giovedì 19 novembre 2015

Appunti novembrini (Houellebecq, il papa, il lavoro, Heidegger, Donatella Di Cesare)

- Un articolo di Michel Houellebecq: "Io accuso Hollande e difendo i francesi"


- Il mio orario di lavoro odierno: 06-1400, pausa (sono a casa e sto scrivendo questo post), e poi 18-22.30. Il bello del lavoro a chiamata senza ferie e malattia pagate. E poi non azzardatevi a dire che non so cosa significhi essere precario. Ma non chiedetemi nemmeno di solidarizzare per forza con gli altri precari.

- In questi tempi di melassa e proclami e lacrime d'accatto e opportunismi vari è bello sapere che c'è un amico lontano che come me non ne può più di Bergoglio. Il gesuita mi sembra un incrocio fra un piazzista che vuole venderti a tutti i costi una miracolosa macchina scaccia incubi e uno di quei raccoglitori di firme per la salvaguardia dell'ambiente/del panda fucsia che ti aggrediscono fuori dai parcheggi. Da non credente devo ammettere di trovare molto più interesse e spunti di riflessione nella lectio magistralis "Fede, ragione e università - Ricordi e riflessioni" di Ratzinger che in un qualunque discorso dell'attuale papa.

- Devo il mio incontro con Heidegger al collegio che ho frequentato. Da allora il mio interesse per il filosofo tedesco non è mai venuto meno. Nei giorni scorsi ho terminato il bel libro di Donatella Di Cesare "Heidegger & Sons" (Bollati Boringhieri) di cui trascriverò qualche passo prossimamente.




Della Di Cesare mi aspetta anche questo:




E prossimamente (non preoccupatevi, io praticamente se non lavoro, resto in casa o vado al lago o in biblioteca e leggo e prendo appunti): "Il grande Slam" (Mattioli 1885)



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