lunedì 12 ottobre 2015

Ralph Franklin Keeling e Simone Cattaneo



Leggere "Un raccolto di sangue. I crimini Alleati e sovietici contro il popolo tedesco, 1945-1947" (Italia Storica) non è semplice, commentarlo nemmeno. Facile anche immaginare alcune domande del tipo: stai parlando della Germania nazista responsabile delle leggi razziali, dei campi di concentramento, dello sterminio sistematico di ebrei, rom, omosessuali, comunisti, disabili, partigiani? Stai parlando di quella Germania che combattè strenuamente per Hitler fino all'ultimo giorno? Quella delle parate, di Norimberga, delle croci uncinate? Sì sto parlando di quella e questo libro racconta di quello che fu preparato scientificamente e messo in atto per la distruzione di un popolo sconfitto. Sto parlando dei bombardamenti genocidi sulle città tedesche, vedasi Dresda (ne scrisse Sebald in "Storia naturale della distruzione"), della deportazione dei soldati verso la Russia sovietica e del trattamento che subirono nei campi di prigionia, delle violenze subite dalle donne, dell'esodo di milioni di tedeschi, della divisione in due di una nazione, eccetera. Senza dimenticare bene chi erano gli altri attori in campo in quella guerra, non certo dei veri interpreti di libertà: imperi coloniali (Francia, l'Impero Britannico), il nascente impero statunitense (come dimenticare la segregazione razziale, il comportamento verso i nativi, le operazioni anticomuniste...)...Questo è un saggio (partigiano, di certo anticomunista e condito di molti altri aspetti discutibili) che spinge il lettore di oggi a rivolgersi una domanda: come comportarsi con i vinti? Con i co-responsabili dei peggiori crimini? Se la vendetta è giustificabile, ovvio che è giustificabile da un punto di vista umano, nel pratico come comportarsi? Esistono la pietà e la misericordia? Giusto accanirsi anche sul popolo? Quanto dura questa pena da scontare? Giusto impedire per legge la diffusione e la manifestazione di idee che riteniamo nefaste? So di essere andato fuori tema ma sono queste le domande che mi sono posto mentre leggevo questo libro.


Avevo già scritto di Simone Cattaneo qui e lui mi manca un casino. Ieri, mentre tutti erano fuori per il bel tempo, io ero in casa, stanco morto di lavoro, con ancora questo libro fra le mani. Trascrivo qualche altra poesia.

"Stanotte di fronte al televisore spento
mi sono messo a ballare con una canna da pesca
un lento tragico e romantico, ho spostato i mobili
del soggiorno e al centro del pavimento ho ammucchiato
quotidiani vecchi, cartoni di latte e qualche
fazzoletto sporco. Poi ho dato fuoco a tutto
e mi sembrava di partecipare a uno di quei veri balli
studenteschi pieni di gioia e speranza nella vodka
con un chiasso infernale che mi riempiva le orecchie
con il rumore del mare.
Spento il fuoco, qualche ombra fiera e dura
incisa sulle mura, la canna da pesca incrinata
sono rimasto a suonare su una tastiera sgraziata
chissà poi cosa
aspettando di riprendere fiato
e ho pensato di uscire all'aria aperta ma chiudendo
gli occhi il rosso del fuoco divideva ancora
il mio pavimento e non colava a picco,
rimaneva lì a marchiare il territorio in attesa di tutta la mia miseria." (pag. 24)


"Hai poco da scrivere 
sui rossi riflessi degli ubriachi da bar
se da Desio a Limbiate
ti sognano come un'oliva
in un campari 
hai ben poco da ridere
sui buchi da riempire e da svuotare
se l'unico buco
che t'aspetta è quello
in un polpaccio o nel cervello
hai poco da difenderti
se oggi ti vuoi aggiustare con un santo e 
ti rendi conto che è San Pammacchio. (Pag. 35)


"La madre di un mio compagno delle scuole medie
mi ha bloccato in una strada del vecchio quartiere
dicendomi che suo figlio era morto.
Non si è sbilanciata più di tanto e mi ha invitato al funerale.
Mi è paesi buona educazione accettare.
Una settimana dopo mi ha fermato sotto casa e con aria decisa 
mi ha confidato che calzo lo stesso numero di piede del suo povero figlio,
così mi ha regalato due paia di scarpe e un giubbotto giallo.
Qualche sera fa sono finito in un bar di Milano e 
ho abbordato una ragazza sudamericana molto sensibile
al mio nuovo giubbotto canarino. Ho stretto gli occhi
e le ho sussurrato che per i particolari non bado mai a spese." (pag. 49)


"E finiremo buttati in qualche ospizio 
a bere nei cessi e pisciare per terra
lieti del passato, sereni del presente e poi chissà
tutti insieme a cantare qualche vecchia canzone che non ricorderemo più
diretti dalle mani esperte dell'animatrice che ha appena fatto
un pompino per sfizio al capoufficio e una sega raffinata
al guardiano nigeriano in nome dell'ospitalità del popolo italiano.
Basta un girovita stretto e un culo un po' alto per credere in qualcuno,
anche io in quell'eremita appiccicato alle colline toscane che si crede
la sorella di Maometto sempre pronto a frustarsi schiena e petto
anche quando si scorda il corsetto." (pag. 76)


"Troppo bello per essere un pugile,
troppo brutto per fare il magnaccia
camminavo nel centro di Buccinasco
senza lavoro e inzuppato di grano
aspettando l'ora dell'aperitivo
quando mi sale la voglia di farmi fare le carte dalla vecchia strega del quartiere.
In realtà i suoi tarocchi non sono altro che
pezzi di bibite strappati a dentate ma alla fine ci si arrangia con quel che si può.
Rifilato un carico da venti alla vecchia le chiedo brutale
quando morirò, lei mi sorride e risponde presto a ventisette compiuti.
La informo dei miei ventinove e la mia anziana strega di Buccinasco mi conforta dicendomi,
vedi allora sei un uomo fortunato.
I soldi migliori spesi negli ultimi dieci anni." (pag. 77)

2 commenti:

  1. Passando da questo post all'altro all'articolo di Brullo ad altri articoli di Brullo sono arrivato a "Prose della volgar lingua" di Lorenzo Muccioli. Ti lascio il link alla pagina del libro sul sito dell'editore, dove si può leggere un estratto, nel caso non lo conoscessi (sembra interessante): http://www.cicorivoltaedizioni.com/cicorivoltaedizioni_PROSE_DELLA_VOLGAR_LINGUA.htm

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