martedì 22 dicembre 2015

Due brevi righe su "La questione più che altro" di Ginevra Lamberti (Nottetempo)



La voce di Gaia che mi cresceva nel cuore, nella gola, nella testa, nello stomaco mentre leggevo l’esordio di Ginevra Lamberti “La questione più che altro” (Nottetempo) era la voce della mia ragazza mentre mi racconta dei suoi problemi, della sua provincia veneta, dei suoi sogni, delle sue difficoltà, era quella di un’amica scomparsa (leggermente) logorroica che mi rovesciava addosso il suo malessere e i suoi esami e i suoi tremiti sentimanali e che forse non ascolterò mai più, era il sussurro di mia madre in un letto d’ospedale fra un’operazione e una seduta di chemioterapia che mi raccontava storie dimenticate e mi rassicurava dell’amore che aveva sempre provato per me anche se io non ci avevo mai creduto, era la voce fatata della mia nonna materna che mi portava a spasso per le vie del paese trasformandolo in un mondo incantato, era la voce rauca della mia nonna paterna che mentre mi accendeva una sigaretta mi chiedeva “Hai dormito stanotte?”, “Se vuoi piangere, piangi pure, non lo dico ai tuoi genitori”, era la voce solidale e attenta alle contraddizioni e allo sfruttamento che vorrei tanto sentire mentre lavoro al cinema e che invece non sento e che mi devo inventare servendo clienti e cuocendo tonnellate di pop-corn, era la voce di una provincia che ci resta dentro anche se si scappa lontani e si lavora a Venezia, era la voce degli attacchi di panico che mi auguro sempre di non sentire mai più e che invece torna ciclicamente a fare capolino sbarazzina quando meno me lo aspetto (anche se me lo aspetto). Non vi ho raccontato la trama, non vi ho detto cosa succede a Gaia, non vi ho parlato di autori e stile perché mentre cercavo di scrivere l’altra recensione (quella seria, precisa, puntuale che da tempo ormai non mi va quasi più di scrivere) mi sembrava di rovinarlo questo romanzo, di rovinare l’intensità dei sentimenti che avevo provato durante la lettura, di dimenticare la sua bellezza.

2 commenti:

  1. Ha l'aria di essere proprio un bel libro. Grazie And.

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    1. ci sono dei libri che arrivano proprio quando se ne ha particolarmente bisogno. questo è uno di quei libri.

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