giovedì 10 dicembre 2015

Ancora su Andre Dubus e "I tempi non sono mai così cattivi" + "Il demone della rivolta" di Alessio Lega (eleuthera)


A parte che ogni singolo racconto di Dubus meriterebbe un discorso a parte, sia tecnico (intendo tecnica narrativa e non ricerca di simboli) che di contenuti, leggendo quest'ultima raccolta e rileggendo  un paio di volte alcuni dei suoi racconti, fra le mille cose che vorrei scrivere mi limito solo a trascrivere alcuni degli appunti che ho scritto sul mio quadretto:
- la grazia di Dubus nello scrivere di religione ("Storia di un padre") e della grazia di Dio
- le donne dei suoi racconti sono spesso indimenticabili
- resto incantato da come riesce a descrivere i meccanismi che regolano il rapporto genitori/figli
- sa portare il lettore su sentieri inesplorati ma vivi dentro di noi come accade nel racconto "Anna". Uno scrittore qualunque avrebbe raccontato nel solito modo la storia di questa ragazza povera col fidanzato che rapina un negozio  (arresto, fuga, carcere, indagini, etc) mentre Dubus scrive una storia d'amore, di sogni, di acquisti, di bar, di sesso. 
- la violenza che te la senti nei denti

e mi fermo qui. Perché sprecherei troppe parole. Meglio leggere.

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(informazioni qui)

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