lunedì 14 dicembre 2015

"Ellroy Confidential" (Minimum Fax); "In Excelsis" di Nikolaj Roerich (Edizioni di Ar); sulle elezioni francesi di ieri; "La questione più che altro" di Ginevra Lamberti (Nottetempo)


Ellroy è uno dei miei scrittori preferiti. Alcuni estratti da "Ellroy Confidential" (Minimum Fax). Io stravedo proprio per lui. Anche proprio come persona.

"Ti consideri un nichilista?
No, benché non abbia alcun desiderio di migliorare la qualità della vita in America o di promuovere il cambiamento sociale. Coltivare un immaginario letterario ti spinge ad affezionarti alle cose per quello che sono. A cercare nel tuo profondo un'illuminazione sulla loro natura e a condividerla con il lettore. Magari la tua visione delle cose risulterà interessante, magari no. L'importante è affrontare le cose per quello che sono e non averne paura. Ma anche affrontare te stesso per quello che sei e non averne paura. Soltanto il lettore può vacillare, ma devi spingerlo ad affrontare il mondo nel modo in cui tu hai bisogno di affrontarlo." (pag. 52)

"Dici che non vuoi intrattenere i lettori ma sfidarli. In che modo?
Voglio scuoterli, spaventarli, farli riflettere. Voglio scroccarli. Più vado avanti più diventa la mia ossessione, e sto imparando a farne cio' che voglio. Voglio scuotere i miei lettori dalla loro quotidianità e condividere con loro le mie ossessioni. Voglio che siano ossessionati dai miei libri." (pag. 84)

"Nelle recensioni di chi non ama il suo lavoro, capita spesso di leggere: "Oh mio Dio, Ellroy scrive questi orrendi libri omofobi, razzisti, misogini, da psicopatico." E io penso: "Ma no, non sta scrivendo dal suo punto di vista. È entrato nella testa di questi personaggi sgradevoli". La loro visione del mondo lei non la appoggia in nessun modo.
Credo di capire a cosa allude, in particolare ad alcune opinioni espresse da Mike Davis. Stiamo parlando personaggi a tutto tondo, e in loro razzismo e omofonia sono tratti accidentali, non caratteristiche dominanti. Questa non è gente che va in giro a picchiare i neri o i gay, scagnozzi di un sistemi corrotto. Se a personaggi con cui il lettore si immedesima, personaggi che portano avanti la storia, fai dire "negro", "frocio" o "muso giallo", provochi fastidio. Il che mi va bene. Vorrei suscitare nei miei lettori reazioni ambigue. È a questo che punto. C'è una parte di me a cui piacerebbe da matti essere uno degli scagnozzi di Dudley Smith e tornare indietro a riempire di botte qualche jazzista, e una parte di me invece inorridisce.
Uno dei cambiamenti importanti che ho notato rileggendo i suoi primi lavori è che più o meno nel periodo di Dalia nera i suoi personaggi cessano di essere estranei al razzismo e all'omofobia; per esempio il protagonista di Clandestino prende chiaramente le distanze da questo tipo di posizioni. A un certo punto lei si è concesso di situare i personaggi all'interno di quella mentalità.
È da tempo che ho capito di essere un wasp eterosessuale senza speranza. E cosi sono anche i miei personaggi. Sono di un razzismo e di un'omofobia disgustosi, ma fa parte del loro carattere, che piaccia o no. Ed è inutile metterti li a replicare alle domande dei giornalisti, dicendo: "Non sono razzista né omofobo", perché nessuno ti crederà. (pp. 99-100)

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Costa tanto, 60 euro, ma ne vale la pena: "In Excelsis" di Nikolaj Roerich (Edizioni di Ar)".  A proposito di Roerich un'intervista: "Il vento e la montagna. Intervista a Curzio Vivarelli su Nikolaj Roerich".

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Sulla tornata elettorale di ieri in Francia la palma di peggiori copertina/siti se la aggiudicano Repubblica e l'Unità. Stento a riconoscere il sussulto democratico nel voto di ieri. Non riesco proprio a parlare con chi appoggia questi patti della nazione, queste riscosse democratiche, questi fantomatici fronti repubblicani.

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(qui)



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