mercoledì 2 dicembre 2015

Io e mio padre

Trascorrere del tempo con mio padre è uno dei momenti più difficili della mia vita. Lui mi sommerge. Mi travolge. Mi annienta. Essendo io di natura una persona silenziosa, incapace di qualsiasi conversazione se non sono ubriaco o particolarmente disposto al litigio, sono a tutti gli effetti una prateria sopra cui lui può dilagare. Coi suoi sermoni, la sua violenza, la sua autodistruzione, le sue verità, la sua insofferenza, la sua spocchia, il suo senso di giustizia. Con mio padre sono obbligato a stare sul pezzo. Devo aver letto Repubblica, aver visto i programmi giusti. Devo avere un opinione sull'argomento del giorno. Devo ricordarmi eventi storici, confini geografici, episodi appartenenti alla storia della mia famiglia. Stare con mio padre è come combattere una guerra. Dove le vittime siamo noi due. Lui ha paura di me. E questa paura che nutre nei miei confronti mi debilita, mi obbliga a soffocare nei sensi di colpa e in un oceano di dolore. Oggi a guardarlo mentre se la prendeva con tutto e tutti mi sono visto allo specchio e mi sono fatto schifo. Mi sono chiesto come mi comporterò quando starà male nuovamente. La speranza è che muoia sul colpo. Se dovesse ammalarsi di una malattia degenerativa sarei disposto ad ucciderlo per non fare la sua stessa fine quando si ammalò sua madre.


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