sabato 24 ottobre 2015

"La zona d'interesse" di Martin Amis (Einaudi)


Sono di parte perchè Martin Amis è uno dei miei scrittori preferiti in assoluto ma "La zona d'interesse" (Einaudi, traduzione di Maurizia Balmelli) è davvero bello. Pur se qua e là l'autore non sempre è perfetto, nel complesso è un romanzo che lascia il segno. Commuove. Trascina. Fa riflettere. Micidiale. È, ma non solo, una straordinaria storia d'amore fra Golo, un nazista mediocre, e Hannah, la moglie del comandante di un campo di concentramento. Non aggiungo altro. (Romanzo totalmente sconsigliato a chi ritiene che non possano essere scritti romanzi sull'Olocaustolma chi non ritiene che anche i nazisti o comunque i complici del nazismo possano amare e scusatemi ma anche ai pesantoni di ogni genere che mi stanno davvero sul cazzo...)

Un estratto:

"È seguita un'ora segnata da grande immobilità, ma tutt'altro che priva di eventi. Ogni pochi minuti Hannah increspava la fronte, e l'increspatura variava (dallo sconcerto al dolore); tre o quattro volte uno sbadiglio subliminale  le ha allargato le narici; una lacrima si è formata, è scivolata e le si ü dissolta sulla guancia; e a una tratto l'ha scossa un breve singhiozzo infantile. E poi c'era il ritmo del suo sonno, il respiro, il moto delle sue delicate insufflazioni. Era la vita, che si muoveva dentro di lei, era la prova, la prova reiterata della sua esistenza...
Hannah ha aperto gli occhi e mi ha guardatom scomponendosi talmente poco da farmi sentire che ero già lí, pienamente insediato nel suo sogno. La bocca si è aperta in tutta la sua estensione e ha emesso un suono, come il suono della marea di un mare lontawno.
- Was tun wir hier, - ha detto decisa e senza retorica (come se davvero volesse saperlo), - mit diesen undenkbaren Leichenfresser?
Cosa ci facciamo qui, con questi inconcepibili sciacalli...
Si è alzata, e ci siamo abbracciati. Non ci siamo baciati. Anche quando lei ha cominciato a piangere e probabilmente abbiamo entrambi pensato quanto delizioso sarebbe stato, non ci siamo baciati, non sulle labbra. Ma io sapevo di esserci.
 - Dieter Kruger, - ha infine esordito.
Qualunque cosa fosse, io ne facevo parte. E qualunque cosa fosse, sarebbe dovuta continuare.
Ma dove? E per dove?" (pp. 106-107)

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