lunedì 16 novembre 2015

L'odio che mi sale quando vedo questa milano + "Eccentrici" di Geminello Alvi (Adelphi) + "Cime abissali" di Aleksandr Zinov'ev (Adelphi)

Arrivo di pomeriggio in una Milano in versione turistica perché turisti e movimento e opportunità sono diventati sinonimo delle città dove è preferibile vivere. Il cosmopolitismo d'accatto. L'elemosina per bocche avare di sensibilità che non sia quella dettata dalla dose quotidiana di avarizia emoticon.

Una piazza 24 maggio banale. Prigioniera. Fredda. La sola "cosa" viva sono i pescatori che pescano pesci indistinti dalla Darsena e se li mangiano o li ributtano in acqua. Vivi. Esseri vivi. Come vivi erano gli animali alieni cucinati da mcdonaldsssss. Molto più vivi di queste colate cemento. Di queste squadracce di vigili urbani con olfatto da cannabis e senza tetto. Di questa freddezza assassina da restauro partorita da una mente tetris. Di questi cittadini che ripuliscono con le lingue a scopa e deretano le fantomatiche rovine. All'insegna del vangelo dell'accoglienza a colpi di happy hour e feste di piazza e giorni della cultura e cibo bio. Una Milano che piace perché é friendly. Perché  è  europea ma italiana ma mondialista ma mediterranea ma casalinga ma gotica ma materna ma glocal ma paterna ma vaffanculo... Perché vale mille scatti e mille sbarrate e mille seghe e mille scopate e mille masturbazioni anticonformiste e mille manifestazioni di sostegno a questa o quell'altra ragione. Perché è una classica copertina da master plan di palazzo questa città. E oh che belle le mostre, le fondazioni culturali, la nebbia genuina, le lapidi dei partigiani e un sacco di altra merda da collezione. E oh che intense le effusioni per i vari Sala, Pisapia e compagnia bella. Pastiglie di valium. Clisteri da applicare a deretani e bocche e orecchie e nasi.

Cazzo che rabbia mi sale a vedere interi quartieri ed esperienze di vita spazzati via all'insegna della normalizzazione....lasciamo stare...............................
Non potete capirlo se non l'avete vissuto sulla vostra pelle.

Devo bere e tanto per non spaccare la faccia al primo che incontro per strada quando mi sale questa rabbia.
Questo odio.
Questa vita che mi si sta sfilando fra le mani.

Per fortuna che ci sono i libri che mi tranquillizzano.

Non sempre.
Fino a quando non so.



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