martedì 27 ottobre 2015

Due righe su "I traditori" di David Bezmozgis (Guanda)


Tradire se stessi. Tradire i propri ideali. Tradire per amore, per aver salva la vita, per proteggere i propri familiare. Conservare la purezza originaria. Perdonare per risolvere il passato? Non perdonare perchè perdonare significherebbe assolvere? Attorno a queste questioni complesse ruoto l'ultimo intenso romanzo di David Bezmogzgis "I traditori" (Guanda, traduzione di Corrado Piazzetta) ma non solo intorno a queste perchè nel romanzo sono presenti spunti di riflessioni sul Sionismo, la nascita d'Israele, il conflitto coi Palestinesi e quello interno fra ortodossi/laici/coloni ma anche sugli orrori dell'Unione Sovietica, sulle persecuzioni subite dagli ebrei e sul mondo ebraico in via di dissoluione nei paesi dell'Est. Cuore del romanuo è il confronto/scontro lungo mezzo secolo fra due uomini: Baruch Kolter, uomo politico israeliano, con un passato di prigionia nei gulag sovietici, oggi al centro di uno scandalo sessuale (un ricatto per costringerlo ad appoggiare il piano di trasferimento dei coloni) che fugge con la giovane amante/assistente Leora, abbandonando moglie e due figli, trovando rifugio a Jalta, in Crimea, dove per puro caso incontra Vladimir Tankilevic, colui che lo avevo denunciato al KGB, un uomo ormai invecchiato, che vive sotto falso nome con la moglie Svetlana, in un stato di perenne difficoltà economiche e che espia le proprie colpe compiendo un duro e umiliante viaggio ogni fine settimana fino a Sinferopoli per permettere che sia raggiunto il numero consono per celebrare la funzione religiosa. Questo incontro è l'occasione per risolvere alcune questioni, gettare luce sulle motivazioni che portarono Tankilevic a denunciare Baruch ma soprattutto è una durissima partita giocata sul tavolo del perdono, della misercordia e della fedeltà ai propri ideali: Tankilevic vuole ottenere il perdono e la possibilità di avere una nuova vita, magari in Israele, Baruch pur comprendendo le ragioni di Tankilevic sembra non disposto a concedere questo perdono. Se lo scontro fra Baruch e Tankilevic è il cuore del romanzo, l'autore, come nelle opere precedenti, sembra offrire il suo meglio quando si dedica agli apparenti comprimari della storia e in particolare ai personaggi femminali: in questo caso Leora, Svetlana e la moglie di Baruch, Miriam, tutte donne indimenticabili e forti. Le pagine più intense del romanzo sono forse infatti il dialogo/scontro fra Leora e Svetlana sul senso del perdono e sul giudizio terreno contrapposto a quello divino e la lettera che Miriam invia a suo marito e che è una perla di sentimento religioso, richiami biblici e parole d'amore.
"I traditori" ha il respiro quasi di un thriller ma rimane sempre una sottilissima e delicata indagine delle debolezze umane, del senso del dovere a cui sono chiamati gli esseri umani, della difficoltà di perdonare chi si è macchiato di colpe terribili, delle conseguenze che le nostre scelte, seppur motivate da nobili ideali e sentimenti, comportano nelle vite altrui, delle piccole e grandi meschinità, del sentimento religioso come narrazione d'incontri. L'autore smorza il tono umoristico delle precedenti opere accentuando il dramma e la cifra malinconica/tragica della narrazione, riuscendo ad appassionare, entusiasmare, commuovere e far riflettere senza mai risultare verboso o didascalico e quando si arriva all'ultima pagina di questo romanzo non si può che pensare che il peso del mondo che si porta nell'animo un Santo è, come cantano i Massimo Volume,: "un peso d'amore troppo puro da sopportare."

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