venerdì 9 ottobre 2015

Due righe su "Carne viva" di Merritt Tierce (Big Sur)


L'esordio di Merritt Tierce "Carne Viva" (Big Sur, traduzione di Martina Testa) è un romanzo crudo, duro, iper-realistico che racconta la storia di Marie, una ragazza madre un tempo destinata a Yale che vive un'esistenza dissoluta e che per campare supera tutti i gironi dell'inferno della ristorazione, salendo dai locali anonimi fino a a uno dei locali più lussuosi e alla moda di Dallas. La sua giovinezza è scandita da ritmi forsennati e alienanti e standard qualitativi da mantenere e botte di cocaina, autolesionismo, sesso occasionale con decine di uomini, pillole del giorno dopo, fiumi di alcol, erba e un dolore invincibile che le scava dentro. Marie prova un amore assoluto per la figlia, che vive col padre dal quale Marie ha divorziato. Per la figlia Marie sogna un futuro radioso, scuole di qualità, sicurezza economica ma quando trascorre del tempo, poco, con lei Marie non riesce mai davvero a tenere a freno l'orrore che cova nel suo cuore e scoppia spesso a piangere davanti a lei. E il futuro non sembra offrire a questa giovane donna nessuna possibilità se non quella di continuare a lavorare e lavorare e drogarsi fino a scoppiare. Seppur duro e crudo, confesso che le pagine più violente, quelle di sesso e sballo (e un paio di queste situazioni sono davvero da pugno nello stomaco), non mi hanno davvero colpito perché sembravano già sentite altrove e nella loro ripetizione si corre il rischio di annoiarsi.  L'autrice offre invece il meglio di sé nella descrizione senza veli e finzioni del mondo della ristorazioni: opera dei piani sequenza cinematografici straordinari che portano letteralmente a spasso i lettore, s'immerge nei meccanismi che regolano un ristorante come ad esempio la gestione di una sala, il servizio ai clienti, le mance, il rapporto coi colleghi (e qui la Tierce regala dei momenti di assoluto lirismo), gli ordini, la stanchezza, la facilità dei licenziamenti, contratti in nero, i ritmi infernali. I ristoranti descritti in questo romanzo sono dei campi di battaglia feroci da dove emergono personaggi incredibili, dai gestori ai camerieri, dallo chef ai lavapiatti, descritti a tutto tondo nei loro momenti di esaltazione e debolezza, nei loro errori e nei loro eccessi. Conosco bene, dall'interno, il mondo della ristorazione e non mi era mai capitato di vederlo narrato con questo sguardo clinico, preciso ma anche empatico, capace di ricreare sulla pagina un universo di suoni, odori, movenze, urla, getti d'acqua, sporcizia, unto, profumi. 
Chiuso il romanzo resto in attesa del prossimo romanzo della Tierce perché la stoffa della scrittrice di razza ce l'ha tutta.


4 commenti:

  1. Ultimamente "duro" e "crudo" sembrano degli aggettivi che rendono inequivocabile verità (e, perciò, qualità di un romanzo). Io non sono mica tanto d'accordo.

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    1. Concordo con te. Questo romanzo offre il meglio di sé proprio nel restituire un certo tipo di ambiente lavorativo.

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  2. Finito di leggere ieri sera. La serie di relazioni casuali raccontate dall'inizio alla fine del romanzo, mi è sembrata più una lista della spesa che l'analisi di un tormento interiore. Mi pare sopravalutato questo libro, manca di un'anima, non ho percepito il tormento, solo raramente, quando si ricollega col pensiero alla figlia. Pare voglia scandalizzare ma non riesce a penetrare nella breccia dell'indicibile, che non necessariamente è legata a una sessualità senza regole, quanto piuttosto al rifiuto dell'intimo legame con la propria figlia. Indicibile è la incapacità di amare e donarsi a una figlia. A mio parere avrebbe dovuto percorrere maggiormente questa introspezione. Avevo letto fior di recensioni, me è una lettura che mi ha deluso.

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    1. come ho anche scritto nelle due righe la parte più debole del romanzo è questa, la migliore è quando la Tierce restituisce i ritmi lavorativi, l'ambiente della ristorazione. Poi credo che si forzi troppo l'introspezione perché un personaggio del genere perde dei passaggi e quando sei spesso strafatto, incasinato, ti perdi moltissimi giorni, ricordi, possibilità.

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