dick & altre cosine.


Ho già scritto tempo fa di come sia stato mio nonno a farmi innamorare di "Moby Dick" ma rileggendo il romanzo nella nuova traduzione di Ottavio Fatica ho ritrovato come al solito il primo passaggio che praticamente mi fece partire (è quello sottolineato in grassetto che mi annullò):

"Il legno era bardato come un barbaro imperatore etiope, il collo carico di ciondoli politi. Una panoplia di trofei. Un vascello cannibale, agghindato con le ossa cesellate dei nemici. Le murate aperte e prive di pannelli erano guarnite tutt'intorno come un'unica mascella ininterrotta con i lunghi denti aguzzi del capodoglio, inseriti a mo' di cavigliotti per assicurare i vecchi muscoli e tendini di canapa. I tendini in questione, anziché infilarsi entro scadenti bozzelli di legno terrestre, scorrevano spediti su pulegge d'avorio marino. Sdegnando al venerabile timone un volano, sfoggiava una barra; la barra un blocco unico, curiosamente ritagliato dalla lunga e stretta mandibola del nemico di sempre. Durante una tempesta il timoniere alla barra doveva sentirsi come il Tartaro che trattiene per la ganascia il focoso destriero. Nobile legno, ancorché pervaso di malinconia; come tutte le cose nobili, del resto." (pag. 97)

e invece quest'altro mi fece guardare mio nonno. Ahab è mio nonno. E quanto mi sento Ahab anche io. E quanto mi manca mio nonno che legge ad alta voce. Da lui ho ereditato, per certi versi anche spiacevole, desiderio di leggere ad alta voce a chi sta vicino a me articoli o brani di libri che mi piacciono. Io e la mia ragazza lo facciamo spesso a vicenda. Sono uno incapace di parlare con le persone ma certe volte mi succede che mi viene sta roba di voler leggere qualcosa a chi siede vicino a me in treno o in aereo. L'ho fatto solo una volta e 1) mi sono sentito un cretino 2) la donna ha pensato che ci stessi provando 3) la donna aveva vent'anni più di me 4) io avevo 22-23 anni 5) mi offrì un caffè nella stazione di Bologna mentre aspettavo una coincidenza 6) lei voleva scopare 7) io no.

"La testa affollata di pensieri, mi avviai; quello che ero venuto a sapere casualmente del capitano Ahab mi riempiva di un certo qual vago, dirompente senso di pena nei suoi confronti. E sul momento provai compassione e dispiacere per lui, non so bene perché, a meno che non fosse per la perdita atroce della gamba. Al tempo stesso m'ispirava una strana soggezione, una soggezione che non saprei minimamente descrivere ma che proprio soggezione non era. Non so che cosa fosse, ma l'avvertivo, senza perciò provare antipatia, anche se m'infastidiva quell'aria di mistero che aleggiava intorno a lui, per quel poco che allora ne sapevo. Alla fine comunque i pensieri presero altre direzioni e, per il momento, Ahab l'oscuro mi uscì di mente." (pag. 109)

E devo ancora vedere il film di Ron Howard. Lo attendevo ma dopo averne qualche minuto, insomma, non mi convince poi molto.
......


.........

..
..




.......

Nessun commento:

Posta un commento