giovedì 17 settembre 2015

"L'avventura di Knut Hamsun" di Tarmo Kunnas (Settimo Sigillo)


"L'avventura di Knut Hamsun. Uno studio sull'opera narrativa e sull'impegno politico del Premio Nobel norvegese" di Tarmo Kunnas (Settimo Sigillo, traduzione di Cristina Bardella) è uno splendido saggio denso di riflessioni per tutti coloro che amano lo scrittore norvegese ma è anche un ottimo punto di partenza per tutti coloro che non hanno mai letto nulla di Hamsun o si sono limitati semplicemente a "Fame".

Lascio un lungo estratto:

"Nonostante i soggiorni in America, Francia, Finlandia ed altri Paesi, egli acquisisce scarsamente uno spirito cosmopolita: l'idea forte della sua generazione è - malgrado tutto - il patriottismo. Ed è infatti con vivo entusiasmo che nel 1905 saluta l'indipendenza norvegese. Allora non desta stupore che il luogo d'azione dei romanzi hamsuniani sia di fatto sempre la Norvegia, e che i suoi personaggi siano il più delle volte norvegesi: aristocratici, contadini, pescatori, commercianti di una regione ben definita o riconoscibile. L'impegno patriottico nella letteratura norvegese è peraltro già terminato quando Hamsun si affaccia alla scrittura. Egli non ha più necessità di accanirsi in battaglie ideologiche, rendendo i romanzi distaccati dai problemi politici contemporanei. Ma è norvegese d'istinto: ed è questo che conferisce alla sua opera un carattere universale. Uno scrittore accede ad una visione al contempo globale e particolare quando le sue radici si nutrono di una tradizione sicura ed autentica. Attraverso le testimonianze di una tradizione culturale precisa ed originale, Hamsun riflette la vita e l'essere umano ad un livello realmente generale: è nel particolare che si cela l'universale. Come comprendere quindi lo stile lapidario, i dialoghi concisi e laconici, i silenzi, la comunicazione non verbale, se non evocando uomini e donne di un ambiente agricolo del circolo popolare? Il mondo di Hamsun si pone su due dimensioni opposte: il riflesso di una società e di una cultura organizzate, morali e puritane da un lato, un mondo anarchico e quasi primitivo dall'altro. E come comprendere la prima dimensione senza rapportarci al puritanesimo scandinavo, ma anche all'aspetto selvaggio, alla violenza e alla bohème della Scandinavia settentrionale di fine Ottocento? Che sarebbe dell'opera hamsuniana senza le notti di luce, l'alternanza drammatica delle stagioni, le aurore boreali del Nordland? Come capire la relativa assenza di ingiustizia sociale nei suoi scritti se non attraverso l'immersione in una tradizione non ancora devastata dalla esasperata industrializzazione mercantile? Tutto ciò si spiega con il fatto che tale opera consiste nel ritorno alla terra, all'arcaico, al primitivo nel senso più nobile del termine, ovvero a tutta quella maniera rurale di vivere non ancora contaminata dalla "modernità". Nella Norvegia sul finire del XIX secolo i valori della terra erano ancora preservati, cosa impossibile per i grandi centri dell'Europa occidentale dell'epoca. Il dato che Hamsun si senta "a casa" tra il polo e le persone più semplici rappresenta il segno della sua universalità; ed insieme il segno del suo essere norvegese, così come la provenienza da una tradizione egualitaria. L'opera dello scrittore è pure ritorno al mondo privo di coscienza sociale strutturata: è un'opera fedele ad un ambito geograficamente definito, per il quale legge, istituzioni sociali ed imposte non erano stabilite, ed egli è uno scrittore fedele alla dimensione mitica del paese dei file ottocenteschi. Resta il fatto che la visibilità maggiore negli scritti del Nostro sia dovuta alla ribellione nei confronti della tradizione norvegese: possiamo vedervi la rivolta di stampo nietzschiano contro i dogmi morali cristiani, ovvero contro il cristianesimo moralizzatore, severo, colmo di angoscia del luteranesimo di Norvegia. E possiamo anche discernere la descrizione specifica dei piccoli circoli intellettuali di un Paese nordico del tempo, dei loro conviti impregnati dai fumi dell'alcool. Per lo spirito aristocratico hamsuniano, all'egualitarismo nazionale occorre una ribellione; ma nella ribellione egli continua la tradizione norvegese riformandola. Allo stesso tempo, i suoi romanzi giovanili esprimono il coevo spirito artistico europeo, così presente nella pittura del compatriota e (quasi) coetaneo Edvard Munch: rottura con la tradizione, utilizzazione concettuale del sogno, del simbolo e dell'allucinazione, distacco dalle parole e dai colori nella loro funzione "naturale", descrizione della sfera enigmatica e misteriosa - surreale - dell'esistenza, la tendenza all'assurdo e alla melanconia fino all'angoscia. L'amore per il popolo norvegese, la natura della Norvegia stessa, lo spirito del Nordland prendono in Hamsun tonalità cromatiche diverse rispetto ai suoi predecessori: l'amore per la Patria è connaturato ad una dimensione critica, è una ribellione alla tradizione al fine di perpetuarla ed arricchirla." (pp. 47-48)

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